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Le schede di B/=\S: Andrea MANDORLINI (51 anni)

Pubblicato da andrea smarso venerdì 1 giugno 2012 08:33, vedi , , , , , , , , | Nessun commento

Andrea Mandorlini
Data di nascita:17/07/1960
Luogo di nascita:Ravenna (RA)
Nazionalità:Italiana
Ruolo:Libero
Altezza:182 Cm.
Peso:74 Kg.
Posizione:

Carriera da allenatore:

 SquadraStagionePartite  
Hellas Verona2011 - 2012-  
Hellas Verona2010 - 201126  
CFR Cluji2009 - 2010-  
Sassuolo2008 - 2009-  
Siena2007 - 2008-  
Padova2006 - 2007-  
Bologna2005 - 2006-  
Atalanta2003 - 2004-  
Vicenza2002 - 2003-  
Spezia1999 - 2002-  
Triestina1998 - 1999-  
Ravenna (da Vice)1994 - 1998-  
Manzanese1993 - 1994-  

Carriera da giocatore:

 SquadraStagionePartiteGoal 
Udinese1991 - 1993422 
Inter1984 - 19911809 
Ascoli1981 - 1984735 
Atalanta1980 - 1981341 
Torino1978 - 1980270 
Giovanili RavennaFino al 1978-- 

News e curiosità:

Da giocatore ha conquistato il tricolore e la Supercoppa Italiana come 'libero' (il difensore centrale di una volta) nell'INTER dei record guidata dal 'Trap' nella stagione '88-'89, poi ha alzato la Coppa UEFA da vincitore nel '90-'91; da vice-allenatore ha conquistato il Campionato di C1 col 'suo' RAVENNA poi, diventato allenatore dello SPEZIA in C2, è arrivato primo nella stagione 1999/2000.
Emigrato in Romania nel 2009/2010 vinse tutto col CLUJ: Campionato, Coppa e Supercoppa rumena!

Mandorlini al rientro dopo un mese di squalifica parla dei valori sportivi

Dicembre 2010
Arrivato a Novembre in soccorso ad un VERONA sconclusionato e quasi svogliato ha saputo fin da subito dare un certo equilibrio tattico ed un più ampio senso di squadra, certo chiedergli il miracolo di trasformare il ferro in oro sarebbe stato eccessivo e poi un conto è avere una squadra e degli uomini scelti in prima persona, altro e ben diverso conto è dover adattare le proprie idee agli uomini che si hanno...
Pragmaticamente MANDORLINI ha riportato pienamente in squadra gente come CANGI, RUSSO ed ESPOSITO (inspiegabilmente penalizzati dal 'Principe') ma il difficile è stato adattare una compagine pensata per il 5-3-2 di GIANNINI (che poi era pur passato anche ad altri temi tattici) al 4-3-3 senza avere a disposizione esterni d'attacco di ruolo, ecco dunque il 'sacrificio' di PICHLMANN a destra, il riadattamento di LE NOCI a sinistra o dietro le punte e poi il ritorno di BERRETTONI e la 'rinascita' di FERRARI come 'boa' in mezzo all'area: ora i gialloblù si sentono più sicuri e giocano più da squadra portando a casa prestazioni migliori e, a volte, pure risultati...


Aneddoti&Altro da ricordare...
  • A fine 2001 denunciava per diffamazione Mascia Ferri che dal reality "Grande Fratello" lo indicava come amante, meno di un anno dopo veniva assolto dall'accusa di bancarotta nel processo per il fallimento della Promoter Engeneering di Como della quale l'ex calciatore era stato anche presidente ed era fallita nel '98.
  • Col Verona in Lega Pro e la Promozione...
  • Prima di Verona...
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Andrea Mandorlini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Andrea Mandorlini (Ravenna, 17 luglio 1960) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, dal 9 novembre 2010 alla guida dell'Hellas Verona.

CARRIERA
Giocatore
Cresciuto nel Ravenna, ha iniziato a giocare nel calcio professionistico nel Torino, con cui ha fatto il suo esordio in Serie A il 4 febbraio 1979 appena diciottenne. Dopo le 5 presenze nel primo campionato ne giocò 22 l'anno successivo, prima di passare all'Atalanta in Serie B.
Tornò a giocare in A con l'Ascoli, dove rimase per tre stagioni prima di venire chiamato dall'Inter nel 1984. A Milano giunse all'apice della carriera, arrivando a vincere il prestigioso "scudetto dei record" con Giovanni Trapattoni. Vinse quindi la Supercoppa Italiana e la Coppa UEFA nel 1991, nella sua ultima stagione al club.
Approdato all'Udinese, dopo due stagioni, nel 1993, appese le scarpette al chiodo.
Vanta anche una presenza in Nazionale Under 21.

Allenatore
Inizi
Iniziò ad allenare i dilettanti della Manzanese nel 1993-1994, subentrando a campionato in corso e non riuscendo ad evitare la retrocessione. Fra il 1994 e il 1998 fu allenatore in seconda al Ravenna. L'anno successivo subentrò alla guida della Triestina ad inizio campionato in Serie C2 e la guidò fino al termine della stagione.
Nel campionato1999–2000, chiamato allo Spezia, conquistò la Serie C1 alla prima stagione, senza perdere nessuna partita, e sfiorando nel 2002 la Serie B perdendo ai play-off.
Chiamato al Vicenza nel 2002-2003, vi rimase solo per un anno: la sua squadra riuscì ad entrare in lotta per la promozione,[senza fonte] salvo poi crollare sul finale di stagione.
L'anno successivo guidò l'Atalanta alla conquista della massima serie[3], conquistando un quinto posto in classifica; in seguito, in serie A, venne esonerato[4].
Dopo un'esperienza negativa a Bologna durata solo pochi mesi, dove venne esonerato,[5], nel dicembre del 2006 si sedette sulla panchina del Padova in Serie C1. La squadra fu artefice di una rimonta [6], raggiunse la zona play-off a quattro giornate dalla fine, ma dopo alcune sconfitte perse tale posizione nelle ultime partite[7].
Nel giugno 2007 fu rescisso consensualmente il suo contratto con il Padova e venne ingaggiato dal Siena in Serie A. La squadra ottenne una sola vittoria in dodici giornate e il 12 novembre venne esonerato e sostituito dall'ex tecnico Mario Beretta.
Il 7 luglio 2008 fu annunciato l'ingaggio di Mandorlini (con contratto biennale) da parte del Sassuolo, neo promosso in Serie B. La squadra sfiorò l'accesso ai play-off per la promozione in Serie A e il tecnico lasciò la panchina in seguito a divergenze con la società[8].

Cluj e Verona
Nel 2009 venne ingaggiato dai rumeni del Cluj, con cui vinse il campionato di Romania, il secondo nella storia del club rumeno, la Coppa e la Supercoppa di Romania.
La stagione successiva venne esonerato dopo sette giornate di campionato. A poche settimane di distanza, il 9 novembre 2012[9] fu chiamato dall'Hellas Verona in Prima Divisione a sostituire Giuseppe Giannini. Riuscì, nelle ultime giornate di campionato, a centrare l'aggancio alla zona play-off. A fine stagione gli scaligeri vinsero gli spareggi promozione, eliminando prima il Sorrento e poi la Salernitana, ed il 19 giugno 2011 poterono festeggiare il ritorno in Serie B dopo quattro anni.[10]
Poche settimane dopo l'allenatore venne deferito dalla FIGC con l'accusa di aver dato il via, durante la presentazione ufficiale della squadra dinanzi ai tifosi, ad un coro discriminante nei confronti della Salernitana e dei meridionali[11] [12]. Mandorlini affermò che tale coro, comunque goliardico, era un richiamo alla canzone degli Skiantos, Ti amo terrone, ma a nulla valsero le parole del tecnico, che venne deferito.
Nella stagione 2011/12 di serie B ha condotto la "matricola" Hellas Verona al quarto posto con 78 punti realizzati. Viene eliminato nella semifinale playoff persa col Varese. Nella stagione eguaglia il record di 8 vittorie consecutive [13] e batte quello di vittorie consecutive in casa in B[14]. L'11 ottobre 2011 il tecnico ravvenate ha prolungato il contratto con il club scaligero fino al 2014.[15].

Palmarès
- Giocatore
Competizioni nazionali
Campionato italiano: 1 Inter: 1988-1989
Supercoppa italiana: 1 Inter: 1989

Competizioni internazionali
Coppa UEFA: 1 Inter: 1990-1991

- Vice-Allenatore
Campionato italiano di Serie C1: 1 Ravenna: 1995-1996

- Allenatore
Campionato italiano di Serie C2: 1 Spezia: 1999-2000
Campionato rumeno: 1 Cluj: 2009-2010
Coppa di Romania: 1 Cluj: 2009-2010
Supercoppa di Romania: 1 Cluj: 2010
Promozioni: 3 Spezia 1999-2000, Atalanta 2003-2004, Verona 2010-2011

FONTE: Wikipedia.org

I gol del mister nell'Inter dei record '88-89: Inter 1-0 Lazio, Sampdoria 0-1 Inter, Ascoli 1-3 Inter

11.05.2013
«Ragazzi, ecco l'ora X. Siamo pronti, carichi, da due anni va così...»
ANDREA MANDORLINI
Nessun dubbio, solo punti fermi. Chiarissime le idee di Andrea Mandorlini, non potrebbe essere altrimenti. Sguardo serio, faccia decisa. Carico e sereno allo stesso tempo. Il Verona va da sé, il campionato l'ha detto e ripetuto. Specie negli ultimi due mesi. Non resta che raccogliere, anche se non sarà facile. Battaglia dura a Castellammare, ma si sapeva. Mandorlini parla poco, scherza anche, fa soprattutto il serio. La faccia dei giorni giusti, i pensieri in una direzione sola. «Siamo contenti di essere arrivati fino in fondo al completo. Tranne Carrozza abbiamo recuperato tutti, senza situazioni da verificare all'ultimo momento. Bene così».

A quale altra partita accosta questa? Quella di Salerno forse?
«No, non direi. Sono situazioni diverse, siamo soddisfatti per aver giocato finora una grande stagione e felici ora di andare a giocarci qualcosa di importante. Un conto sono le parole, un conto è confermare certe attese».

Quanto è orgoglioso personalmente di essere arrivato a questo punto?
«Sono orgoglioso così come orgogliosi devono essere tutti i ragazzi. Di strada ne abbiamo fatta in questi anni, abbiamo anche affrontato tante curve. Ci sono state delle difficoltà, ma siamo sempre rimasti in linea con gli obiettivi e giocato da protagonisti».

Che partita sarà?
«Difficile. Qui al di là dei moduli conterà l'agonismo, la personalità, l'aspetto fisico, l'interpretazione del singolo giocatore. Convogliare tutto su questa partita però mi pare sia esagerato, non ci dimentichiamo che dopo ce ne sarà un'altra».

I biglietti per Castellammare sono andati esauriti in poche ore...
«Non è una novità, è successo tante altre volte. Conosciamo l'attaccamento e la passione dei tifosi del Verona. La gente però non ti fa vincere, sia da una parte che dall'altra. Le partite devi vincerle tu. Sul campo».

Teme un clima provocatorio?
«Noi alle provocazioni ci siamo sempre caduti molto poco. Chi c'è cascato di più ogni tanto sono stato proprio io, ma abbiamo già dato ampia dimostrazione di saper gestire certi momenti e affrontarli nel modo giusto».

Quanto i giocatori sentono la tensione?
«È normale che l'avvertano più di quanto non accadesse qualche settimana fa. Le partite diminuiscono e la pressione aumenta. Ormai siamo alla stretta finale. La concentrazione deve essere massimale. La squadra però ha sempre conservato grande fiducia, questo è importante».

Quanto vale davvero la Juve Stabia?
«In questi anni ha fatto benissimo, secondo gli obiettivi della società e dell'allenatore, l'unico che mi batte nella classifica delle multe. Ce lo siamo detti anche a Coverciano, nell'ultima riunione tecnica. Al di là di questo, in linea di massima la Juve Stabia è salva».

Si caricano sempre troppo partite così...
«E fin quando succederà il calcio farà fatica ad evolversi nel modo giusto. Si prendono in considerazione tante questioni che invece dovrebbero essere marginali rispetto al campo. Anche quand'ero giocatore succedeva. È sempre difficile in questi casi, ancor di più quando di chiami Verona».
Alessandro De Pietro

27.02.2013
«Sono sereno. Burrasca finita...»
ANDREA MANDORLINI
Vincere fa bene. Serve non solo alla classifica, soprattutto in questo periodo. Il Varese è lontano, anche se sembra ieri. Andrea Mandorlini guarda al San Nicola, ad un'immensa cattedrale vuota da riempire con una grande prestazione. Tappa equivoca, quella di Bari. Squadra in crisi, senza troppe idee, capace di dar sollievo persino alla Pro Vercelli. Proprio per questo meglio non fidarsi. Il mister non ci casca, figurarsi. Va avanti col suo credo. Difeso sempre e comunque. E il Varese ha rappresentato forse il vero punto di svolta.

Quello visto sabato è lo spirito che al Verona forse finora è mancato?
«L'idea del gioco ha differenziato la squadra in questi tre anni, ma quello non basta. Ci vogliono anche anima e cuore. A Coverciano lunedì scorso tanti allenatori mi hanno detto che il Verona non c'entra nulla con questa categoria. Al gioco però dobbiamo aggiungerci una rabbia diversa».

