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Antonio DI GENNARO, il 'Bell'Antonio' o più semplicemente il 'DiGe': All'HELLAS dal 1981 conquisto subito la promozione in Serie A con mister BAGNOLI poi il tricolore ed il Mondiale in Argentina nell'86! 7 stagioni con la maglia scaligera, 182 presenze e 18 gol da geniale regista del gioco...

Antonio Di Gennaro
Data di nascita:5/10/1958
Luogo di nascita:Firenze (FI)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Centrocampista
Altezza:177 Cm
Peso:72 Kg
Posizione:

Carriera allenatore:

 SquadraStagioneSeriePartiteRuolo 
Milan2001 - Nov. 2001A-Allenatore 
Fiorentina2000 - 2001A-Vice all. 

Carriera da giocatore:

 SquadraStagioneSeriePartiteGoal 
Barletta1991 - 1992C1283 
Bari1990 - 1991A170 
Bari1989 - 1990A151 
Bari1988 - 1989B323 
Hellas Verona1987 - 1988A201 
Hellas Verona1986 - 1987A233 
Hellas Verona1985 - 1986A253 
Hellas Verona1984 - 1985A294 
Hellas Verona1983 - 1984A264 
Hellas Verona1982 - 1983A261 
Hellas Verona1981 - 1982B332 
Perugia1980 - 1981A243 
Fiorentina1979 - 1980A112 
Fiorentina1978 - 1979A213 
Fiorentina1977 - 1978A80 
Fiorentina1976 - 1977A40 
FiorentinaFino al 1976Giovanili-- 

Pareggio d'astuzia col TORINOTerra-Aria dal limite dritto nel sette!

News e curiosità:

Antonio DI GENNARO, per i tifosi scaligeri più semplicemente il DiGe o il Bell'Antonio, era il vero e proprio direttore d'orchestra di quelle trame di gioco efficacissime che portarono il VERONA in cima alla classifica del 'Campionato più Bello del Mondo'.
Ogni palla passava dai suoi piedi, ogni movimento di gioco regolato dalla sua testa, ogni schema suggerito dalle sue geometrie... Insomma DI GENNARO era un po' quello che oggi verrebbe detto l'allenatore in campo.

Nato è cresciuto a Firenze esordì appena 18enne con la FIORENTINA in Serie A e fin da subito dimostrò quanto il suo talento di playmaker a centrocampo fosse da tenere in considerazione ma in quegli anni calcava i campi con la maglia gigliata anche un altro 'mostro sacro' del calcio italiano ed internazionale, quel Giancarlo ANTOGNONI che fu tra i migliori interpreti di sempre nel ruolo di regista: Era chiaro che, per 'sbocciare' completamente, Antonio avrebbe dovuto emigrare in cerca di onori e gloria in un'altra squadra dove fosse possibile giocare stabilmente e crescere.
Così, dopo quattro stagioni (alla media di 11 presenze a stagione) e 5 gol in viola con apparizioni e convocazioni nelle nazionali giovainili, DI GENNARO fu ceduto al PERUGIA che in quegli anni disputava ottime stagioni nella massima serie di calcio italiana.
L'avventura del DiGe con i Grifoni si chiude però dopo una sola stagione al termine della quale la squadra biancorossa arriva al 15° posto e deve abbandonare la Serie A conquistata sei anni prima.

A 23 anni il giovane talento fiorentino ritrova frustrate ancora una volta le proprie aspirazioni ma il fato, che da una parte gli ha qppena tolto la Serie A, dall'altra gli concede la possibilità di ricominciare con una squadra nella quale arrivava proprio nella stagione 1981-1982 dal CESENA Osvaldo BAGNOLI: l'HELLAS VERONA!
Sotto la guida del tecnico milanese, la squadra gialloblù che solo un anno prima aveva rischiato la C1, vince il campionato cadetto e conquista la promozione in Serie A: Il Bell'Antonio è tra i protagonisti, gioca da 'faro del centrocampo' e contribuisce all'esaltante risultato finale con due gol.
Con gli scaligeri il regista avrà le più grandi soddisfazioni della sua carriera conquistando il campionato italiano e la Nazionale italiana con la quale disputò i Mondiali in Argentina nell'86, dopo 7 stagioni, 182 presenze e 18 gol l'addio e l'approdo al BARI a 30 anni.
Con i pugliesi ancora una promozione in Serie A nella stagione 1988-1989 ed il ruolo di playmaker della mediana per altre due stagioni nella massima serie di calcio italiana per poi terminare la carriera in C1 col BARLETTA...

Non particolarmente fortunata la sua carriera da allenatore: Nel 2000-2001 fa da secondo al tecnico Fatih TERIM alla FIORENTINA ma si dimette insieme al suo mentore dopo che la dirigenza viola esonera il capo coach.
Poco dopo i due si trasferiscono al MILAN e DI GENNARO esordisce in panchina in Europa con i rossoneri a causa della squalifica dell'allenatore turco: Porterà a casa due vittorie contro il BATE BORISOV ma a Novembre i due vennero di nuovo esonerati...

Attualmente è commentatore televisivo di partite di calcio per Sky; questa una delle pagine facebook a lui dedicate [Commenta in coda a questo post o sul Forum BONDOLA/=\SMARSA, contenuti liberamente riproducibili salvo l'obbligo di citare la fonte: BondolaSmarsa.BlogSpot.com]