Ha rivisto la partita col Varese?
«No, ma ho rivisto la partita di Novara. Nel primo tempo abbiamo giocato noi, pur non creando tantissimo. L'inerzia è cambiata con l'espulsione di Bacinovic. Ma è stata solo la seconda sconfitta, da più di un anno non ne perdevamo due di fila. Il calcio va così però. Bisogna conoscere le sue regole. Abbiamo vissuto un paio di giorni particolari, ma è passata. Al di là di Moras a destra e di Pinco Pallino di qua o di là la partita l'aveva fatta il Verona. Chiaro che alla fine quel che ti resta è il risultato. E quello non lo puoi cambiare».

Al Verona manca un leader?
«L'ho sempre detto, il vero leader di questa squadra è il gioco. Fatto di idee e di personalità diverse. Quando sono arrivato io non ce n'erano di leader, in generale di personalità non ne abbiamo tantissima nemmeno ora. Ci sono tanti bravi ragazzi in squadra, che devono aiutarsi l'uno con l'altro e attaccarsi sempre all'idea. In quella bisogna identificarsi. Preferisco questa strada. Quando i tuoi leader non sono in giornata che fai, non giochi più?».

Le è sembrato di vedere l'Hellas nel possesso palla del Barcellona contro il Milan?
«Noi non siamo così leziosi, ci sono rimasto male anch'io nel vedere la partita. È indubbio che finora la squadra ha fatto la differenza attraverso il gioco. Certe cose però bisogna farle meglio. L'allenatore deve lavorare di più e i giocatori devono assumersi più responsabilità nel fare meglio quel che a volte facciamo e che a volte ci dimentichiamo. Col Varese ad un certo punto abbiamo faticato, ma è in quei momenti che si fortificano le certezze. Non puoi sempre dominare e vincere tre o quattro a zero. Non basta sapere quel che devi fare, ci vogliono altre componenti che al Verona in questi tre anni non sono comunque mai mancate».

Come sta Cacia?
«Non è in un buonissimo momento, convive con un problemino che probabilmente si porterà dietro ancora un po'. Magari si pensa di tutto e di più quando passano una o due giornate e lui non segna. Ma Daniele è sereno, come tranquilli devono restare tutti. E la serenità te la dà la vittoria soprattutto. Mi spiace solo per Cocco, stava bene ma si è fermato di nuovo. Da qui in avanti, l'ho detto ai ragazzi, tutti devono farsi trovare pronti, al di là delle squalifiche la squadra e la sua forza non devono cambiare».

Che avversario sarà il Bari? Nelle ultime cinque giornate appena due punti e un solo gol segnato...
«Senza la penalizzazione il Bari avrebbe 33 punti e sarebbe vicino ai playoff. La squadra ha giovani interessanti, stanno preparando la partita anche a livello ambientale. Mi spiace se uno sta male, ma sto peggio se sto male io...».
Alessandro De Pietro

24.02.2013
L'urlo di Mandorlini «Parla il campo e grande vittoria»
SCACCIA CRISI. Contro il Bari fuori Moras e Hallfredsson squalificati
L'allenatore gialloblù si gode i tre punti nello scontro diretto «Per un'ora abbiamo fatto bene poi c'è stato un super Rafael»

La foto del giorno è Mandorlini che corre in campo dopo il gol di Moras con i giocatori che gli saltano addosso. Il suo è un urlo liberatorio a pugni stretti. Il mister respira a pieni polmoni dopo essere stato a lungo in apnea. Era nervosissimo: non faceva altro che guardare l'orologio, nonostante fosse ancora il primo tempo: dopo due sconfitte consecutive, Vicenza e Novara, l'aria in casa gialloblù era tesissima.

L'URLO LIBERATORIO. «Ma no», cerca di smorzare Mandorlini, «era per Moras, ero contento per lui, ci tenevo, era tanto che ci andava vicino senza segnare e io lo prendevo in giro. Ero felice per lui. Tutto qui». Sul resto sorvola, non vuole sentire parlare di tensioni, panchine in bilico, giocatori che "giocano contro". «So come va questo "giochino", da tanti anni, da sempre», dice. «Poi c'è il campo, la mia vita e il mio lavoro. Lì si racchiude tutta la mia concentrazione. L'ambiente ci è stato vicino e questo ha fatto sì che portassimo a casa una vittoria importante. Le critiche ci stanno, in tre anni ho fatto un mare di punti, tante vittorie, ma in Italia bisogna sempre dare la colpa a qualcuno, e allora è giusto la diano a me e va bene così».

UN'ORA FATTA BENE. E torna al punto, il nocciolo della questione: i tre punti fatti, fondamentali per tenere lontano il Varese, che sperava di fare il colpaccio e portarsi e -1 dall'Hellas. «Bisogna sempre aspettare la partita. E qui può succedere di tutto. Sempre. Abbiamo vinto meritatamente con una squadra molto buona che arrivava da un bel periodo. E ora dobbiamo continuare così». «Ripeto, siamo stati bravi, loro avrebbero potuto riaprire la gara, vero, ma noi avremmo anche potuto fare più gol nella prima parte. Insomma, è andata bene». «La squadra mi è piaciuta», aggiunge. «E oggi abbiamo preso quello che nelle altre due partite avremmo meritato, ma non abbiamo raccolto». «Sì», prosegue, «vittoria che pesa. Bella», sottolinea l'allenatore gialloblù.

C'È BATMAN. «Sono contento», ci tiene a dire, «siamo tornati a vincere, abbiamo sofferto anche la loro fisicità, ma di facile non c'è mai niente. Per un'ora abbiamo fatto bene, poi è scesa un po' di stanchezza e abbiamo rischiato qualcosa. Ma Rafa ha tenuto in piedi la partita». Tanto che Ebagua ha detto che gli è sembrato di vedere Batman. Mandorlini ride. Ma non è stata una passeggiata: nel secondo tempo, infatti, i biancorossi hanno alzato il baricentro e fatto paura al Verona con due incursione micidiali , prima con Ferreira e poi con Ebagua. Ma Rafael si è superato con due parate pazzesche. Fondamentali. Da Batman. Ma il mister insiste sulla parte migliore della gara: «Nel primo tempo», ricorda, «avremmo meritato qualcosa in più». Il riferimento è anche alla traversa colpita da Jorginho al 13'. E sarebbe stata una beffa se il Varese avesse pareggiato. «Abbiamo rischiato un po'», ammette, «però alla fine il risultato è stato giusto, sono contento anche per il gol di Rivas che ha chiuso il match. Sapevo che i due argentini avrebbero dato qualcosa in più. Gomez ha sbagliato il cross e Emanuel però ha segnato».

SI RIVEDE FERRARI. Fuori Sgrigna e Carrozza per Rivas e Gomez. Poi fuori Cacia e dentro Ferrari. Cambi azzeccati, anche perché, sulla palla cross di Juanito che ha determinato il raddoppio, per un pelo non ci arrivava pure Ferrari, di nuovo in campo al Bentegodi e applauditissimo. «Avevamo situazioni offensive importanti. Sia Alessandro che Sandro avevano speso tanto e volevo gente un po' più fresca», spiega Mandorlini.

SENZA RESPIRO. E mercoledì c'è il Bari, nemmeno il tempo di festeggiare che si torna a giocare su un campo molto difficile. In più mancheranno sia Hallfredsson sia Moras, squalificati. «Intanto questa vittoria ci dà entusiasmo e fiducia ed è importante in vista dei prossimi incontri».
Marzio Perbellini

07.02.2013
«Pochi giocano bene come il mio Verona»
«Ho provato tanti moduli ma il 4-3-3 mi dà garanzie»
Lunedì pomeriggio il presidente Giovanni Martinelli ha incontrato mister Mandorlini a Sandrà

Consapevolezza. Dati di fatto, più che presunzione apparente. Il ragionamento poggia su fondamenta solide, cementate negli anni. Indistruttibili. «Nessuno gioca bene come il mio Verona. Siamo equilibrati, vedo la squadra come la voglio io». Si lascia andare Andrea Mandorlini, l'impressione è che un pensiero così ce l'avesse in testa già da un po'. Aspettava solo il momento giusto. «In questi mesi di partite ne ho guardate tante, a tutti i livelli. Volete la verità? Ho visto poche squadre giocare veramente bene. Ecco, il Verona è certamente una di queste. Senza dimenticare che tutto questo ha prodotto dei risultati tangibili. Qualche anno fa eravamo in C1, adesso stiamo lottando per qualcosa di importante. In questo ciclo abbiamo vinto più della metà delle partite, magari c'è stato qualche pareggio di troppo ma la sensazione è sempre stata quella di un blocco unito, di giocatori con idee sempre chiare, di un'idea comune. Io, ragazzi, una squadra così non l'ho mai avuta. Mi piace tantissimo».

UN LUNGO PERCORSO. Mandorlini non è nato col 4-3-3 in tasca, c'è arrivato piano piano. «Ho provato tanti moduli, ma quello coi tre centrocampisti e i tre attaccanti è quello che mi ha dato le maggiori garanzie. O il 4-3-3 o il 4-3-1-2, anche se poi un modulo è solo un punto di partenza. La sua interpretazione e l'atteggiamento fanno poi la vera differenza». Mandorlini aveva un tridente d'oro a Bergamo fra Montolivo, Pazzini e Lazzari. Ne ha avuti tanti altri, compreso questo. E una manovra sempre in evoluzione. «Una volta, all'inizio, mi piaceva arrivare in porta in fretta. Non volevo perdere troppo tempo, diciamo che avevo dentro un calcio più sbrigativo. Adesso è diverso, questa squadra tiene palla e sa farlo bene. Magari non sarà concreta in base a tutto quel che produce, da questo punto di vista dobbiamo certamente migliorare. Ma è solo una questione di tempo, ne sono sicuro».

L'ALTRO MANDORLINI. Versatilità al potere, come lo era lui ai tempi dell'Inter e non solo. Tasselli preziosi, quelli che vorresti sempre avere con te al momento del bisogno. Ad un certo punto spunta l'alter ego di Mandorlini nel Verona di oggi, anche se in miniatura. «Probabilmente è Cacciatore, a me piacciono giocatori così. Senza fronzoli, né troppe preclusioni. Gente che va in campo e aiuta la causa, gente che va dove la metti. Anche se qualche volta va in confusione e mi fa arrabbiare. Cacciatore, questo è importante, si fa pochi problemi mentali. E soprattutto è disposto a sacrificarsi per il bene comune».

IL «TESORO» JORGINHO. Mandorlini ha plasmato Jorginho da capo a piedi, lo sta telecomandando allenamento dopo allenamento. Un tesoro da custodire con cura, un talento dai margini ancora sconosciuti. «Io lo vedo crescere ogni giorno. Anche la fiducia nei suoi mezzi cresce. Pur essendo uno dei più giovani sembra il più navigato del gruppo, lo capisci da tanti piccoli particolari. Ricordo le prime volte in cui lo allenai, lo feci giocare a volte anche in difesa. Jorginho è bravo anche dietro, lui è bravo in ogni zona del campo. Trova sempre la soluzione più immediata, con grande disinvoltura. Non ha problemi di moduli o di affrontare le situazioni più diverse. Con il Torino lo misi dietro le punte e la gente iniziò a mormorare. Fa niente, sulle sue qualità ero convinto. Non so quanto possa ancora progredire, certamente di margini ne ha molti. Compresi quelli legati alla costruzione della sua struttura fisica, ancora in evoluzione. Non so dove sarà fra cinque anni, di certo uno come lui può fare tanta strada».
A.D.P.

07.02.2013
«Lo sport è la mia vita Trap e Mazzone sono stati i miei maestri...»
«Quando è arrivata la squalifica ho pensato a Ercole Rabitti, a Vatta i responsabili del vivaio del Torino Loro conoscevano i miei valori»
Due mesi fuori. Sessanta giorni molto difficili. L'Hellas in campo e lui in gabbia, in tribuna o sul pullman. Squalificato fino al 31 gennaio per le dichiarazioni rilasciate prima della partita con il Livorno. Ora Andrea Mandorlini è tornato, ha ritrovato la sua panchina. Anche la parola. «Tecnicamente ci può stare - ammette il tecnico dell'Hellas, in visita alla redazione dell'Arena - dall'alto vedi meglio, hai sotto controllo tutta la situazione tattica. Ma è una sofferenza, una sofferenza incredibile».

La partita più difficile...
«Facile dire Empoli ma lì abbiamo sofferto tutti. Avrei voluto essere in campo per spingere i ragazzi, per urlare. Forse anche quel gol all'ultimo minuto è stato un segnale. A Spezia è andata meglio, anche dal punto di vista ambientale».

La squalifica?
«Lo sport è sempre stata la mia vita. Non trovo certo difficoltà a ripetere che difendo i valori e i principi dello sport, sono valori che mi accompagnano ogni giorno, da 37 anni, da quando ho iniziato a giocare. Sono le cose che chiedo alla società, ai miei giocatori. Come potrei allenare, andare in campo senza credere in questi principi. Prima vedevo delle foto in bianconero. Pensavo a Ercole Rabitti, a Vatta, i miei maestri nelle giovanili del Toro. E poi Mazzone, poi Trapattoni. Mi sono chiesto: che cosa avranno pensato dopo la squalifica? Loro mi hanno cresciuto prima di tutto come uomo, poi come giocatore. Loro sanno che tutta la mia carriera è stata basata su questi valori. Una cosa però è chiara: se mi pestano i piedi... reagisco».

Una questione di timidezza?
«Non mi piace apparire, preferisco starmene da solo, andare in giro con i campi, alla mattina presto, con i miei cani. Non ho mai amato la vita mondana. Sono andato via di casa a 15 anni, ho esordito a 18. Sono cresciuto in un ambiente sano, ho sempre rispettato tutti. Basta chiedere al Trap. Ogni volta che arrivava uno straniero all'Inter, mi metteva in camera con lui, sapeva che sarei stato un buon esempio, che avrei trasmesso una carica positiva».

Adesso Mandorlini è diventato il «cattivo»?
«Alleno da 14 anni, non avevo mai avuto un deferimento prima di arrivare a Verona. Da quando sono all'Hellas mi hanno penalizzato pesantemente con squalifiche e multe importanti. Sicuramente ho fatto degli errori ma prima non ero certo uno «stinco di santo». Sì, lo so, le grane sono andato a cercarle ma in alcuni momenti della storia recente gialloblù l'ho fatto per difendere non solo gli interessi della squadra ma della società».

Riavvolgiamo il nastro. Canterebbe ancora «Ti amo terrone...»?
«Ho risposto con ironia alla violenza fisica e psicologica che abbiamo vissuto prima, durante e dopo la partita di play off con la Salernitana. Tutti quelli che ci hanno seguito a Salerno sanno a cosa mi riferisco, sanno di cosa parlo quando parlo di violenza fisica. Senza dimenticare che, prima di quella partita, mi hanno recapitato a Sandrà una busta con un proiettile. Mi sembrava chiaro il messaggio. È stata presentata una denuncia in questura e non ne ho mai parlato ma, credetemi, non è bello tornare a casa e guardarsi in giro per vedere se ci sono facce sospette».

Le dichiarazioni alla vigilia della partita con il Livorno...
«Ho pagato caro. Ho fatto solo delle dichiarazioni sportive, ho detto che sono antipatico a quelli di Livorno perchè tutte le volte che gioco contro di loro... vinco. Poi è successo quello che è successo ma non possiamo collegare le mie dichiarazioni ai cori contro Morosini. In questo mese di squalifica ho seguito tante trasmissioni televisive e letto molti articoli, ho letto e sentito dichiarazioni molto forti che non state sanzionate. Quello che ho detto io, invece, è stato strumentalizzato, ho pagato l'effetto proprio l'effetto Morosini».

Le corna a Cittadella?
«Mi dispiace. Non dovevo farlo. Purtroppo anche in quell'occasione sono stato provocato. Un gruppo di tifosi che mi ha offeso dal primo all'ultimo secondo. Quando sono uscito mi hanno urlato ancora una volta "cornuto" e io ho fatto il gesto delle corna, immortalato da un fotografo pronto a scattare la foto. Un tranello? Non so, può darsi. Magari avevano preparato tutto perchè conoscevano il mio carattere e mi hanno provocato appositamente, dovevo far finta di nulla e tirar dritto ma in quel periodo c'era grande tensione, non venivano i risultati, eravamo tutti molto carichi».

È stato un dicembre molto teso?
«Abbiamo fatto fatica. In campo e fuori. Tutto sommato è andata bene. La sfida di Coppa con l'Inter ci ha regalato una vetrina importante ma ci ha tolto tante energie psicofisiche. Abbiamo pagato in campionato dove sono arrivati un paio di passaggi a vuoto. Però siamo stati bravi a reagire, abbiamo portato a casa partite importanti anche se abbiamo sofferto. Poi è arrivata anche la squalifica. Non ci voleva».

Cos'ha pensato Mandorlini?
«Prima ho puntato tutto sul lavoro, durante la settimana mi sono concentrato ancora di più sull'allenamento, sulla preparazione della partita. Durante la sosta invernale ho cercato di staccare la spina, di rilassarmi. Ma non sono capace di rimanere senza calcio, mi sono ammalato, a letto con quaranta di febbre».

Una squalifica che poteva rovinare anche i rapporti con la società?
«Sicuramente le cose sono cambiate, ne abbiamo fatto di strada da giugno a febbraio. Ci siamo conosciuti meglio con il presidente Setti, con il direttore sportivo Sogliano, con gli altri dirigenti. Ho ritrovato Sean dopo 15 anni, lo avevo allenato nel Ravenna, ci siamo ritrovati con ruoli diversi. Lui da una parte, io dall'altra. Un po' di rodaggio è normale ma adesso tutto fila a meraviglia. Parliamo soprattutto di calcio, di giocatori, lavoriamo insieme per un obiettivo comune. Con Setti ho un rapporto buono, non ho mai avuto un rapporto così con i presidenti delle squadre che ho allenato prima di venire a Verona. Questa è la mia verità, tutto il resto non conta, sono solo chiacchiere».
Luca Mantovani

04.01.2013
«Andrea, sei forte orgoglioso di te...». La firma è del Trap
GIOVANNI TRAPATTONI
L'investitura arriva da parte del suo grande maestro. Giovanni Trapattoni elogia Andrea Mandorlini. Un suo pupillo ai tempi dell'avventura all'Inter. La sfida di San Siro in Coppa Italia è ormai acqua passata. Le parole del Trap, rivolte con affetto e stima al tecnico dell'Hellas, sono destinate invece a restare. E diventare feconde. Oggi Trapattoni non ha smesso di entusiasmarsi. Guida la nazionale d''Irlanda, non vive di ricordi, ma di presente. Mandorlini è uno dei suoi tanti 'figli' di campo. Cresciuti tra intuizioni, fischi, richiami, benedizioni.

Trapattoni, le piaceva davvero così tanto il Mandorlini giocatore?
“Era eclettico. Sapeva fare tutto. Aveva un grande senso di adattamento. Libero, esterno di centrocampo, sempre pronto al sacrificio. Buona tecnica e capacità tattica. Impressionante. Queste sono doti che fanno grande il giocatore. E che ti permettono di diventare allenatore senza particolari problemi”.

Quindi il Verona di Mandorlini...
“E' una squadra che vive di Mandorlini. Della sua capacità di capire le fase di gioco e di interpretare il gioco di difesa e di attacco. Andrea è sempre stato così. Molto bravo nella lettura. Quando smetti di giocare, tutto ti resta in testa. E sei facilitato nello spiegare agli altri quello che è diventato il tuo bagaglio culturale. Spesso un buon centrocampista diventa apprezzabile allenatore. Mandorlini va seguito”.

Lei lo ha fatto?
“Certo. E quando non posso per motivi di lavoro, mi tengo informato attraverso altre persone. Ho apprezzato molto l'operato in Romania di Andrea. Non è mai facile vincere. E lui lo ha fatto”.

Il Verona lo ha visto giocare?
“Mi è capitato. Gioca alla Mandorlini. E' una squadra che sa perfettamente quello che vuole. Equilibrata. Capace di accendersi”.

Cos'ha in più oggi Mandorlini rispetto al passato?
“Il tempo aiuta. Ti matura. Andrea ha acquisito maturità tattica e tanta esperienza in più. Doti fondamentali per vincere e fare grandi cose”.

Lo considera uno dei suoi tanti… figli?
“Lo considero come Conte e Prandelli. Abbiamo lavorato insieme. E insieme si è costruito qualcosa. Per forza di cose c'è assimilazione. Ma Mandorlini è Mandorlini. Ha una sua spiccata personalità. Sicuramente ha raccolto indizi e appunti. Ma il suo calcio è suo, solo suo. Come il mio. In passato sono stato allenato da Viani, Rocco, Liedholm, allenatori di grande spessore. Ho raccolto, ho elaborato. E alla fine ho fatto il Trapattoni”.

La serie A rappresenta un punto di arrivo per lui?
“C'è già stato. Merita la categoria. Lo ha dimostrato ampiamente. Non è un punto di arrivo, si tratta di una conferma. Non pensiate ci sia tanta differenza con la B. Anzi, penso sia per certi versi più difficile allenare in una categoria inferiore. Spero per lui il meglio del meglio”.

Mandorlini è anche un tecnico molto esposto. Pare sia chiara la dicotomia: si ama o si odia...
“No. Non sarei così drastico. Purtroppo spesso e volentieri si è esposti ad un bombardamento dei mass media. E possono arrivare anche critiche esasperate. Le grandi platee si esprimono, la critica può diventare pungente. Ma il valore di Andrea si misura sul campo. Se vinci, hai ragione. Di sicuro Mandorlini sa fare il suo lavoro. L'unico depositario della verità è il campo. Gli altri sono 'maghi'. Cercano di capire, di prevedere. Un po' come accadeva nel Medioevo. I maghi, però, oggi non ci sono più”.

Cosa le piace del suo modo di proporre calcio?
“La personalità. La chiarezza. L'immediatezza e la semplicità. Ha tutto in testa. E questo vuol dire che anche i suoi ragazzi possono tratte beneficio dalla capacità di esporre concetti ormai consolidati nel tempo”.

A Verona hanno deposto in Mandorlini sogni e fiducia. La serie A manca ormai da tanto tempo...
“Mandorlini è un ragazzo che sa quello che vuole. E farà di tutto per ottenerlo. Non posso che esprimere un pensiero positivo nei suoi confronti, perché lo conosco bene e ho chiaro in testa quello che è il suo reale valore”.
Simone Antolini

19.12.2012
Mandorlini squalificato per le frasi sul Livorno
La Federcalcio usa la mano pesante: via dalla panchina, 20mila euro di multa e l’obbligo di ribadire nelle future interviste di credere «fermamente nei valori sportivi»
Verona. Costano care ad Andrea Mandorlini, allenatore del Verona, le dichiarazioni lesive nei confronti della città di Livorno. La Federcalcio, infatti, ha reso noto che «la Commissione disciplinare del settore tecnico, alla quale era stato deferito dal Procuratore Federale dopo le frasi pronunciate lo scorso 20 ottobre, gli ha inflitto oggi la squalifica fino al 31 gennaio 2013, l’ammenda di 20.000 euro e la novità di una pena alternativa, proposta dalla stessa Disciplinare e «accettata dalla controparte con il pieno consenso della Procura federale».
In base a questa prescrizione, Mandorlini, una volta scontata la squalifica, dovrà ribadire in tutte le interviste pre e post gara di «credere fermamente nel rispetto dei valori sportivi», almeno «per le 7 successive gare effettive di campionato».

FONTE: LArena.it


Squalifica Mandorlini: ricorso respinto
Postata il 14/12/2012 alle ore 18:18
ROMA - La Corte di Giustizia Federale ha respinto il ricorso d'urgenza presentato dall'Hellas Verona F.C. inerente alla squalifica per una giornata all'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini.
Ufficio Stampa

Squalifica Mandorlini, ricorso dell'Hellas Verona F.C.
Postata il 13/12/2012 alle ore 19:46
VERONA - L'Hellas Verona F.C. comunica di aver presentato ricorso con procedura d'urgenza presso la Corte di Giustizia Federale in merito alla squalifica per una giornata dell'allenatore Andrea Mandorlini. La discussione avverrà presso la sede federale di via Allegri a Roma nella giornata di venerdì 14 dicembre.
Ufficio Stampa

Giudice Sportivo, una giornata a Mandorlini
Postata il 13/12/2012 alle ore 18:21
L'allenatore squalificato per la partita contro la Pro Vercelli "per atteggiamento provocatorio con la squadra avversaria". Un turno di stop anche a Bacinovic
VERONA - Il Giudice Sportivo della Serie bwin, Emilio Battaglia, ha squalificato Andrea Mandorlini per una giornata "per avere, al termine della gara, assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti della tifoseria della squadra avversaria; infrazione rilevata dal collaboratore della Procura federale" si legge nel comunicato. All'allenatore gialloblù anche un'ammenda di 2mila euro. Oltre a Cacciatore, una giornata di squalifica ad Armin Bacinovic, che non potrà scendere in ampo contro la Pro Vercelli.
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini ne fa un'altra: corna ai tifosi del Cittadella
L'allenatore del Verona, che già si disse "orgoglioso di essere antipatico ai livornesi", ha insultato anche i supporters della squadra padovana Cittadella-Verona 2-1
E' successo alla fine del recupero della partita di campionato

Mandorlini fa le corna ai tifosi del Cittadella (foto dal sito web tggialloblu.it)
Livorno, 12 dicembre 2012 - Andrea Mandorlini, allenatore del Verona, ne ha combinata un'altra. Al termine della partita Cittadella-Verona che si è giocata nel pomeriggio (restavano da disputare 8 minuti dell'incontro di campionato interrotto a fine novembre), il tecnico gialloblù ha fatto il gesto delle corna verso i tifosi della squadra di casa, che peraltro ha vinto 2-1.

L'immagine è stata 'catturata' da un fotografo a bordo campo. Il fotografo ha segnalato l'episodio all'ispettore di Lega. Mandorlini non si è presentato in sala stampa a fine partita.
Come si ricorderà, l'allenatore del Verona si rese protagonista alcune settimane fa di una dichiarazione ostile nei confronti del Livorno e dei tifosi livornesi. Alla vigilia della partita che l'Hellas vinse per 2-0 all'Armando Picchi, Mandorlini dichiarò di essere "orgoglioso" di stare antipatico ai labronici. In quella circostanza, il tecnico gialloblù venne deferito alla Disciplinare. E ora che cosa accadrà?