Aneddoti&Altro da ricordare...
  • Hanno ucciso il VERONA! Il VERONA è morto! Così esordiva il 'DiGe' intervistato da De Pietro su Radio Verona: L'HELLAS arrivava dall'imbarazzante caduta interna contro il LEGNANO (che non aveva infierito oltre al 'Bentegodi' dopo un incredibile 3 a 0 facendosi recuperare due gol negli ultimi minuti) con SARRI in panchina che non sapeva più che pesci prendere ed il diesse GALLI che lo difendeva a spada tratta...
    Qui trovate l'intervista completa con l'ex direttore del centrocampo scaligero che se la prende un po' con tutti (ed un mio sfogo personale per delle parole che erano destinate a rimanere solo parole...)
  • Marzo 1988: Quelli sono forti... Molto forti! L'HELLAS aveva perso di misura al 'Binti' contro il WERDER BREMA (a quel tempo capoclassifica in Bundesliga) la partita di andata dei quarti di finale di Coppa UEFA e io ero andato a vedere un allenamento poco prima del ritorno che si sarebbe disuptato il 15 (1 a 1 in Germania, per gli scaligeri pareggiò VOLPECINA): Avrei dovuto compiere 17 anni a giorni e al 'DiGe' feci una domanda che mi uscì più come una preghiera 'Con i tedeschi ce la facciamo vero?'.
    Mi aspettavo una risposta secca e convinta ma nei pochi secondi in cui Antonio decise se 'condirmi' la realtà o prepararmi ad una grossa delusione con del sano realismo già intuii la risposta 'Non lo so... Quelli sono forti... Molto forti...'
    Me lo ricordo ancora che si allontana verso l'allenamento all'antistadio senza darmi possibilità di replica: Ci rimasi malissimo!
  • 28 Ottobre 1984: Prima convocazione azzurra! Dopo la vittoria sui viola in campionato, il 'Bell'Antonio' viene chiamato a vestire la maglia azzurra dal cittì Bearzot per l'amichevole che la Nazionale avrebbe disputato a Losanna contro la Svizzera sei giorni più tardi; finì 1 a 1 (per l'ITALIA segnò CABRINI) ed il 'play' diresse le operazioni per tutta la gara...

Antonio Di Gennaro
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Antonio Di Gennaro (Firenze, 5 ottobre 1958) è un ex calciatore e commentatore televisivo italiano, opinionista televisivo per Sky Sport.

Preben Elkjær Larsen (Copenaghen, 11 settembre 1957) è un ex calciatore danese, di ruolo attaccante.
Ha sfiorato la vittoria del pallone d'oro nel 1985 arrivando secondo dietro al solo Michel Platini, e l'anno prima, nel 1984, arrivò terzo dietro al duo francese Platini-Tigana.

Carriera
- Gli esordi
Centrocampista con caratteristiche da regista, esordì a 18 anni con la Fiorentina, squadra nella quale militò dal 1976 al 1980: fra i viola Di Gennaro era anche "chiuso" da Giancarlo Antognoni, che gli impediva di fatto di giocare e quindi rimase spesso in panchina [1]. Durante il periodo fiorentino, Di Gennaro raccoglie le prime convocazioni in Nazionale per le selezioni Under-21 e Olimpica[senza fonte], senza però mai scendere in campo (aveva collezionato 12 presenze con la Nazionale Juniores).[senza fonte] Fu ceduto al Perugia. In Umbria restò una sola stagione, l'anno 1980-1981, che si concluse con la retrocessione del Perugia.

- Gli anni a Verona
L'anno successivo passò all'Hellas Verona, squadra nella quale militò dal 1981 al 1988. Sulla panchina scaligera, quell'anno, era arrivato Osvaldo Bagnoli, che portò la squadra in Serie A ed ebbe un importante influsso sulla maturazione del giocatore[2]. Dopo lo scudetto conquistato dai veneti nel 1984-1985, Di Gennaro fu convocato in Nazionale per la partita di Losanna contro la Svizzera. Quella per il match contro gli elvetici fu la prima di quindici convocazioni, che videro il centrocampista toscano segnare quattro gol. In azzurro fu convocato per i Mondiali in Messico del 1986.

- Gli anni a Bari
Nel 1988 l'Hellas cedette, anche per problemi finanziari, quella che i tifosi consideravano una bandiera[1] e così Di Gennaro passò al Bari, restandovi fino al 1991 e diventando capitano della squadra biancorossa. A fine carriera, nel 1991-1992, giocò una stagione nel Barletta.

Dopo il ritiro
Nel 2000-2001 diventò secondo allenatore della Fiorentina di Therim, ma viene licenziato durante la stagione 2000-2001, dopo la crisi che portò alle dimissioni di Fatih Terim. Successivamente è diventato un commentatore televisivo per SKY Sport, spesso al fianco di Maurizio Compagnoni.

Palmarès
- Club
Campionato italiano di Serie B: 1 Verona: 1981-1982
Campionato italiano: 1 Verona: 1984-1985

Antonio Di Gennaro
From Wikipedia, the free encyclopedia
Antonio di Gennaro (born 5 October 1958 in Florence) is a former Italian footballer.[1]
During his career, the midfielder played for Fiorentina (1976–80), Perugia (1980–81), Hellas Verona (1981–88) and Bari (1988–91).[1] Whilst at Verona he was a member of the side that won the Serie A title in 1984-85.[2]
Di Gennaro earned 15 caps and scored 4 goals for the Italy national football team between 1984 and 1986,[1] including playing in all four Italian matches at the 1986 FIFA World Cup.[3] He made his international debut on 3 November 1984, and all 15 of his caps were won whilst he was playing his club football with Verona

FONTE: Wikipedia.org


Roma-Palermo: Compagnoni-Di Gennaro per Sky
VIDEONEWS
04-11-2012 17:08:49
La telecronaca di Roma-Palermo, posticipo dell'undicesima giornata del campionato di Serie ATim 2012/2013 è stata affidata per Sky a Maurizio Compagnoni affiancato da Antonio Di Gennaro che curerà il commento tecnico. A bordocampo e per le interviste Paolo Assogna e Angelo Mangiante Secondo flusso audio: Alessandro Spartà (telecronaca Roma). L'incontro andrà in onda su SKY Sport 1 HD, SKY Calcio 1 HD e SKY SuperCalcio HD (canale 201-251-205).
alr

FONTE: StadioNews.it


Antonio Di Gennaro, un regista d'eccezione per gli ultimi 90' del film della serie A
L'ex centrocampista della Nazionale, oggi opinionista Sky, intervistato da Barlettalife

LUCA GUERRA
Domenica 13 Maggio 2012 ore 11.38
Ex calciatore dai piedi sopraffini, oggi opinionista televisivo per l'emittente televisiva Sky Sport. Molti tifosi pugliesi lo ricordano a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 con le maglie biancorosse di Bari e Barletta. Proprio al "Cosimo Puttilli", nell'1-1 contro il Perugia, realizzò l'ultima rete da professionista il 31 maggio 1992, valevole per la salvezza, prima di dare l'addio al calcio giocato. Nella sua carriera Verona, Fiorentina e Nazionale A. E' l'identikit di Antonio Di Gennaro: protagonista tra i relatori del recente convegno "Nuove Frontiere-Oltre i contenuti sportivi", con noi di Barlettalife.it l'ex centrocampista della Fiorentina, toscano di nascita ma pugliese d'adozione (ha famiglia a Bari, dove è anche socio di due scuole calcio), ha parlato con noi di diversi temi, dal calcioscommesse agli Europei, passando per l'ultimo turno di campionato, in programma tra il pomeriggio e la serata di oggi con tanti pronostici aperti:

Antonio Di Gennaro, come ha trovato la piazza e l'ambiente di Barletta al ritorno dopo diversi anni?
«Dal punto di vista sportivo, Barletta è una città di grande tradizione sportiva e calcistica. Della stagione calcistica vissuta qui ho un bellissimo ricordo: avevamo una squadra giovane, molto motivata, ci salvammo contro il Perugia grazie a un mio gol. Purtroppo non ho vissuto molto la città nel 1991/1992 perchè ero a Bari: quest'anno sapevo che la dirigenza aveva allestito una squadra dall'elevato potenziale, e so anche che non è andata benissimo, però spero che il Barletta arrivi al traguardo dei playoff, magari attraverso l'esito positivo del ricorso al Tnas. Lo auguro alla piazza, che per me potrebbe fare un'egregia serie B».

Lei ha citato il ricorso al Tnas: parliamo di giustizia sportiva. E' fresca la pioggia di deferimenti stabiliti dal Procuratore della Figc Stefano Palazzi nei confronti di 61 tesserati e 22 società sportive. Che idea ha? In che fase siamo del processo di "pulizia"?
«Ci stanno lavorando ben tre procure, quindi è facile immaginare che sotto ci sia qualcosa di veramente grosso. Anche il Procuratore Di Martino all'epoca ventilò l'ipotesi di un'amnistia. E' sicuramente uno scandalo importante, quello che è successo è veramente ampio e bisogna procedere giocoforza per tronconi: la giustizia dovrà fare il suo corso e punire in maniera pesante chi ha sbagliato. Chi ama il calcio pulito come me e come tanti spera ovviamente che le sanzioni siano esemplari, con squalifiche pesanti e che diano l'esempio, fatte con un certo criterio».

Si discute tanto delle modalità di attribuzione delle varie penalizzazioni: per lei sarebbe più grave lo slittamento di playout e playoff in B e Lega Pro, o l'avere ingenti penalizzazioni e probabilmente campionati falsati nella prossima stagione?
«Questo lo possono valutare correttamente solo gli organi preposti. E' normale che quest'anno i campionati, per le varie problematiche anche climatiche, hanno già subito modifiche importanti di calendario, e bisogna anche ricordarsi che gli Europei sono molto vicini, con date che non devono accavallarsi. Ripeto, saranno gli organi preposti a deciderlo; l'essenziale è che si puniscano i colpevoli».

Lei conosce bene la realtà calcistica barese: quanto è rimasto scosso da cosa è successo al Bari?
«Per me è stato un fulmine a ciel sereno, non vivo la società ma vivo il calcio barese da tifoso. Sono rimasto sconvolto soprattutto dal fatto che tanti sapevano, ma nessuno ha denunciato».

Parliamo di serie A: lo scudetto è andato alla Juventus. Lei era a Trieste per commentare la sfida tra il Cagliari e i bianconeri. Per lei ha vinto la squadra più forte o quella che l'ha più meritato?
«Credo entrambe: i bianconeri hanno chiuso imbattuti, esprimendo un calcio piacevole, moderno, creando una mentalità nuova, capaci sempre di cambiare modulo e imporre i propri schemi. Conte l'avevo conosciuto a Bari e sapevo quali fossero le sue potenzialità. Credevo fosse un predestinato: ha dimostrato grande carattere in una piazza complicata. Il Milan a livello di rosa era certamente più forte, ma ha pagato i tanti infortuni e poco cinismo contro le grandi: certo poi dobbiamo valutare anche le polemiche, le sviste ci sono sempre, quella sul "famoso" gol di Muntari è stata sicuramente grave, ma non credo assolutamente abbia deciso il campionato. Sarebbe qualunquista pensare il contrario».

Delusione e sorpresa del torneo.
«Mi hanno deluso tanto Fiorentina e Genoa, mentre mi ha stupito tanto l'Atalanta: i bergamaschi hanno giocato un torneo straordinario, con un cammino quasi da Champions».

I due pronostici aperti questa sera riguardano salvezza e terza piazza, valida per la Champions League. Secondo lei come andrà a finire?
«Penso che per il terzo posto l'Udinese abbia un gran vantaggio, ossia gli basta un pareggio e gioca a Catania, anche se gli etnei vorranno coronare un campionato splendido con un successo. Con Guidolin ho giocato a Verona e glielo auguro dal punto di vista affettivo: credo che i friulani abbiano un 70% di chance di conquistare il terzo posto. Per quanto riguarda la salvezza, credo che il Lecce abbia ormai poche speranze, considerando che al Genoa basta un pari contro il Palermo».