FONTE: LaNazione.it


Mandorlini fa le corna
Scoppia un nuovo caso
Il tecnico risponde alle offese dei tifosi padovani Adesso potrebbe scattare l'inchiesta della Procura
Cittadella. Carrozza va a terra al limite dell'area di rigore, Palazzino scarsamente assistito dall'assistente lascia correre, il fallo c'era eccome e in una gara di otto minuti, avrebbe potuto voler dire molto. Gli animi per un attimo si surriscaldano in campo e in panchina. In tribuna una cinquantina di persone, comprese le mogli dei giocatori. Insultano Mandorlini, a squarciagola. Il mister si gira, risponde qualcosa poi prende la strada dello spogliatoio. In sala stampa un reporter padovano mostra la foto con l'allenatore del Verona che fa le corna, probabilmente al pubblico, stile Oronzo Pugliese o, se preferite, «Oronzo Canà», nella versione cinematografica di Lino Banfi.

POLITICAMENTE CORRETTO. Un gesto da censurare che un allenatore professionista non dovrebbe mai fare. Fa parte del gioco, purtroppo, essere presi di mira. Ne va di mezzo l'immagine propria e della società che rappresenta. La Procura Federale, che già aveva deferito Mandorlini per le frasi prima della sfida con il Livorno, ha acquisito la foto e ora si attendono provvedimenti nei confronti del mister gialloblù.

SACRO E PROFANO. Scopro a Cittadella che Mandorlini si candiderà alle prossime elezioni al fianco di Silvio Berlusconi. Anzi, l'ex Premier, lo ha chiamato immediatamente dopo che tutti i siti dedicati e non, hanno dato ampio risalto alla foto con le corna. D'altronde il numero 1 del Milan, le aveva fatte durante una foto del G8, scatenando l'ira mediatica mondiale. Come fa un allenatore di calcio nel prestigioso «Tombolato» a permettersi di fare le corna a un pubblico di poche persone che lo insulta? Ma stiamo scherzando? Il pallone in Italia è una cosa seria. Pensate che ci sono due giudici sportivi: uno per la serie A e l'altro per la serie B. Il primo ha dato soltanto diecimila euro di multa alla Juve per lo striscione contro i morti di Superga, il secondo cinquantamila e la maledizione eterna su Verona per il povero Morosini. Chissà quale sanzione arriverà per Mandorlini. Il «41 bis», ovvero carcere duro, che tanto fa ancora discutere dopo lo scontro fa istituzioni dopo le stragi di mafia

L'EX RAGAZZO DI RAVENNA. Al mister che Verona stima e rispetta è meglio dire «Mister basta!» perchè purtroppo i fari sono sempre accesi sul'Hellas, sui veronesi, sui tifosi e sulla squadra della città. Essere impulsivi non paga, bisogna saper contare fino a dieci e rispondere con ironia alle critiche. Zeman, confortato anche da alcune sentenze della magistratura, ha avuto ragione. Dopo essere stato estromesso da uno dei sistemi più ipocriti, è tornato più forte di prima. Allena in serie A con buoni risultati, mentre dei suoi nemici giurati dell'epoca, non c'è traccia nel calcio italiano. Sarebbe bello vedere l'anno prossimo vedere Mandorlini e il Verona tutto in serie A, per quello che hanno fatto e per quello che faranno. Anche l'episodio di Cittadella andrebbe riportato nei giusti canoni. Stiamo parlando di corna in uno stadio, non alzate dietro la nuca di un capo di stato o di una appropriazione indebita di denaro pubblico. Il «caso» Mandorlini deve sgonfiarsi in fretta e il mister deve incominciare a farsi conoscere per quello che è veramente: un timido, con grande personalità che a volte sbaglia perchè non ha filtri e non sa contare fino a dieci, pardon visto la giornata e i minuti giocati fino a tredici.....
Gianluca Tavellin

L'urlo di Mandorlini: «E adesso tutti alla Scala del calcio»
L'INVITO. Il mister per la prima volta affronterà la sua Inter da coach. L'allenatore dell'Hellas dopo la strepitosa vittoria in Coppa Italia contro il Palermo si rivolge ai tifosi: «Dicevate: se arrivi a Milano veniamo in 5.000. Ecco!»
Commosso. Strizza gli occhi e cerca di trattenere le lacrime. Duro fuori e sensibile dentro. Eccolo lì l'Andrea Mandorlini che pochi conoscono. Brillano i suoi occhi azzurri nella «pancia» del Renzo Barbera di Palermo. I suoi ragazzi gli hanno appena regalato un'impresa. Ancora una volta. Non è la prima da quando siede sulla panchina dell'Hellas. Hanno battuto i rosanero e si sono qualificati per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Martedì 18 dicembre affronteranno l'Inter, la squadra del cuore del mister, la società dove è cresciuto e ha vinto praticamente tutto. «Da allenatore non ho mai giocato contro l'Inter a San Siro - ammette - sarà una grande emozione. Ero già stato al Meazza, con l'Atalanta, ma contro il Milan. Con i nerazzurri ho giocato in casa, a Bergamo. Non sono arrivato al ritorno, mi hanno esonerato prima...».

Sorride amaro l'allenatore del Verona. Ma le delusioni sono ormai alle spalle. Due anni fa è sceso in serie C, ha scelto l'Hellas perché aveva voglia di rimettersi gioco in una piazza importante, alla guida di una «nobile decaduta. Obiettivo centrato, adesso è uno dei tecnici più stimati nel panorama calcistico nazionale e il Verona ha ritrovato gioco e soddisfazioni. Aveva tanto da perdere e poco da guadagnare. Però ha sempre dimostrato di essere prima di un grande allenatore un uomo vero. Forse troppo, in un mondo «pallonaro» fatto di ipocrisie e sorrisi falsi. «Probabilmente ho pagato anche per il mio carattere, ma ora sono cambiato...», disse alla presentazione. Chissà com'era prima ma da quando è arrivato in riva all'Adige non ha certo indossato i panni del diplomatico.

Anzi, in più di un'occasione è finito in mezzo alle polemiche. «Sempre per il bene del Verona e della squadra - ammette Mandorlini - e le mie dichiarazioni sono state sempre strumentalizzate. Proprio per questo penso che non rifarei certe uscite». Testardo, determinato, preparato. Vive di calcio e per il calcio. Un condottiero che sa estrarre dai propri uomini il massimo. «Questa è una grande squadra, un grande gruppo - urla dopo l'impresa di Palermo - lasciate stare il mister, pensate a questi ragazzi. Vorrei abbracciarli tutti, uno a uno. Quelli che hanno sempre giocato, quelli che non giocavano da tempo, quelli che non c'erano a Palermo perché infortunati o squalificati. Questi sono professionisti veri, si sacrificano sempre, dal primo all'ultimo minuto, soprattutto in allenamento, anche quando sanno che non giocano. Lavorano ancora di più perchè vogliono convincermi. E hanno ragione perché queste sono le risposte che aspetta un allenatore, gente che chiude la bocca e lotta in campo. Purtroppo giochiamo solo in undici ma io vorrei farli giocare tutti. A Milano vorrei almeno tre panchine supplettive, voglio portarli tutti perchè questo è un premio per tutta la squadra, per la società, per i miei compagni d'avventura. Per la gente, per i tifosi di Verona, per quelli che sono venuti fino a Palermo.

Ancora una volta incredibili». L'applauso alla squadra, il messaggio ai tifosi. «Quando si parlava di Palermo, della Coppa Italia, dell'Inter e di San Siro - racconta Mandorlini - in tanti mi hanno detto che sarebbero venuti in cinquemila al Meazza. Noi abbiamo mantenuto l'impegno, adesso andiamo a divertirci alla Scala del calcio». Difficile contenere l'entusiasmo, la truppa di Mandorlini ha scritto un'altra pagina gloriosa nella storia dell'Hellas. Dopo quattro anni nella melma della serie C con l'arrivo del mister il Verona è tornato in B, da «matricola» ha centrato i play off per la A, quest'anno è terzo in classifica in piena corsa per la promozione. Senza dimenticare la Coppa Italia, l'hanno scorso s'è fermato agli ottavi con la Lazio, questa volta affronterà l'Inter dopo aver eliminato Entella, Genoa e Palermo. I numeri parlano chiaro e superano critiche legate a qualche passaggio a vuoto che nell'arco di un anno ci possono stare. «Non mi piace perdere, non m'è mai piaciuto - conclude Mandorlini - ma ci stanno anche le sconfitte quando si lotta per vincere il campionato. L'anno scorso il Pescara ha perso undici volte, la Sampdoria nove, il Toro sette. Poi sono salite tutte in A. L'Hellas è caduto a Padova e sta perdendo a Cittadella ma, credetemi, negli ultimi minuti può succedere ancora di tutto. Questa squadra ha una grande forza interiore ma dobbiamo remare tutti dalla stessa parte».
Luca Mantovani

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Un bel 10 a tutti i ragazzi"
Postata il 28/11/2012 alle ore 11:36
L'allenatore gialloblù dopo la vittoria contro il Palermo: "Eravamo in emergenza, è la vittoria del sacrificio: hanno dato cuore e sangue. Sono orgoglioso e ora ci aspetta l'Inter"
PALERMO - Ecco le dichiarazioni dell'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini, al termine della vittoria per 2-1 ottenuta contro il Palermo nella sfida di Tim Cup valida per il 4° turno eliminatorio: "Abbiamo sofferto tantissimo in inferiorità numerica, abbiamo avuto le nostre occasioni e siamo stati bravi e fortunati. Un grande sacrificio che ci permette di affrontare l'Inter. E' davvero la vittoria del sacrificio, eravamo contati tanto che hanno giocato due difensori a centrocampo. L'espulsione di Cacciatore? Non lo so, non ho visto. Mi hanno detto che ha tirato fuori la lingua, forse lo ha fatto perché era stanco o per quello che aveva detto. Da quel punto in avanti l'ho vista molto dura. Eravamo in in grande emergenza in mezzo al campo. Senza sacrificio sarebbe stato difficile portare a casa la vittoria, loro sono stati bravi e hanno creato tanto. Fondamentale è stato trovare subito il pareggio con Cocco, abbiamo sofferto e come modulo non eravamo abituati a giocare così. Complimenti ai ragazzi! Voto 8 alla squadra? Mi sembra poco, per me meritano un bel 10. Sono orgoglioso di quello che hanno fatto i ragazzi. Una grande squadra che merita rispetto, perché danno il cuore e il sangue. La polemica su Palermo e Africa? E' un peccato, ci dissociamo tutti da queste cose. Sono situazioni che ci mortificano. Vittoria dedicata ai tifosi, a noi, allo staff, alla società. Dedicata anche a qualcuno che ha messo in dubbio l'impegno della squadra. A volte si vedono cose distorte. E non so a chi giova. Tutti insieme dobbiamo tirare da una parte. E perché chi tira dall'altra fa il gioco sporco e chi fa il gioco sporco a me non piace".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini, due anni in gialloblù e mille emozioni...
UN CAMMINO DA RECORD. Il mister è arrivato il 9 novembre 2010: «Avvicino la mia esperienza da allenatore all'Helllas a quella da giocatore all'Inter. Non solo per i risultati ma per la passione e l'amore che ho sempre sentito»
09/11/2012
Due anni in gialloblù. Più di settecento giorni su una panchina calda. Anzi, caldissima. «Solo due anni, mi sembra una vita», butta lì Andrea Mandorlini prima di salire sul pullman che porta la squadra a Terni. Domani pomeriggio la sfida con la Ternana, una delle rivelazioni del campionato, oggi il brindisi per un anniversario importante. Tutto iniziò il 9 novembre del 2010. Il Verona di Giannini era caduto senza combattere a Salerno, per salvare la stagione Martinelli decise di puntare su Andrea Mandorlini da Ravenna, un tecnico che voleva ripartire dal basso dopo la delusione con il Cluj, in Romania. Esonerato a due giorni dall'esordio di Champions dopo aver vinto campionato, Coppa e SuperCoppa. Tanta rabbia, tanta voglia di vincere. Obiettivo centrato. Il tecnico ha portato l'Hellas in B dopo play off da brivido con Sorrento e Salernitana e, al primo anno tra i cadetti, ha centrato i play off promozione per la A, eliminati in semifinale dal Varese grazie agli errori di Massa da Imperia.