Chiudiamo con uno sguardo agli Europei: l'Italia sta lentamente ritrovando Cassano, ha perso Giuseppe Rossi e deve gestire il caso-Balotelli. Che peso hanno questi fattori a meno di un mese dall'esordio ufficiale?
«Credo molto nel lavoro di Prandelli: il Ct valuta il lavoro sui campi, lavora bene e puntigliosamente, capisce tanto di tattica calcistica e credo davvero che l'Italia potrà fare un ottimo Europeo. C'è poi un fattore di "cabala" (ride, ndr): quando avviene qualche scandalo in Italia, la Nazionale offre grandi prove, vedi Germania 2006. Per quanto concerne i calciatori, Cassano mi sembra stia davvero bene, Giuseppe Rossi ha subito davvero due brutti colpi, una ricaduta che potrebbe essere davvero pesante per il futuro, Balotelli è un fenomeno ma è difficile da gestire, e credo che per questo Cesare ci penserà bene prima di gettarlo nella mischia. Credo comunque che possiamo arrivare in fondo alla competizione».
(Twitter: @GuerraLuca88)

FONTE: BarlettaLife.it


GLI EX
Di Gennaro l'ex: "Al Milan una fantastica esperienza, contro il Bate ottenni due vittorie"
02.11.2011 12:30 di Stefano Maraviglia
Pochi lo ricordano, ma Antonio Di Gennaro è un ex rossonero. L'attuale commentatore di Sky, vanta anche due panchine europee con il Milan, in occasione della squalifica scontata da Terim (all'ora tecnico del Diavolo). Le due gare internazionali che videro Di Gennaro cimentarsi da allenatore, furono proprio contro il Bate Borisov in Coppa Uefa, stagione 2001. "Quella al Milan fu una bella esperienza, durò poco, ma ho avuto l'onore di far parte di una delle società più grandi, importanti e organizzate del mondo. In panchina contro il Bate finì bene, 2-0 in trasferta, e 4-0 sempre a nostro favore in casa".

FONTE: MilanNews.it


"ZIBALDONE"
I 53 ANNI DI ANTONIO DI GENNARO, UN "PROPHETA"... LONTANO DA FIRENZE
05.10.2011 00.35 di Stefano Borgi per firenzeviola.it
Auguri ad Antonio Di Gennaro per i suoi primi 53 anni. "Dige" (questo il nomignolo affettuoso che si porta dietro fin da ragazzo) nasce a Firenze il 5 ottobre del 1958, zona Soffiano, a due passi dalla Cattolica Virtus. Ci piace immaginare che l'Antonio bambino abbia respirato l'aria, il fascino, la magia della società di San Michele, dalla quale sono usciti campioni del mondo del calibro di Paolo Rossi (ma anche Andrea Barzagli), e ne abbia tratto giovamento. "Nemo propheta in patria" dicevano i latini, e la storia di Antonio ne è la conferma. "Dige" viene scoperto da quell'immenso talent-scout di Egisto Pandolfini, cresce nelle giovanili viola, ed annusa la prima squadra sul finire del campionato '76-'77.

E' il 10 aprile 1977, al "Comunale" si gioca Fiorentina-Juventus per la 24° giornata di un torneo dominato dalle torinesi (lo vincerà proprio la Juve con il punteggio record di 51 punti, davanti al Torino con 50) con la Fiorentina buona terza. Quella domenica Giancarlo Antognoni è squalificato, ed il destino scrive il primo incrocio tra Di Gennaro ed il "capitano": gioca Antonio dall'inizio, e sarà il suo esordio in serie A. La partita è senza storia, vince la Juve per 3-1, e "Dige" farà fatica a farsi largo tra i vari Benetti, Causio, Tardelli... Ma ormai il ghiaccio è rotto, siamo di fronte al primo atto di una carriera luminosa. Purtroppo, come capiterà a parecchi altri (da qui il riferimento al... "nemo propheta in patria") i successi ed un posto da titolare arriveranno lontano da Firenze.

Quell'anno Di Gennaro totalizzerà 4 presenze, l'anno dopo ('77-'78, quello della quasi retrocessione) i gettoni saranno 8. Nella stagione '79-'79 arriva la consacrazione con 21 presenze e 3 reti. Le prime due arrivano in coppia, l'8 ottobre 1978, rifilate al Napoli alla 2° giornata di campionato, per un 2-1 firmato Di Gennaro con il gol vincente siglato a 4 minuti dalla fine. Il terzo gol (ironia della sorte) Antonio lo realizzerà al Verona, il 19 novembre 1978, proprio la squadra che rappresenterà il punto più alto della sua carriera. Firenze e la Fiorentina, però, cominciano a stargli strette. Il ragazzo ha talento, fisico, gran tiro da fuori area, classe e geometrie, tutte doti che possiede anche Giancarlo Antognoni (ubi maior...).

In realtà, Antonio sarebbe più regista di Giancarlo, i due sarebbero anche compatibili... "dige" un numero 8, il "capitano" un 10 in piena regola. Ma tant'è, l'anno dopo Di Gennaro gioca poco, appena 11 partite con 2 gol, e la decisione è presa: per lui a Firenze non c'è più posto. La stagione '80-'81 va al Perugia e retrocede. Quindi la destinazione Verona (in B), dove trova Osvaldo Bagnoli, e subito al primo colpo conquista la serie A. Da lì inizia una cavalcata personale e di squadra senza precedenti: lo scudetto del 1985 è la perla, ma anche la convocazione nella nazionale di Bearzot, e la maglia numero 14 (come Rivera, come Crujiff, come Tardelli) da titolare ai mondiali di Mexico '86. Con gli azzurri collezionerà 15 gettoni e 4 gol. Poi l'inevitabile declino: nell'88' il trasferimento a Bari dove resterà tre stagioni, quindi la chiusura al Barletta nella stagione '91-'92. Intraprende la carriera di allenatore e nella stagione 2000-2001 sarà il vice di Fatih Terim sulla panchina viola, ma anche in quel caso, nonostante le buone premesse, non riuscirà ad essere "propheta in patria". Causa i dissapori con Vittorio Cecchi Gori, infatti, Terim e tutto il suo staff (compreso Di Gennaro) si dimisero nel febbraio 2001. Attualmente Antonio Di Gennaro è uno dei commentatori di punta dell'emittente satellitare Sky, ed opinionista di Lady Radio.

In chiusura, un ritorno al nostro titolo "un propheta lontano da Firenze". Il caso di Antonio non è certo isolato, è piuttosto uno dei tanti "emigranti di successo" che si sono registrati nel mondo del calcio. Citavamo in apertura la Cattolica Virtus ed i casi di Paolo Rossi (certamente il più eclatante, vista la straordinaria carriera di "pablito") e di Andrea Barzagli (comunque campione del mondo con l'Italia a Germania 2006). Potremmo aggiungere Francesco Flachi, grande promessa a metà anni '90 con Ranieri allenatore, definitivamente esploso a Genova sponda blucerchiata. Lorenzo Stovini, originario di Scandicci, protagonista di una buona carriera (gioca ancora, nell'Empoli in serie B) ma anch'esso lontano da Firenze. Ed il più recente, Emiliano Viviano esploso a Bologna, adesso sospeso tra Inter e Genoa. Dispiace, in un mondo dove le bandiere non esistono più, dove il calcio business ha preso ormai il sopravvento, che i talenti cresciuti sotto casa vadano a fare fortuna altrove, lasciando un amaro retrogusto di nostalgia e rimpianto. Molti di loro (quasi tutti) a fine carriera tornano ad abitare a Firenze, mettono su famiglia a Firenze, invecchieranno a Firenze. E poi, come dice la canzone? "La porti un bacione a Firenze, chell'è la mì città, l'è tanto che 'un ci vò..."

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


20/3/2011 h.15:09
SKY, NAPOLI-CAGLIARI ALLA COPPIA COMPAGNONI - DI GENNARO
Questi i telecronisti Sky per il posticipo della 30esima giornata di Serie A, in programma questa sera al San Paolo tra Napoli e Cagliari:
Sky Sport 1 e Sport 1 HD, SKY Calcio 1 e SKY Calcio 1 HD (canale 201-251)
telecronaca Maurizio Compagnoni - commento Antonio Di Gennaro
bordo campo Matteo Petrucci e Massimo Ugolini
Secondo flusso audio: Carlo Alvino (telecronaca Napoli)
(vin. mug)

FONTE: PianetaNapoli.it


La STORIA del BARI - Antonio Di Gennaro, dal 1988 alla corte di Gaetano Salvemini restò a Bari per 3 anni
pubblicata da A.S. Bari Calcio a cura di Giò Ametrano il giorno Martedì 8 febbraio 2011 alle ore 14.30 ·


In questa foto Antonio Di Gennaro scambia il gagliardetto con Diego Maradona
Quando la carriera di un calciatore tocca l’apice durante la sua militanza nella nostra squadra del cuore, ci risulta inevitabile avere un ricordo più profondo delle sue gesta nel nostro cuore.
Ci sono, come al solito, delle eccezioni e una di queste è legata al nome di Antonio Di Gennaro che ha indossato i colori biancorossi per soli tre anni e che,attualmente, è facile incontrare per le vie di Bari ma, è molto più semplice vederlo e sentirlo in tv o per radio. Infatti Antonio svolge numerose attività ma quella che gli dà maggiore visibilità ovviamente è quella di opinionista per importanti emittenti televisive.

Di Gennaro arrivò a Bari nel 1988 alla corte di Gaetano Salvemini che nel dopo Catuzzi, rappresentava la vera sfida per la nostra terra: riportare il Bari in serie A con alla guida un allenatore pugliese e per la precisione, molfettese. Ma come ho accennato prima, non fu a Bari che Antonio raggiunse l’apice della carriera pur collezionando 64 presenze, bensì nei suoi anni trascorsi con l’Hellas Verona dove nell’agosto del 1981 con in panchina un giovane allenatore di nome Osvaldo Bagnoli, si costiuì quel gruppo di giocatori che aprì uno storico ciclo di successi.

Antonio Di Gennaro è nato a Firenze il 5 ottobre del 1958 e i suoi primi passi, nel mondo del calcio, li fece
nel quartiere Poggetto di Firenze dove il suo massimo divertimento era quello di scartare e driblare i
frati cappuccini.
Fin da piccolo le sue doti naturali di inarrestabile trottolino, irridevano gli avversari compreso i poveri frati che in tutti i modi cercavano , non riuscendoci, di strappargli la palla dai piedi.
E fin dal suo esordio, avvenuto a 18 anni nella massima serie con la adorata maglia della Fiorentina, palesò da subito la precoce maturità e l’innata autorità che mostrava in ogni situazione di gioco. La sua maglia portava il numero dieci che rispecchiava a pieno quello che era il suo ruolo di centrocampista e cioè il calciatore che vedi nella propria area a difendere e qualche minuto dopo nell’area avversaria ad attaccare. Si sà che il centrocampista è il ruolo di chi macina continuamente chilometri, di chi sà interdire con forza e di chi sà allo stesso tempo impostare con grande scelta di tempo le azioni di gioco lanciando a rete i suoi compagni.
Di chi sà, inoltre, battere a rete con precisione e potenza.
Antonio Di Gennaro incarnava queste caratteristiche, era un calciatore moderno ed era un trascinatore, aveva classe, intelligenza tattica e piedi buoni. Molti osservatori ritenevano che i piedi di Di Gennaro eseguivano esattamente quello che il suo cervello desiderava cosicchè ogni suo lancio, ogni suo affondo, sortiva i giusti effetti.

Durante il periodo trascorso alla Fiorentina trovò un grande ” ostacolo” e cioè Giancarlo Antognoni che avendo lo stesso ruolo, rendeva incompatibile la loro coesistenza durante le fasi di gioco e così nell’estate dell’ 81, decise di accettare l’invito dell’Hellas Verona che pur non venendo da una stagione esaltante, aveva un progetto serio che portò a termine conquistando da subito la massima serie. Bagnoli che era l’allenatore di quel fantastico gruppo, fu il tecnico che da maestro sapiente quale era, modellò il modo di giocare di Antonio eliminando gli inutili ghirigori per trasformarlo in un centrocampista pratico e completo. Quel gruppo crebbe così tanto insieme al nostro Antonio che nella stagione 84-85 vinse lo scudetto e Bearzot premiò il numero dieci convocandolo in nazionale per l’incontro amichevole a Losanna contro la Svizzera. La prestazione del giocatore convinse il commissario tecnico che di lì a poco gli affidò la cabina di regia. In campionato quell’anno si meritò il premio di migliore centrocampista, non solo per le sue doti tecniche ma anche per il suo carattere irriverente ed istrionico che lo portava a fare scherzi ai compagni i quali si compattavano sempre più.