Un arbitro che anche in serie A ha confermato i suoi limiti. «Si volta pagina», aveva detto Mandorlini all'inizio della stagione. Detto, fatto. Nelle prime tredici partite della stagione i gialloblù hanno messo insieme ventotto punti, hanno battuto nel posticipo di lunedì sera il Sassuolo capolista, ora si sono assestati a tre punti dalla vetta. L'Hellas di Mandorlini al Bentegodi è imbattibile, non perde da 24 partite e l'ultima sconfitta risale al 9 ottobre del 2011 contro il Torino. Nella sua avventura sulla panchina del Verona l'allenatore romagnolo vanta 47 vittorie nelle 89 partite disputate - più del cinquanta per cento - con 25 pareggi e 17 pareggi. Un cammino da record. «Il ricordo più bello? Mille emozioni, non saprei quale scegliere - confessa Mandorlini - avvicino la mia esperienza da allenatore al Verona a quella da giocatore all'Inter. Non solo per i risultati raggiunti ma anche per la passione che si respira intorno alla squadra. Allenare, giocare e parlare dell'Hellas non è facile, ma ti trasmette una responsabilità importante. Ogni volta che andiamo a giocare per i nostri avversari è la partita della stagione, perché tutti dicono che siamo i più forti e per noi ogni partita diventa difficile»... Tra le note positive dell'Hellas anche Jorginho. È diventato italiano, sarà convocato dall'Under 21. «Sono molto contento - conclude il mister - Giorgio se lo merita, è in grande crescita. È il giusto premio per quello che ha fatto in questi due anni».
Luca Mantovani

Subito 5 pari consecutivi poi 47 vittorie in 89 gare
09/11/2012
I numeri parlano per lui. Ha cominciato camminando, poi si è messo a correre senza quasi mai fermarsi. Ad Andrea Mandorlini mancano 11 partite per fare cento, ci arriverà presto. Ottantanove panchine in due anni non sono poche, soprattutto per l'intensità con cui le ha vissute lui. Ne ha vinte 45 e pareggiate 27 fra cui le prime cinque con Spal, Pavia, Sorrento, Lumezzane e Pergocrema. Bisognava partire dalle basi per poi andare in serie B, dominare a Torino, battere Parma e Genoa in Coppa Italia, sfiorare una storica doppia promozione. Mandorlini ha perso appena 17 partite, soltanto due volte consecutivamente: in casa con il Torino e a Vicenza lo scorso ottobre, all'Olimpico contro la Lazio in Coppa Italia e a Pescara a gennaio.

Il suo Hellas viaggia alla stratosferica media di 1.82 punti a partita, tantissimi considerati certi scogli anche di serie A, un campionato di serie B vissuto pur sempre da matricola e uno di Prima Divisione in cui Mandorlini è subentrato in corso d'opera dopo i problemi della squadra con Giuseppe Giannini in panchina. Resteranno nella memoria le nove vittorie di fila fra Cittadella, Brescia, Bari, Crotone, Empoli, Reggina, Parma in Coppa Italia, Livorno e Albinoleffe fra il 29 ottobre e il 10 dicembre, un mese e mezzo trascorso ad infilare successi e impadronirsi della testa della classifica. L'Hellas di Mandorlini ha segnato 129 gol (1,44 a gara) subendone esattamente uno a partita, giusto 89. Il mister è stato quasi perfetto nelle partite senza domani, vedi soprattutto i playoff per salire dalla Prima Divisione alla B e gli scontri di Coppa Italia.

Al di là del filotto d'oro in serie B, il suo Hellas ha raccolto strisce utili di nove partite nella primissima gestione e di dieci dall'andata dei playoff di Varese alla battuta d'arresto di Padova. Da più d i anno la squadra non perde in casa - ultima sconfitta il 9 ottobre del 2011 con il Torino - 24 partite da imbattuti con 19 vittorie e 5 pareggi, con 39 gol all'attivo e 9 al passivo. La continuità non è mai mancata, di lavoro e di risultati. In attesa del prossimo bilancio, quando taglierà il traguardo delle cento con l'Hellas.
A.D.P.

«Otto punti sulla quarta? Io so che ne abbiamo tre dalla prima»
PIENO D'ORGOGLIO. L'allenatore si gode l'ennesima tappa della scalata al vertice. E spende complimenti a 360 gradi
Mandorlini ringrazia la squadra e guarda avanti: «Vincere gli scontri diretti è importante ma adesso abbiamo altri impegni tosti. Già a Terni sarà dura»

06/11/2012
Qualche stilla di adrenalina sopravvissuta alla doccia, l'ovazione del Bentegodi che ne accompagna sempre l'uscita dal campo, il consueto pieno di sorrisi, abbracci, complimenti tra gli spogliatoi e l'area stampa: per Andrea Mandorlini le interviste del dopopartita, soprattutto in casa, stanno diventando una passerella trionfale. Il Verona sul campo amico non perde punti da un mese e mezzo. Lui si sforza di mantenere il contegno ma è dura soffocare l'orgoglio. Anche perchè stavolta a cadere è stata la testa della capolista: «Vittoria di sacrificio, di buone giocate, di tanta qualità», spiega subito. «Bene chi ha giocato dall'inizio, bene chi è subentrato. C'è grande entusiasmo, è chiaro. Siamo molto, molto contenti»,

DUELLO TRA TITANI. Il campo promuove i gialloblù ma il Sassuolo non è dispiaciuto. Anzi. E i cronisti esaltano il duello: «Due squadre da Serie A? Sì, ho visto due buonissime squadre e faccio i complimenti al Sassuolo che ha giocato una grande partita», insiste l'allenatore del Verona. «Però il Verona è stato più forte». Tanto più che dà la sensazione di lievitare, gara dopo gara, anche di testa: «Siamo sempre cresciuti al di là di qualche punto perso un po' così. Nel calcio ci sta. C'è stato qualche errore ma complessivamente anche questa l'avevamo preparata bene, l'abbiamo giocata bene». In particolare «nella gestione del secondo tempo siamo stati bravi, meglio di loro. Abbiamo subito su qualche palla ferma, è vero, ma abbiamo legittimato il vantaggio con alcune occasioni importanti. Complimenti a tutti». Tifoseria compresa: «Grande, grande...», ripete Mandorlini. E gli brillano gli occhi. Niente teatro, la gratitudine è sincera: «Abbiamo giocato in dodici, ci hanno dato una gran mano. Le scorie dei gol presi negli ultimi minuti erano rimaste e c'è stata qualche paura. Ma grazie anche alla gente la squadra ha portato in porto un risultato importante». Quanto alle sofferenze, soprattutto quelle vissute nel primo tempo, «loro erano chiusi, ci hanno fatto qualche contropiede importante ma bisogna ricordare che il Sassuolo ha gente con della gamba, con delle qualità. Gente che attacca bene gli spazi. Però anche noi abbiamo avuto le nostre situazioni per far male. È stata una bella partita tra due squadre forti: ed è stato più forte il Verona. Ma, come avevo anticipato alla vigilia, per me arriveranno in fondo tutte e due».

«È DURA CON TUTTE». Il confronto con l'anno scorso rivela che negli scontri diretti il trend è assai promettente. Livorno e Sassuolo, le prime della classe, a studiare l'attuale ranking, si sono inchinate entrambe: «Un segnale? Non lo so», abbassa gli occhi il tecnico scaligero. «Io dico che è importante vincerli gli scontri diretti ma conta far bene anche con le altre. E adesso andiamo su campi difficili. Già a Terni sarà dura. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto: la squadra sta crescendo e ci fa ben sperare. Abbiamo 28 punti e siamo comunque molto contenti, al di là delle squadre che abbiamo battuto». E a proposito di conti: «Otto punti sulla quarta? Mah, io so che ne abbiamo tre dalla prima, il resto non conta». Quindi piovono coccole. Ce n'è per tutti. Tutti meriterebbero un plauso a iniziare, magari, dalla vecchia guardia: il convalescente Rafael, l'irriducibile Hallfredsson, stizzito dopo l'errore sul possibile 2-0. E ancora il formidabile Jorginho, l'inossidabile Maietta. Nonché il match winner Juanito Gomez, che ha cancellato i disagi iniziali col gol e una prova in straordinario crescendo: «La vecchia guardia è importante», sorride Mandorlini, «ma anche i nuovi hanno fatto molto bene. Alla fine ho fatto i complimenti a Grossi, ho fatto i complimenti a Laner, cui avevo dato un compito importante perché Missiroli è uno che si muove dietro la linea e poi si butta dentro... È stato generoso dando anche qualità. Ma insomma sono stati bravi tutti, è inutile star qui a stilare classifiche... Halfredsson? Qualche volta si addormenta un pochino però quando gioca... Gioca». E allora «bravi quelli che avevano acciacchi, bravo è stato il medico, bravi sono stati loro. Questa vittoria ci voleva».

C'È POSTO PER TUTTI. Accenno finale sui cambi e sulla concorrenza per un posto negli undici: «Alla fine Cacia negli spazi poteva far male ma c'era bisogno di uno che avesse energie per sacrificarsi di più. E sulle palle ferme Cocco poteva essere pericoloso. In effetti abbiamo tante alternative, qualcuno oggi non gioca. Io però dico che bisogna avere pazienza perché è un campionato lungo. E allora bisogna stare tutti pronti. Sempre».
Francesco Arioli

Mandorlini: "Ferito per Morosini, ora il Lanciano"
Postata il 26/10/2012 alle ore 16:51
L'allenatore gialloblù alla vigilia della sfida al Bentegodi: "Questa settimana? Per me ha parlato la società e questo mi ha fatto piacere. Come le belle parole dei famigliari di Moro"
SANDRA' - Ecco le dichiarazioni dell'allenatore gialloblù Andrea Mandorlini, alla vigilia della sfida contro il Lanciano valida per l'11a giornata del campionato Serie bwin: "E' stata una settimana particolare, bisogna chiudere tutto e preparare una partita importante e delicata. E comunque dimenticare in fretta.
Le mie dichiarazioni pre-Livorno? Abbiamo fatto un comunicato insieme alla società, atteniamoci a quello, il resto vedremo.
Morosini? L'accostamento mi ha ferito molto, perché ci sono in mezzo dei sentimenti al di là di quello che si è detto e si è scritto. Mi ha fatto molto piacere quello che ha detto la famiglia, una cosa bellissima. E poi mi ha fatto piacere il comunicato della mia società. Non ho altro da dire, né sul deferimento né sul resto. Sono solo state dette delle cose errate, magari ne ho dette anche io alcune errate. Ora andiamo avanti, il comunicato semplifica tutto quello che è stato fatto.

Tre partite in 10 giorni? Bisogna prepararle bene, al di là delle tre gare, pensiamo al Lanciano. Ci sono stati diversi problemi di squadra, qualcuno non è ancora risolto e ce lo porteremo fino a prima dell'inizio. Non rischierò Rafael, valuterò fra Nicolas e Berardi. Anzi, a dire la verità vi svelo un segreto: deciderà Ermes Morini, il preparatore dei portieri. Lui ha la scelta, io mi fido, è bravissimo e so che deciderà per il meglio.
Cacia? Non si è mai allenato, solo un po' durante la rifinitura. Vuole esserci a tutti i costi, vedremo all'ultimo momento. Ci sono 20 convocati, neanche Carrozza è disponibile. In settimana il lavoro è stato fatto bene, nonostante la settimana sia stata travagliata.

Cosa mi è piaciuto della gara di Livorno? Beh, si è parlato poco di questa gara, c'erano cose più importanti. Il presidente ha fatto i complimenti ai ragazzi, hanno fatto una partita che è passata all'ultimo posto. Siamo stati bravi ed equilibrati, nonostante qualche rischio che non si capisce perché si stacchi la spina quando domini così a lungo una partita. Ma ogni tanto ci capita, come giustamente ha detto il presidente potevano anche pareggiare. A volte pensiamo che sia fatta, invece la partita ha tanti aspetti. Dobbiamo guardare le grandi squadre per migliorare, quello deve essere il nostro punto di arrivo. E' impensabile comunque che non concedere mai qualcosa agli avversari. Quando giochiamo questa squadra mi piace. Dobbiamo essere più cattivi fra virgolette, la squadra è cresciuta e siamo lì. E non è scontato essere in quella posizione.

Bojinov? Ho sentito le sue interviste, al di là della presenza in campo è un esempio anche per quello che dice. Questo deve essere lo spirito della squadra, dei giocatori, e come lui che ha vissuto palcoscenici importanti sa che conta la squadra. Perché conta solo la squadra e il risultato.
Gomez? Mi ha fatto arrabbiare, per questo l'ho sostituito. Non stava dove dicevo io, poi gli ho detto che ha fatto delle situazioni sue importanti ma lui poteva farne delle altre ancora più importanti. E' anche da capire, perché vuole cercare il gol che gli manca".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini show: «Forza, il treno può passare due volte»
L'EVENTO. Il mister del Verona grande «mattatore» all'appuntamento del Museo Nicolis. «Meggiorini, per esempio, lui ce l'ha fatta. A gennaio lo volevo nell'Hellas Bellissimo questo premio, lo divido con la squadra e la gente di Verona»
17/10/2012
Verona. Autentico come sempre. Grande anche lontano dalla panchina Andrea Mandorlini. Il tributo de L'Arena è solo il momento più alto, con le quattro formelle di San Zeno consegnate nelle mani giuste e incastrate nello scenario del Museo Nicolis di Villafranca. «Temperanza, Fortezza, Prudenza e Giustizia», quattro colonne a cui sorreggersi lungo una stagione infinita, verso la serie A. Rivelazioni e consigli, massime autentiche e ricordi d'infanzia. Sul calcio di oggi e quello di ieri. Fra didattica e pensieri sparsi. Vede sfilare ragazzi e uomini, bambini di nove anni e allenatori nei dilettanti da una vita. C'è una parola per tutti, dal primo all'ultimo. Suggerimenti preziosi. Si parte dai più piccoli, così anche Mandorlini torna per un attimo indietro con la memoria. «Ho cominciato come tutti voi, con tanta voglia di divertirmi. Qualche vetro rotto, tante calze vecchie. I mezzi non erano certo quelli di oggi, ai miei tempi dovevi arrangiarti. I miei genitori non volevano giocassi a calcio, volevano dirottarmi sul nuoto. Non li ho ascoltati, credo sia stato meglio così per come è finita…». L'argomento scivola sull'ansia da risultato, anche fra più giovani. Tempo fa Cesare Prandelli parlò di classifiche dannose e da eliminare dai Giovanissimi in giù. Mandorlini scuote la testa. «Non sono d'accordo, il nocciolo della questione è nel lavoro degli allenatori. Magari ci vorrebbe una maggior formazione».