I mondiali in Messico del 1986 si ricordano non tanto per le prestazioni della nostra rappresentativa nazionale quanto per la consacrazione di Maradona ma, Di Gennaro, prendendone parte, porta con sè questa importante esperienza sportiva e di vita.
E’ stato una bandiera per i tifosi dell’Hellas ma poi giunse a Bari in qualità di giocatore esperto, come colui che con la sua classe sopraffina di regista dalla bordata imprevedibile, doveva apportare in campo quella qualità che serve per unire e lanciare un gruppo formatosi per conquistare il paradiso del calcio italiano. Infatti quell’anno, tempestato di infortuni, uno su tutti quello di Carletto Perrone, Mister Salvemini a 46 anni riuscì a fare da cuscinetto tra la squadra e le pressioni che arrivavano dalla tifoseria smaniosa di calcare gli spalti della massima serie. Salvemini con tanta pazienza e contando su giocatori di grande equilibrio come Di Gennaro e su altri di grande genialità ma di spiccata sregolatezza come Maiellaro, portò la squadra in serie A.

Antonio Di Gennaro ha trascorso, come egli stesso afferma, tre anni bellissimi a Bari e a questa città , dove ha conosciuto sua moglie e dove sono nati due dei tre figli, è molto legato senza ovviamente trascurare Firenze, sua città natale.
Infatti è facile incontrarlo e sentirlo nelle varie trasmissioni sportive anche a carattere regionale nelle quali, personalmente, ho modo di apprezzare il suo fare opinione: sobrio, elegante ma pratico. Un pò come era in campo ed è in questo contesto che lo ricordo meglio, con la sua fascia di capitano esperto e conoscitore dei segreti del calcio. Segreti che non disdegna mai di tramandare alle nuove generazioni dispensando consigli e predicando un calcio sportivo e disciplinato.

L’ultima volta che mi è capitato di incontrarlo è stato all’inizio della stagione invernale in corso nello studio di Vincenzo, un caro amico fisioterapista al quale mi ero rivolto per farmi curare un problema muscolare in vista di una maratona.
Antonio accompagnava un atleta ed in sala d’attesa non potevo non ascoltare i consigli che dava a quel giovane amico e soprattutto quanta serenità trasmetteva a chi in quel momento pensava di dover accantonare l’idea di diventare qualcuno nel mondo del calcio.
Mi feci piacevolmente contagiare e quando arrivò il mio turno, entrai fiducioso nella stanza del mio amico Vincenzo che appena ebbe modo di vedere in che condizioni era la mia gamba sinistra rispetto alla destra e sapendo che il mio obiettivo era una maratona, mi persuase dall’affrontare da subito quell’esperienza e mi dirottò verso un recupero più lungo della mia condizione fisica.
Vincenzo, da ottimo professionista, mi fece, per un momento, accantonare i miei sogni chilometrici riportandomi alla realtà di un ginocchio malconcio che aveva fatto lavorare male i muscoli i quali avevano subito uno regressione ma poi, quando terminò la visita e tornai mestamente in sala d’attesa per riprendermi gli effetti personali, incrociai lo sguardo di Antonio Di Gennaro e mi ritornarono alla mente le sue parole dette qualche minuto prima a quel giovane ragazzo: “non mollare, dipende da te, mente e cuore”!
La mia prima maratona sarà il 27 febbraio 2011.
a cura di Daniele Lastilla

FONTE: Facebook.com


Di Gennaro piange Bearzot: "Era un padre per tutti noi"
L'ex ct, mancato oggi a 83 anni, fece esordire la bandiera dell'Hellas con gli azzurri nel 1984

di Gabriele Vattolo - 21 dicembre 2010
Il "Vecio" se n'è andato. E con lui uno dei migliori allenatori della storia del calcio. Capace di portare l'Italia sul tetto del mondo nel 1982. Fu proprio grazie a Enzo Bearzot che Antonio Di Gennaro, ex bandiera dell'Hellas, esordì in Nazionale contro la Svizzera nel 1984. A Losanna. "Provo una grande amarezza - ricorda il "Dige" - era una persona stupenda. Fu proprio lui a credere in me, facendomi realizzare il sogno di esordire in Nazionale". L'ex ct, in un periodo di "stanca" del calcio italiano, decise infatti di puntare proprio su Di Gennaro, che, con il suo estro, si avviava a conquistare il primo scudetto della storia dell'Hellas. "Fu un periodo indimenticabile, in cui mi tolsi enormi soddisfazioni - ricorda l'ex centrocampista - fino ad arrivare al Mondiale del 1986 in Argentina. Bearzot era un padre per tutti noi. Puntava tutto sul gruppo. E non si può dire che i risultati non gli abbiano dato ragione".

Era arrivata la rivoluzione del "calcio totale". Tattiche e schemi riempivano i taccuini degli allenatori. Il Vecio, invece, aveva un'opinione molto semplice e diretta su come disporre la squadra sul campo."Le Nazionali di Bearzot sono state le più belle della storia - commenta Di Gennaro - lui a livello tattico sapeva far giocare tutti nel proprio ruolo, motivando i giocatori a dare il massimo. Un allenatore vecchio stampo. Una persona straordinaria, che faceva della lealtà una ragione di vita".

Un Mondiale, poi, è un serbatoio di ricordi inestinguibile. Ma al Dige il primo episodio che viene in mente dell'avventura di Argentina '86 si colloca poco prima degli ottavi di finale contro la Francia: "Sapevo di essere in dubbio per la partita. Bearzot aveva paura dei lampi di genio di Platini. Quindi decise di inserire Beppe Baresi per marcarlo a uomo, e io rimasi fuori. Negli spogliatoi il ct venne a parlarmi, e si vedeva che era dispiaciuto per la scelta. Dopo due anni in cui giocai sempre da titolare. Con le sue parole, però, mi fece comprendere che lo faceva per il bene della squadra. In quel momento ho scoperto un uomo straordinario".