LUI E MEGGIORINI. La premiazione va avanti. Tocca a Luca Scarabello del Bovolone, soprattutto compagno di squadra di Riccardo Meggiorini ai tempi dell'Eccellenza. Mandorlini si illumina: «Davvero hai giocato con lui? Pensa un po' quanto è piccolo il mondo. Ho parlato al telefono con Meggiorini, l'avrei voluto volentieri al Verona. Avremmo fatto un bel salto di qualità con un giocatore del genere. Lui per di più sarebbe venuto molto volentieri, sapete benissimo che è un grande tifoso del Verona». La storia di Meggiorini tocca da vicino il percorso di molti altri ragazzi partiti da vivai professionistici e tornati nel grande calcio dopo essere retrocessi nelle retrovie di Eccellenza e serie D. Mandorlini stringe i pugni: «Non è mai detta l'ultima parola ragazzi. Il mio povero papà diceva che i treni nella vita possono passare anche più di una volta, l'importante è crederci fino in fondo e avere le persone giuste al tuo fianco. Ho avuto la fortuna di aver avuto l'impronta forte di Sergio Vatta al Torino, successivamente di gente come Mazzone e Trapattoni, uno che a 74 anni allena ancora ad alti livelli. Per questo certi principi mi resteranno dentro per sempre». Davanti a lui c'è Alessandro Vecchione, miglior giocatore d'Eccellenza, uno che ha frequentato a lungo il vivaio del Chievo e che qualche rimpianto lo conserva ancora. «La selezione è durissima, arriva a destinazione solo uno su 50mila. Ricordo i tempi in cui ero al Torino, eravamo in tantissimi ma soltanto una minima parte sarebbe stata scelta».

UNO PER TUTTI. Tocca finalmente a lui, al numero uno. Mandorlini stringe fra le mani la creazione ideata da L'Arena, il premio è splendido. «Voglio condividerlo con tutta la squadra e con la gente di Verona. Grazie davvero a tutti, da quando sono qui ho vinto il Cangrande e avuto tanti altri riconoscimenti. Mi auguro che il premio più bello arrivi a fine stagione, ma non diciamo niente. Questa città mi è entrata dentro, vorrei restare qui il più a lungo possibile. Altri dieci anni? Non lo so, nel calcio può sempre succedere di tutto. Adesso è giusto vivere alla giornata, ma ormai sapete benissimo quanto sia innamorato di Verona. Abbiamo percorso tanta strada insieme, manca solo la ciliegina».
Alessandro De Pietro

«Il Giro d'Italia è lungo, siamo alla quinta tappa»
LA PALLA AL MISTER. Il tecnico gialloblù mostra serenità prima della sfida con i lombardi
Mandorlini mostra ottimismo «Abbiamo una fisionomia definita Il Novara non aveva mai calciato in porta prima del gol del pari»

25/09/2012
Andrea Mandorlini guarda lontano. Un conto è la fase di costruzione, un altro il prodotto finito. Serve tempo, dell'argomento se n'è già parlato a lungo. Il calendario però ne concede poco, specie adesso. Passi il Novara e trovi il Varese, una peggio dell'altra. Deciso il mister, forte delle sue convinzioni e di un progetto più solido di certe oscillazioni del momento. L'Hellas troverà una squadra abituata a stare in alto e cattiva al punto giusto, ma l'ultima versione dell'Hellas lascia Mandorlini sufficientemente sereno. «Il Novara poteva far gol solo per un infortunio di un nostro giocatore, fra l'altro il più in forma di tutti. Al di là di due cross loro non hanno mai tirato in porta nella ripresa prima di pareggiare. Questa è la verità».

Come inquadra questo periodo, al di là dei risultati?
«Siamo abbastanza contati. Non abbiamo Rivas, Crespo, Grossi e Cocco, siamo in 19 con tre portieri. E certi giocatori che vanno in campo non hanno svolto la preparazione. Nonostante questo però non abbiamo mai perso, tranne col Palermo. Abbiamo una nostra fisionomia. Bisogna solo continuare a lavorare. Nel calcio l'è dura, come diceva il Trap. Non solo noi siamo obbligati a vincere tutte le partite. Rispetto ad un anno fa siamo migliori tecnicamente, in generale siamo più avanti. Il problema vero è la mancanza di giocatori».

I veri fattori positivi finora quali sono stati?
«Il possesso palla ormai fa parte di noi. E la fase difensiva mi piace tantissimo».

Si aspettava un Bacinovic così in difficoltà?
«Lui è uguale a tutti gli altri, ci sta di giocar male una partita. Lazzari l'ha marcato a tuttocampo venerdì, non era facile. Deve pretendere di più da sé stesso, ma lo sa benissimo».

Dopo il pari del Novara la reazione c'è stata?
«Lo spirito è quello giusto, magari sulla palla finale di Maietta in area gli attaccanti avrebbero dovuto attaccare la porta con più decisione. Mi sono arrabbiato proprio per quello».

Troppa impazienza secondo lei attorno al Verona?
«Può essere. Vedo che in serie A c'è chi perde con l'ultima, chi soffre, chi non ha ancora ingranato. Basta guardare la televisione la domenica pomeriggio e vedere certi risultati».

Il Varese è più o meno forte dell'anno scorso?
«Non lo so, l'anno scorso non avevano Ebagua e ora sì. Qualcuno se n'è andato, ma da tre anni il Varese è sempre lì».

Dimenticato il playoff di giugno?
«Impossibile dimenticare, soprattutto considerato quello che ci hanno tolto nella partita di ritorno al Bentegodi».

Quali certezze si porta a Varese?
«Quelle di una squadra tosta, solida, che cerca sempre il risultato. Non è poco».

Carrozza dal primo minuto è un'idea? «Potrebbe esserlo, ci sto pensando».

Più Carrozza di Bojinov?
«In questo momento sì».

Bojinov si è allineato agli altri per condizione fisica?
«Quasi, adesso ha bisogno di giocare ma c'è poco tempo per dargli novanta minuti. Abbiamo un impegno dietro l'altro. Non so se adesso ha la gamba giusta per fare l'attaccante partendo dall'esterno».

A chi storce il naso che risponde?
«Il Giro d'Italia è lungo, non lo vinci alla quinta tappa».
Alessandro De Pietro

Il trionfo nel derby e 200 panchine in serie B: Mandorlini fa festa
«Non andiamo ancora forte però abbiamo un passo da alpino, pronti per affrontare le salite Gli altri fuggono? Non ci penso»

17/09/2012
Verona. Festa doppia per Andrea Mandorlini. Colleziona la duecentesima panchina in serie B e vince il derby al Menti. La miglior risposta agli insulti che lo accompagnano per novanta minuti. D'altronde il calcio è anche questo, quando l'avversario è forte e ha carattere diventa il nemico numero uno da combattere. Quando si vince, tutto rose e fiori, quando si perde.... muti e rassegnati e si torna a casa con le pive nel sacco. Ma la vittoria con il Vicenza non è un successo personale di Mandorlini. Anzi. Sono tre punti d'oro che vanno divisi con tutta la squadra. Un gruppo che cresce di partita in partita anche se non mancano alcuni aspetti da migliorare. «Non andiamo forte - ha detto il tecnico alla fine della gara ma abbiamo un passo da alpino, possiamo affrontare le salite più dure.

Però siamo in progresso, mi piace la squadra quando fa possesso palla. E abbiamo pazienza per attaccare il gioco, anche se adesso siamo un po' lenti. Rivedremo alcune situazioni, c'è ancora tanto da lavorare». In effetti un paio di errori personali ha regalato brividi non solo al tecnico ma anche ai tifosi del Verona. Malonga che salta difensori come i birilli, l'errore di Maietta in area che porta al rigore del Vicenza, qualche giocatore importante che non viaggia ancora al cento per cento. L'analisi di Mandorlini è lucida e razionale. «Sul primo gol eravamo quattro contro uno e abbiamo fatto andar dentro Malonga - sottolinea - e abbiamo regalato anche il rigore. Ma non possiamo dimenticare che la palla ce l'abbiamo sempre noi, forse ci manca la velocità giusta. Negli ultimi venti minuti abbiamo pagato un po' il caldo, era la prima volta che giocavamo alle tre del pomeriggio». Un messaggio anche ai singoli.

«Hallfredsson ha fatto due partite con le nazionali, come Bacinovic - aggiunge - da lui mi aspetto di più, oggi è al 65 per cento, come la condizione generale. Comunque abbiamo vinto una partita in rimonta. E questo conta». Il Verona non perde da dieci partite di campionato - senza contare i play off con il Varese - e ha collezionato la seconda vittoria consecutiva. I quartieri alti della classifica sono più vicini. «Le altre fuggono? In questo momento non m'interessa - ribatte - penso solo al Verona, in questo momento ci sono ampi margini di manovra». Non mancano i segnali positivi. Non si vince un derby in rimonta se non si gettano in campo grinta e determinazione. Si è visto ancora una volta quell'atteggiamento giusto che ha sempre datpo soddisfazione alle squadre di mandorlini. E poi c'è finalmente un bomber, un attaccante che tocca tre palle e segna due gol, che si muove su tutto il fronte offensivo, che conquista falli, che dà profondità alla manovra offensiva del Verona. Troppo presto per un giudizio finale ma il biglietto da visita è buono. «Cacia? Si è inserito alla grande - conclude Mandorlini - ha fame di gol, lo abbiamo preso per quello». Adesso il derby è in archivio, venerdì arriva il Novara al Bentegodi, ancora sotto i riflettori.
Luca Mantovani

Mandorlini in contropiede: «Ho visto un Verona brutto, sporco e vincente»
L'INTERVISTA. Il tecnico stupisce tutti in sala stampa: «I miei mi erano piaciuti di più contro lo Spezia. Ma stavolta sono arrivati i tre punti»
Menzione speciale per Jorginho e Martinho e qualche scappellotto a Gomez: «Sa e deve fare molto di più. Ed io sono lì a ricordarglielo»

09/09/2012
Andrea Mandorlini si gode il suo Hellas «brutto, sporco e vincente». Brutto perché «contro lo Spezia mi era piaciuto di più per quanto aveva costruito e per come aveva controllato l'avversario». Sporco perchè «senza Hallfredsson e Bacinovic ho messo in campo giocatori meno tecnici ed è per questo che contro lo Spezia abbiamo creato di più». Vincente perché «questi tre punti presi contro la Reggina sono importanti perché rappresenta una delle migliori realtà del campionato». Ama i paradossi, il tecnico gialloblù. E lo dimostra appena sedutosi sulla sedia della sala stampa. «Sabato avevamo fatto meglio. Oggi la cosa migliore è il risultato», esordisce. In pratica dà ragione al collega Davide Dionigi che ha parlato di partita decisa dal gol preso in avvio. «Non so. Anche perché dopo l'1-0 non è che abbiamo fatto benissimo», spiega Mandorlini. «Però all'inizio del secondo tempo abbiamo avuto alcune occasioni importanti e poi è venuto il rigore che ha di fatto chiuso la gara. Però lo ribadisco: con lo Spezia avevamo fatto meglio».

Eppure il Verona schierato ieri sera era ricco di novità. «È vero. Avevamo qualche problema in mezzo al campo visto che mancavano Hallfredsson e Bacinovic. Così ho fatto giocare Cacciatore davanti alla difesa, e poi l'ho spostato come esterno perché in mezzo mi serviva più qualità con Martinho. È l'esempio di come i giocatori siano disponibili a cambiare e a dare comunque il loro contributo massimo». Tutti meno Gomez, ripreso pesantemente dal tecnico a metà della ripresa dopo una serie di giocate che, evidentemente, non gli sono piaciute molto. «Da un giocatore come Juanito ci si deve aspettare molto di più. Io mi aspetto molto di più e credo che anche lui debba pretendere di più da se stesso. Non credo che lui debba essere contento della sua prestazione». E il gol? Il secondo rigore trasformato? «La rete, certo. I rigori c'è chi li sbaglia e lui ha segnato ancora ed ha chiuso la partita. Però può fare meglio e lo sa. E quando non lo fa io sono lì per pretendere di più». Che sia un anticipo di quello che aspetta Mandorlini alle prese con una rosa ricchissima? «No è affatto difficile gestire tanti giocatori», smorza subito l'allenatore.

«Gioca chi sta meglio. Chi non sta bene, chi deve crescere, chi deve migliorare deve fare in fretta perché di tempo non ce n'è molto. Però vedo che gli atteggiamenti dei ragazzi sono quelli giusti. Non a caso oggi qualche giocatore che ho schierato dopo un po' di tempo che non giocava si è fatto trovar pronto». Il riferimento è a Laner ed a Cacciatore, che proprio ieri sera ha esordito con la maglia gialloblù. Menzione speciale Martinho: «Alla fine era proprio cotto, cotto, cotto. Ha fatto tantissimo e deve imparare a gestire meglio le forze ed il pallone. A volte si ricorda che è brasiliano e fa qualche leggerezza. Ma un allenatore i giocatori come lui se li gode sempre». E per Jorginho. «Giorgio (sic) posso muoverlo in tutte le situazioni e mi fornisce sempre delle soluzioni. Ma diciamolo piano: con il fisico che ha bisogna davvero stare attenti e provare a preservarlo per tutta la stagione». Il pensiero di Mandorlini va alle assenze di Hallfredsson e Bacinovic. I quali non torneranno prima di giovedì ed è probabile non ci siano anche sabato prossimo nel derby con il Vicenza. «Ho visto che hanno giocato con le rispettive nazionali e l'importante è che mettano minuti nelle gambe. Erano un po' indietro di condizione ed a loro fanno bene anche queste partite. Quando torneranno ne avranno due in più nelle gambe ed è importante».
Bruno Fabris

Mandorlini cancella l'ansia: tranquilli, stiamo arrivando
LA PAROLA AL TECNICO. I due pareggi iniziali non fanno perdere la fiducia nel gruppo
«Noi non avvertiamo tutta 'sta pressione, non cambio idea per due pareggi. Cacia? L' attaccante che volevo, ha le caratteristiche per noi»

08/09/2012
Cacia e altri dieci. Andrea Mandorlini ha già tutto in testa, voce sicura e la carica dei giorni migliori. Ha scelto il suo punto fermo, convinto più che mai. «È l'attaccante che volevo, erano anni che non avevo uno che attacca così la profondità e che vede la porta come lui. Cacia giocherà», evidenzia il mister, senza nemmeno doverglielo chiedere. Un'autentica investitura per Cacia? «Mi piace dare responsabilità agli attaccanti, anche con Ferrari è stato così. E poi per tanto tempo abbiamo giocato senza un riferimento là davanti. Cocco non c'è ancora, Gomez al centro ci va mal volentieri, davanti anche Carrozza è indisponibile e Grossi vive un momento non felicissimo nonostante abbia grandi potenzialità». Bojinov come l'ha trovato? «Ho parlato con lui, ha tante motivazioni e questo è l'aspetto più importante. Inutile parlare delle sue qualità, quelle le conosciamo tutti. Adesso ho una visione più chiara di quello che può darci. Rispetto agli altri è un po' indietro, deve lavorare ancora prima di allinearsi».

Questa abbondanza di attaccanti potrà modificare il suo tridente? «Cacia sarà il nostro punto di riferimento, vicino a lui potremo giocare larghi o più vicini a lui. Vedremo di volta in volta». È una partita più importante di altre quella con la Reggina? «No, è una partita come tante altre. E poi perché più importante? Per due pareggi? Allora significa che ci si dimentica in fretta di quel che è stato fatto finora. Fra i giocatori c'è l'atteggiamento giusto, si nota entusiasmo. Così come nella gente, quella che ci dava la spinta quando il primo anno eravamo ben oltre il baratro». Che serata si aspetta? «La Reggina è partita bene, abbiamo massimo rispetto ci mancherebbe. Ma penso solo al Verona. Dovremo fare la partita, ma è così da due anni. È chiaro che di spazi ne avremo pochi e qualche spazio alla Reggina dovremo concederlo. L'importante sarà mantenere l'equilibrio». È senza Bacinovic ed Hallfredsson. Soluzioni? «Ne abbiamo. C'è Jorginho, Cacciatore può giocare anche a centrocampo. Abbiamo gente versatile, in grado di occupare più ruoli. Questo è importante».

Martinho farà ancora il terzino? «Vediamo, l'ho visto anche in allenamento andare sulla fascia 150 volte. Ha cuore il ragazzo. Mi piacciono giocatori così. Pensano al bene della squadra, vanno dove li metti. Come facevo io?». I tre punti ci vorrebbero proprio? «Quando vinci ti alleni meglio, è naturale. E noi, Coppa Italia a parte, non abbiamo vinto tantissimo finora». Si è dato un limite massimo perché il Verona diventi la squadra che vuole lei? «Non guardo troppo avanti, il mio limite è la partita. L'ansia che avverto in giro non è la nostra. In un mese e mezzo abbiamo perso solo col Palermo e siamo andati avanti in Coppa Italia battendo il Genoa. Con la Fiorentina abbiamo giocato una buona partita e ci allenavamo da appena una settimana. Sabato abbiamo messo lo Spezia all'angolo. Ci è mancato solo il colpo del ko, ma la squadra è cresciuta. Questo conta davvero».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


MERCATO
Mandorlini a CM: 'Il Verona comprerà un attaccante, non ci sentiamo favoriti'
30 agosto alle 16:35
Il campionato di serie B entra nel vivo e Calciomercato.com ha intervistato in esclusiva Andrea Mandorlini tecnico dell'Hellas Verona. Nella passata stagione la squadra scaligera ha accarezzato il sogno di poter raggiungere la serie A, sogno spezzato dal Varese di Rolando Maran. L'allenatore dei gialloblù ha parlato della nuova stagione, di calcioscommesse e non si è voluto sbottonare troppo per quanto riguarda il mercato che chiuderà domani, 31 agosto alle ore 19.
Mister nella passata stagione avete solo accarezzato il sogno di poter arrivare in serie A, quali sono gli auspici e gli obiettivi di questo nuovo campionato?
"Noi pensiamo a lavorare e ragioniamo di partita in partita, i risultati arriveranno e i miglioramenti si vedranno col tempo. Puntiamo naturalmente a fare un campionato di vertice".

Non faccia il modesto, in questa stagione siete i grandi favoriti per la promozione...
"Ci danno favoriti dall'esterno, ma noi non guardiamo a queste cose e pensiamo a fare bene, poi vedremo se i risultati ci daranno ragione. Il campionato di serie B è sempre impegnativo, a fine anno tireremo le somme".

Per quanto riguarda il mercato è soddisfatto o si aspetta ancora qualche ritocco?
"Stiamo valutando due o tre situazioni, ma non so se le faremo tutte. Sono contento ho un buon organico per affrontare la stagione, per questo motivo non voglio sbottonarmi su possibili arrivi, posso dire che cerchiamo una punta".

Ha perso un giocatore molto importante come Tachtsidis, le dispiace o è contento per il giocatore?
"Chiaro che dispiace ma meritava una grande squadra perchè ha qualità fisiche e tecniche davvero notevoli. Gli auguro il meglio".

Tanti giocatori fondamentali però sono rimasti: da chi si aspetta un salto di qualità?
"Da tutti naturalmente anche se non sono di certo io a scoprire che Halfredsson, Jorginho, Maietta e Gomez sono giocatori fondamentali per il Verona".

Cosa ne pensa del caos calcioscommesse che vede anche coinvolto anche Emanuele Pesoli
"Una pagina nerissima che fa davvero male al calcio. Meno male che si è iniziato a giocare. Per quanto riguarda Pesoli e Ferrari posso dire che sono due bravi ragazzi che si sono sempre comportati da professionisti. Io non credo si siano prestati a nulla di illecito ma si sa il mio giudizio conta relativamente".

Mister, sempre in chiave mercato ha detto che cercate un attaccante, c'è un nome su cui punta maggiormente?
"Sinceramente non ho intenzione di fare nomi anche perchè abbiamo tre o quattro alternative, stiamo valutando e vedremo se domani entro le 19 arriverà qualcuno".
Marco Gentile

FONTE: CalcioMercato.com


Mandorlini applaude l'Hellas: «Una squadra che sa soffrire»
LA GRANDE IMPRESA. Cresce l'entusiasmo dopo la vittoria ai rigori contro il Genoa e il passaggio al turno successivo: «Grande spirito di sacrificio, i giocatori hanno dato il massimo e hanno chiuso la gara stremati. Bisogna recuperare per Modena»

20/08/2012
Genova. Sotto i riflettori di Marassi, nella serata magica di Genova, ci sono tre immagini che mettono i brividi e regalano emozioni. Scatto uno: Jorginho che si presenta sul dischetto per battere il secondo rigore, senza farsi prendere dal panico davanti alla Curva Nord, il covo dei fedelissimi genoani. Scatto due: Jorginho che spara un gran destro all'incrocio senza nemmeno guardare negli occhi un portierone come Frey. Scatto tre: Jorginho che, prima di tornare a centrocampo per ricevere i complimenti dei compagni, va da Rafael per abbracciarlo e incoraggiarlo. Eccolo lì Jorge Luiz Frello per tutti Jorginho o «Giorgio» come lo chiama affettuosamente mister Mandorlini. Brasiliano, poco più di vent'anni e la maglia dell'Hellas incollata sulla pelle. Il trait d'union tra il Verona che è stato e quello che sarà. Gambe, testa e cuore al servizio del gruppo.

Se poi c'è anche tanta qualità... il gioco è fatto. Cerca di restare con i piedi per terra anche mister Mandorlini ma si capisce subito che la vittoria del Marassi è una grande impresa, una spinta in più per partire forte anche in campionato. «Abbiamo vinto, siamo stati bravi e anche fortunati - ammette il tecnico gialloblù - è sempre una lotteria quando si passa ai rigori ma questa squadra ha dimostrato ancora una volta di avere un grande carattere. Abbiamo fatto delle cose buone ma anche qualche errore di troppo, lo so e lo sanno i giocatori, ne parleremo in settimana. Quello che m'è piaciuto però è l'atteggiamento, siamo venuti a Genova per fare la partita. Bravi i ragazzi quando hanno stretto i denti, soprattutto al'inizio. Il Genoa è partito forte, ha fatto valere la loro prestanza fisica e noi siamo sbandati ma siamo rimasti lì, a ribattere colpo su colpo. Potevamo andar sotto ma l'occasione più importante l'abbiamo avuta noi con Jorginho. Nel secondo tempo abbiamo reagito alla grande, abbiamo trovato il pareggio con un bel gol, potevamo anche vincere ma l'arbitro ha annullato il raddoppio di Gomez». Una vera ingiustizia. Ma cos'ha detto Banti dopo aver annullato il gol? «L'arbitro l'aveva concesso a dire il vero - sottolinea il tecnico del Verona - poi ha cambiato la sua decisione perchè ha visto l'assistente con la bandierina alzata. Niccolai ha detto di aver visto Bjelanovic davanti a tutti ma Gomez era in posizione regolare. Non so, vedremo le immagini».

Torti arbitrali a parte, il Verona ha regalato ancora una volta una prestazione convincente contro una formazione di serie A. Era già successo in amichevole con Fiorentina e Palermo. «Siamo in crescita - spiega Mandorlini - sì, è vero, avevamo fatto bene anche nelle gare precampionato ma adesso c'era un risultato importante in palio. Usciamo dal campo a testa alta, abbiamo speso e nessuno si è risparmiato. Speriamo di recuperare energie in vista del debutto con il Modena. Sicuramente ci sarà tanto entusiasmo in più». Buone indicazioni anche dai nuovi arrivati. Moras e Albertazzi sono stati gettati nella mischia dal primo minuto e hanno risposto con una prova positiva. «Moras era al debutto, Albertazzi aveva giocato una decina di minuti in amichevole - conclude Mandorlini - ma sono entrati in campo con grande determinazione, con spirito di sacrificio. Ma non posso dire nulla anche agli altri ragazzi, hanno dato veramente tutto. Crespo è rimasto in campo anche con i dolori alle gambe, Martinho ha fatto il terzino... Sono segnali importanti per il gruppo, solo così arrivano le vittorie più belle».
Luca Mantovani

Obiettivo Genoa Mandorlini pensa alla sfida di Marassi
UNA PARTITA DA BRIVIDI. I gialloblù se la vedranno contro il Grifone. «Sapevamo che poteva essere una gara difficile Abbiamo fatto fatica, è normale in questo periodo ma abbiamo portato a casa una vittoria importante»

14/08/2012
Obiettivo raggiunto. Sicuramente c'è ancora tanto da lavorare ma l'Hellas si è regalato una sfida da serie A. Dopo aver eliminato la Virtus Entella di Chiavari, squadra ligure appena ripescata in Prima Divisione, il Verona dovrà vedersela con il Genoa. Si giocherà sabato prossimo al Marassi. Secondo il «tabellone» avrebbero dovuto giocare in casa in Sampdoria e Genoa, una concomitamza che avrebbe portato a un'inevitabile «accavallamento». Sempre sul tabellone però i rossoblù figurano al numero 40 mentre i blucerchiati - che provengono dalla serie B - al 46. Da regolamento toccherà dunque alla squadra doriana invertire il campo con la Juve Stabia e giocare in Campania. Nessuna sorpresa, quindi per il Verona che affronterà il Grifone, una sfida dal sapore di serie A. «Una bella vetrina per tutti - ammette il tecnico dell'Hellas Andrea Mandorlini - cercheremo di arrivare preparati e onorare l'impegno. Ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita».