FONTE: VeronaSera.it


17.04.2010
Il Verona scava il solco. Di Gennaro in azzurro, Garella lo meriterebbe
PARI A ROMA, BATTUTA LA FIORENTINA. Per la prima volta due punti di vantaggio sulla seconda. Garellik strega l’Olimpico. Fontolan (con la complicità di Moz) e il Nanu stendono i viola. E a fine partita arriva anche la convocazione per Totò
Antonio Di Gennaro: al termine della partita con la Fiorentina arriverà la chiamata del Ct Enzo Bearzot

4ª PUNTATA. Un colore, un destino: azzurro. Azzurro come l'accappatoio col quale Di Gennaro si asciuga negli spogliatoi al termine di Verona-Fiorentina, azzurro come la maglia che indosserà sei giorni dopo a Losanna. Il 28 ottobre 1984, al termine della partita vinta con la Viola, arriva infatti la chiamata di Bearzot per l'amichevole con la Svizzera: dopo Pierino Fanna, dunque, anche Totò giocherà in Nazionale (finirà 1-1, per l'Italia gol di Cabrini).
Non ci fosse la ressa di candidati per la maglia numero 1, chissà, il Ct azzurro avrebbe convocato anche Garella. L'avesse visto all'opera la domenica precedente all'Olimpico non avrebbe avuto dubbi: quel giorno la Roma avrebbe potuto tirare in porta per tre ore ma con un Garellik così non avrebbe fatto breccia. È proprio dalla partita contro Falcao & C., sesta giornata, che riparte la cavalcata verso lo scudetto.

LA RIVINCITA. Da Roma se n'era andato lasciando il ricordo delle «garellate»: così erano definite le sue parate, a volte un po' goffe, e le sue papere. Giocava nella Lazio, allora, e i tifosi giallorossi lo deridevano. Ma quel giorno all'Olimpico, Claudione si prende la rivincita: in area piovono cross per Pruzzo e Iorio, Cerezo ci prova da fuori, Garella ha però deciso che il Verona uscirà imbattuto dall'Olimpico. È lui l'eroe della partita con un repertorio straordinario di parate e uscite. Ma come, e le «garellate»? È finito il tempo, signori, pensa Claudio quando esce dal campo felice. E lo penserà ancora di più quando diventerà due volte campione d'Italia: la prima con il Verona, la seconda con il Napoli. E tutto sommato, se finisce 0-0, la Roma può dirsi fortunata: l'Hellas si difende, ma l'occasione più nitida della partita capita a Briegel che si presenta tutto solo davanti a Tancredi. Gran botta in diagonale e palla fuori di un soffio. Peccato.

RIGORE? Non solo: nella ripresa il Verona protesta per un atterramento in area di Elkjaer da parte di Bonetti, l'arbitro Mattei lascia correre. Ma va bene anche così. Intanto cade la Samp (a Udine) e l'immediata inseguitrice del Verona, che sale a 10 punti, diventa il Toro vittorioso in casa sulla Lazio. A 8 punti, con la Doria, ci sono Milan, Fiorentina e Inter.

FONTOLAN. Sette giorni dopo il Verona ospita la Fiorentina di Socrates, il brasiliano che sembrava dovesse approdare proprio alla corte di Bagnoli. Basta un tempo ai gialloblù per intascare altri due punti e l'unico rammarico resta il tocco finale di Moz, al 25' del primo tempo, che toglie la soddisfazione a Fontolan di segnare il suo primo gol nella stagione dello scudetto. Peccato, perché Silvanone gioca la sua partita capolavoro: mette la museruola a Paolo Monelli e Claudio Pellegrini e, mentre Galderisi e Elkjaer portano a spasso Moz e Gentile, sale lassù a incornare. Il pallone è diretto verso la porta, Moz ci mette lo stinco e alla fine per gli almanacchi è autorete, diversamente da come sarebbe oggi. Negli spogliatoi Fontolan si diverte un mondo a sentirsi goleador: «Sì, è autorete, ma che c'entra? Non è che non lo voglia 'sto gol, ma insomma... se me lo date bene, altrimenti sarà per la prossima. Emozionato? Ma va là. E poi se non ci sono sul tabellone non ha importanza: c'ero già finito nello scorso campionato, ance se per un'autorete...».
Anche il Nanu ci va di testa e raddoppia al 40', ma il gol in questo caso è frutto di un guizzo e di un tuffo di quelli che solo Galderisi sapeva osare. Nella ripresa, all'11', la Fiorentina di De Sisti dimezza lo svantaggio con Pecci ma per far tremare questo Verona ci vuole ben altro.
allungo. La stessa domenica si giocano il derby di Milano e Sampdoria-Torino: i rossoneri rispondono con Di Bartolomei e Hateley al vantaggio di Altobelli, a Marassi Francis pareggia in extremis con il Toro. Finisce 2-2, un punto a testa: il Verona, che ne intasca due, scava il primo solco: Hellas 12, Torino e Milan 10, Sampdoria 9, Fiorentina, Juve e Inter 8. Poi c'è la sosta per Svizzera-Italia. Arrivederci all'11 novembre a Cremona .

FONTE: LArena.it


Amichevole
Losanna, sabato 3 novembre 1984 ore 19.30
SVIZZERA-ITALIA 1-1
MARCATORI: Cabrini 7, Bregy 43

SVIZZERA: Engel, Rietmann, Schaellibaum, Herman, Geiger, Wehrli, Bregy, Decastel, Sutter (Matthey 62), Ponte (Koller 87), Zwicker (Braschler 70)
Allenatore: Wolfisberg

ITALIA: Tancredi, Bergomi, Cabrini, Bagni, Vierchowod, Scirea, Conti B. (Dossena G. 62), Sabato (Righetti 77), Rossi P., Di Gennaro, Altobelli
Allenatore: Bearzot Enzo

ARBITRO: Evangelista (Canada)

FONTE: Italia1910.com


BEARZOT ASPETTA IL SUO MIRACOLO DA DI GENNARO
LOSANNA - "Il calcio è un problema ottico", dice Dossena, "e poi bisogna dare a tutti la possibilità di sbagliare".
Lei crede di aver sbagliato? "Lo credono gli altri, non io". Tempi duri per la maglia numero dieci. Alla ricerca di un leader, di un regista per una squadra ancora sperimentale, Bearzot fa un altro sacrificio. Per far posto a Di Gennaro, novità di questa trasferta svizzera, esce probabilmente Dossena. Poco più di un anno fa, Dossena era considerato l' uomo nuovo della Nazionale. Ecco lì il calciatore intelligente e craxiano, nato vicino a San Siro ma dal cuore granata. Domani andrà in panchina: è amaro, tranquillo: "Non si matura solo con gli applausi, ma anche con i fischi. Io dico solo che non c' è conflitto tra me e Di Gennaro: ho giocato anche a fianco di Antognoni".

Il riferimento ad Antognoni non è casuale. Nessuno come lui ha sofferto critiche e fischi. Amato-odiato perfino nella sua città, Antognoni è stata la prima vittima del dopo-Mundial. Forse ora tocca a Dossena, che ha più anni davanti, e una personalità molto diversa. In tempi di rinnovamento, questo è un segno. Bearzot ha dimostrato scarsa voglia di conservare: ha provato Righetti, poi l' ha messo da parte. Ha escluso Tardelli, ma adesso non vede l' ora che torni. E altri ancora sono passati, senza che poi ne sia rimasta qualche traccia significativa. "Il fatto è questo - dice l' allenatore azzurro - Di Gennaro ha bisogno di due forti cursori ai lati. Nel Verona ci sono Briegel e Volpati. E l' anno scorso nella posizione del tedesco giocava Sacchetti".

Ecco allora la soluzione Sabato, una scelta praticamente obbligata e sicuramente non definitiva. Dossena non potrebbe convivere con Di Gennaro, Bearzot non ha voglia di creare conflitti in un gruppo ancora tutto da fare. Sabato, siciliano figlio di emigranti, ha giocato tre partite non intere in nazionale. Tre partite facili (Turchia, Canada, Stati Uniti) sicuramente diverse da quella di domani sera contro la Svizzera. Ricordando la sconfitta di Roma (uno a zero nella festa del dopo-Mundial) non si può certo pensare a novanta minuti di fair play. Gli svizzeri hanno sconfitto recentemente Norgegia (ad Oslo) e Danimarca nelle eliminatorie per il Messico: difficile pronosticare un loro scarso impegno contro la maglia Mundial. Fino ad oggi i campeones non hanno mai trovato una squadra arresa in partenza. Meglio così, meglio per Sabato e Di Gennaro.

Dice Sabato: "La nuova soluzione mi appare migliore. Più equilibrato un centrocampo Bagni-Sabato-Di Gennaro. Sto attraversando un ottimo momento, sto cambiando poco a poco la maniera di giocare. Vorrei essere un nuovo Tardelli, mi ispiro a lui". E Di Gennaro: "E' quattro anni che gioco centrocampista centrale nel Verona. Credete che mi possa spaventare una partita o una posizione del genere? Il mio modello è De Sisti...". Bearzot dice che ogni partita è una raccolta dati. Si nasconde dietro le parole per non ufficializzare una decisione virtualmente già presa: "Io non dico che Dossena non giocherà. Ma aggiungo che mi interessa conoscere la sua reazione in caso di esclusione. Sarà interessante vedere come la prenderà. In ogni caso non permetterò a nessuno di farne una vittima". Ecco fatto. Il riferimento è ai fischi più o meno interessati che hanno accompagnato l' ultimo allenamento di Milano.

Il dettaglio poteva passare inosservato, è stato Bearzot ad accentuarne la portata. Quando sente invocare Vignola, ha sempre pruriti nervosi. "Vogliono un altro caso Beccalossi. So io quante ne ho passate". Lui vuole pensare alla partita. L' assenza probabile di Barberis - lo svizzero più forte - tiene in sospeso la sarabanda delle marcature. "Conoscendo un po' la squadra avversaria, vedo due uomini più o meno nello stesso ruolo, due stopper, insomma. Per il resto, l' ingresso di Di Gennaro non muterà la normale fisionomia della Nazionale". Il cosidetto rispetto delle gerarchie potrebbe indurre Bearzot a dare a Dossena un' ultima possibilità: primo tempo a fianco di Di Gennaro.

Ma in questa maniera non si proverebbe a fondo nessuna delle due alternative. Sulla carta un impiego contemporaneo di Dossena e di Di Gennaro appare comunque bizzarro: sono due uomini che hanno le stesse caratteristiche, poco abituati a coprire. C' è ancora una possibilità: il contemporaneo impiego di Collovati e Vierchowod come un mese fa a S. Siro. In questo caso non ci sarebbe posto per Sabato. "Un centrocampo così - chiede un cattivone - non le pare privo di personalità?". Risposta: "Dicevate così anche prima dei mondiali, quando ho lanciato Oriali. Avete dovuto cambiare opinione". Così va il club Italia, già rallegrato dalle prime voci di mercato. Paolo Rossi, in astinenza alla Juventus, avrebbe già raggiunto un accordo con il Milan. Bagni ha problemi opposti: dopo gli amletici dubbi dell' estate, vorrebbe un contratto di tre anni con il Napoli. Juliano era atteso per un incontro risolutorio, ma fino a ieri non si è fatto vedere.
dal nostro inviato GIUSEPPE SMORTO
02 novembre 1984

FONTE: Ricerca.Repubblica.it
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0 commenti:

Sito stùfo? ...Ma proprio sgionfo? Bon! lora rilàsate n'attimo co' 'stì zugheti da bar dei bèi tempi: ghè PACMAN, ghè SPACE INVADERS, ghè SUPER MARIO BROS e tanti altri! Bòn divertimento ;o)

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