Non è stato così a Chiavari...
«Non siamo stati brillantissimi, questo è vero ma sono contento. Abbiamo raggiunto l'obiettivo, abbiamo battuto l'Entella e passato il turno. L'avevo detto in settimana, quando cominciano queste partite bisogna cercare prima di tutto di fare risultato. Noi l'abbiamo fatto e quindi andiamo avanti».
L'Entella poteva anche pareggiare...
«Sapevamo che sarebbe stata una gara difficile, loro hano fatto una buona gara, sono partiti forte, hanno entusiasmo. Noi abbiamo regalato qualche pallone di troppo e ci hanno castigati. Dopo il vantaggio degli avversari abbiamo reagito bene, abbiamo rimontato, fatto tre gol, potevamo farne di più. Nel finale abbiamo mollato un attimo la presa, eravamo meno concentrati e abbiamo subito troppo. Dobbiamo rivedere sicuramente qualcosa. Ma anche i risultati sono importanti, le vittorie ti regalano una grande consapevolezza».
Troppi errori in difesa?
«Abbiamo concesso qualcosa, è vero. ma ci può stare in questo periodo tutte le squadre fanno fatica. Abbiamo lavorato moltissimo in ritiro, abbiamo ripreso a sudare anche a Sandrà. Abbiamo affrontato una trasferta giovedì per andare a Busto, poi la trasferta di Chiavari. Probabilmente siamo arrivati stanchi anche psicologicamente, un po' "scarichi" di testa».
A Genova non sarà così?
«Beh, intanto la squadra avrà una settimana in più di lavoro nelle gambe e mancheranno pochi giorni all'inizio del campionato, la condizione sarà sicuramente diversa. Poi, senza nulla togliere alla Virtus Entella che ha fatto una bella partita, il Genoa è di un'altra categoria. Avremo il piacere e l'onore di sfidare una squadra di A, un gruppo forte, costruito per vincere. Sarà un test importante per tutti, avremo la possibilità di respirare un clima diverso, di affrontare giocatori di categoria superiore. Non ci potranno mai essere cali di tensione per giocare alla pari la partita».
L'anno scorso il Verona è arrivato molto avanto, fino agli ottavi con la Lazio...
«Un'esperienza molto importante, un'avventura bellissima che ci ha riportato anche nel mondo delle squadre che contano. Bellissima la partita all'Olimpico con la Lazio, con tantissimi tifosi veronesi al nostro seguito. Veramente molto bello»
Dalla Coppa al campionato...
«Cercheremo di farci trovare pronti, stiamo lavorando da settimane per arrivare carichi all'appuntamento con il campionato. Però non possiamo snobbare la Coppa. Le squadre di serie B hanno la possibilità di maturare esperienze formative contro società importanti».
Ci sarà il nuovo attaccante a Genova?
«Aspettiamo, senza fretta. Stiamo bene così, i ragazzi che la società mi hanno messo a disposizione hanno sempre dimostrato grande disponibilità. Questo è positivo».
Intanto ci pensa Gomez...
«È un giocatore importante, può giocare al centro o da esterno. Non aveva fatto gol nelle prime quattro gare, adesso si è sbloccato. Bene così».
Luca Mantovani

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Giusto restare uniti"
Postata il 01/08/2012 alle ore 23:11
"Sono state evidenziate tante cose più o meno buone come giusto in questo momento. Ci avviciniamo ai primi impegni ufficiali, i carichi si fanno sentire"
BRESSANONE - Dalla società scaligera segnali di compattezza in questo avvio di stagione. Ne fornisce testimonianza anche Andrea Mandorlini al termine della 2a amichevole estiva dei gialloblù: "Ci apprestiamo a vivere una stagione importante, da protagonisti, è giusto restare uniti".
Nonostante il sonoro 4-0 ai danni del Sudtirol, il tecnico bada al concreto: "Eravamo un po' stanchi, sono state evidenziate tante cose più o meno buone come giusto in questo momento. Ci avviciniamo ai primi impegni ufficiali, i carichi si fanno sentire. Da parte dei ragazzi c'è sempre tanta disponibilità, talvolta ci dobbiamo adeguare alle circostanze. Martinho non si era visto con la Fiorentina a causa di un problema fisico, può giocare in più ruoli, è un bravissimo ragazzo che ha qualità. Tutti intendono mettersi in discussione, dando un contributo anche in posizioni diverse".
Rispetto alla stagione scorsa il metodo di lavoro è rimasto simile: "In linea di massima la preparazione non è cambiata molto, pensiamo a migliorare il gioco e mettere tanti chilometri nelle gambe".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Parla Mandorlini: «Ecco come sarà il nuovo Hellas...»
GRANDE CONVINZIONE. C'è ottimismo dopo i primi giorni di lavoro: «Niente rivoluzioni, la base c'è, i vecchi sono davvero eccezionali e i nuovi hanno qualità ed entusiasmo. Gomez centrale ? Beh, lui può far bene anche lì...»

26/07/2012
Sole e nuvole si danno il cambio in un attimo a Santa Cristina. Un giorno come un altro in Val Gardena, nel laboratorio del Verona. Mandorlini guida il gruppo, Sogliano osserva dalla panchina. Sgobba l'Hellas, alla ricerca degli equilibri tanto cari al mister. Pretenzioso trovarli immediatamente, nessuno lo pretende. Ogni passaggio ha i suoi tempi, sul campo e sul mercato. Concentrato Mandorlini, dall'inizio alla fine. Ogni allenamento serve per ribadire vecchi concetti e ribadire nuove idee. L'avvio è stato promettente. «Le prime indicazioni sono buone. Stiamo lavorando, così come deve essere in questo periodo. Tutto procede bene, dobbiamo solo continuare. La strada è lunga, siamo solo all'inizio».

Prime impressioni sui nuovi?
«Positive. Sono arrivati ragazzi ricettivi, hanno voglia di inserirsi e di dimostrare quanto valgono. Sono contento, la qualità non ci manca».
Prima punta a parte, ha ricambi ovunque
«Anche l'anno scorso li avevamo, fa parte dell'equilibrio generale di una squadra. L'idea è quella di avere due giocatori per ruolo, stavolta più caratterizzati rispetto a una volta. Soprattutto fra gli attaccanti esterni. Ma in linea di massima tutto resterà come prima».
Pesa il ruolo di favorito? Per tutti il Verona è in prima fila
«Adesso pesano solo i metri che i ragazzi dovranno sorbirsi in questi giorni di ritiro, tutto il resto lascia il tempo che trova. Bisogna soprattutto concentrarsi nella ricerca del gioco, il resto lo dirà il campo. Non conosco altre verità. Non mi sono mai sbilanciato, non lo farò nemmeno stavolta».
Gli abbonamenti aumentano, si va verso i cinquemila
«I nuovi sono rimasti sbalorditi, dopo la presentazione, dall'affetto e dal calore della gente. Giusto che la piazza sia esigente, giusto che punti ad avere sempre il massimo. Da tanto, troppo tempo il Verona non frequenta il calcio che merita».
Quanto tempo ci vorrà per assemblare la squadra come si deve?
«I principi resteranno gli stessi, nella sostanza cambieremo poco. Non ci vorrà molto secondo me, degli undici di base cinque o sei conoscono già il mio calcio. Sono basi importanti, a cui si aggiunge l'entusiasmo che stanno dimostrando tutti gli altri. Vedremo già dalla Fiorentina se ci saranno progressi, anche piccoli. Ma sono tranquillo, non abbiamo fretta. Il nostro obiettivo è la prima di Coppa Italia il 12 agosto e soprattutto il campionato. Manca un mese, non è poco».
Come si sta integrando Bacinovic?
«Deve cominciare a calarsi in una realtà diversa, spesso è stato accostato a grandi squadre ma anche il Verona lo è. Ha tutto il tempo e lo spazio necessario. Importante si prenda delle responsabilità. Viene da esperienze diverse, anche se è relativamente giovane. La classe non gli manca, ora deve dimostrare anche a noi quanto vale».
C'è un giocatore in particolare da cui è rimasto impressionato favorevolmente?
«Dai vecchi, da quelli che c'erano anche un anno fa. Mi dimostrano sempre qualcosa in più. Eccezionali, li ringrazio davvero».
Il Verona quanto sarà diverso rispetto all'ultimo?
«Vedremo, importante è la qualità dei giocatori. Su questo dobbiamo lavorare, il resto verrà strada facendo. Senza troppa fretta, lo ripeto».
Gomez prima punta è solo un esperimento?
«Gli ho chiesto di giocare attaccante centrale qui in ritiro, abbiamo delle carenze e qualcuno è ancora in stand-bay. Ho parlato con lui, potrebbe essere una variante importante. Se e quando arriveranno altri giocatori in quel ruolo fisseremo altri punti di partenza».
Che cosa si aspetta ancora dal mercato?
«Lo sapete, preferisco non parlare di mercato, per questo c'è Sogliano. Qualcosa ancora ci manca, ma ci penserà il nostro direttore sportivo a sistemare le cose».
C'è subito la Fiorentina, come ci arriva il Verona alla partita?
«Come le altre squadre, abbastanza stanco direi. Ci stiamo allenando come voglio io, toccando ferro abbiamo avuto pochi intoppi. Per ora va bene così. Chiaro che nessuno va in campo per perdere. E non ci andremo nemmeno noi».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Sarà il campo a dare i giudizi"
Postata il 25/07/2012 alle ore 13:06
"Verona è una piazza importante, esigente ma ricca di passione: chi è arrivato quest’anno l’ha capito già dalla presentazione"
SANTA CRISTINA - Prime parole di fronte agli organi d'informazione dopo l'arrivo dei gialloblù a Santa Cristina da parte di Andrea Mandorlini: "In questa fase della stagione tutte le formazioni hanno un denominatore comune: la stanchezza. Ora l’obiettivo è lavorare correttamente, finora ci sono stati pochi intoppi e per questo siamo contenti. Concentriamoci sul primo impegno ufficiale, in programma il 12 agosto".
"Stiamo valutando tanti giovani presenti - continua l'allenatore scaligero - in linea di massima siamo sulla stessa lunghezza d’onda degli altri anni. A parte qualche piccolo acciacco procediamo bene. I nuovi sono molto disponibili, hanno voglia di fare e mettersi in mostra. Ritengo sia l’aspetto più importante".
"Pesoli è un calciatore d’esperienza che va a completare un organico che qualcosa ha cambiato. Avere due giocatori per ruolo è fondamentale, il principio non cambia. L’unico peso che sentiamo ora è dovuto ai metri affrontati in preparazione, i favori della vigilia lasciano il tempo che trovano. Sarà il campo a dare i giudizi. Verona è una piazza importante, esigente ma ricca di passione: chi è arrivato quest’anno l’ha capito già dalla presentazione".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


«Una partita alla volta e voglio super Gomez»
ANDREA MANDORLINI
18/07/2012
Con l'abbronzatura, lo sguardo blu è ancora più tagliente. Nel giorno del suo 52° compleanno, Andrea Mandorlini riporta il Verona sul campo ad allenarsi per iniziare una nuova avventura. Tatuata sull'avambraccio sfoggia una piccola scala scaligera beneaugurante che avrebbe dovuto portarlo in A. Invece riparte dalla B con una squadra piena di novità. Più qualità, almeno sulla carta. Lui guarda il futuro con determinazione, ma non si scompone: aspetta i risultati. Sa che la piazza è calda e che dopo l'impresa dell'anno scorso si aspetta tanto, di più. Sul passato ci ha messo una pietra sopra, ma brucia ancora aver perso il treno per fare il salto di categoria. Ripartiamo da lì, dalla fine. Dai play off. Riapriamo la ferita.

Rimpianti? Tornassi indietro cambieresti qualcosa?
«Sì, cambierei Massa».

L'arbitro?
«Già, sono sempre dell'idea che gli episodi nella partita con il Varese sono stati determinanti»

Il rigore non concesso a Ferrari...
«Sì, poi l'espulsione, lì cambia tutto. Situazioni che stravolgono una stagione. Come il gol del Milan con la Juve. Vabbé, dai, non pensiamoci più, si ritorna sempre lì e non voglio più pensarci, era così giusto per rispondere alla domanda».

Il rapporto non proprio idilliaco con l'ex ds Mauro Gibellini ha influito negativamente sull'ambiente?
«Per quel che mi riguarda no. Gibellini per me non è mai esistito, non avevamo rapporti. Quando sono arrivato qui lui cercava un altro allenatore ... non potevo avere rapporti con queste premesse. Poi le cose sono anche migliorate. Si sono dette tante cose, lui ha detto un sacco di bugie. La verità è una e la conosciamo io e il presidente, il resto non mi interessa»

Primo giorno di allenamento, com'è questa squadra?
«Stiamo lavorando bene, manca ancora qualcosa, il mercato è ancora lungo e difficile e bisogna anche avere pazienza».

È un Verona che sta cambiando tanto però.
«Sì sta cambiando, ma deve rimanere la mentalità, quella di non mollare mai. Sta cambiando, magari non si pensa- va di cambiare così tanto. Ma va bene così. Ci stiamo rinnovando anche se quasi tutti i giocatori importanti sono rimasti».

A parte l'attacco, quanto manca perché la squadra sia completa?
«Mancano ancora diversi giocatori. Qualcosa dobbiamo fare dietro. In mezzo va completata e davanti abbiamo bisogno della punta. In linea di massima si può dire che dobbiamo fare qualcosa in tutti e tre i reparti. Ma andiamo con calma. Il 31 agosto è ancora lontanissimo. Adesso vediamo: prendere tutti adesso potrebbe essere controproducente, andiamo con calma, ripeto, questa è la linea che abbiamo scelto».

Una punta centrale però serve, che sia Sforzini o altro.
«Con Nicola fermo, lì c'è una situazione da definire. C'è Bjelanovic, ma dobbiamo vedere. Ma abbiamo tempo.

A proposito di Ferrari, una bella mazzata la squalifica.
«Faccio fatica a capire, mi pare tutto ancora così inverosimile. Faremo di tutto per stargli vicino, è un giocatore nostro, starà con noi. Poi anche lì dipenderà da come si evolveranno le cose».

Tanti giocatori sono partiti, alcuni stanno andando. Molti nuovi. E Tachtsidis alla Roma come lo vedi?
«Dispiace per tanti giocatori che non ci sono più e che hanno dato così tanto a questa maglia, ma questa è la vita, bisogna andare avanti cercando di fare sempre meglio. Meglio dell'anno scorso. Sarebbe già un passo importante. Con Tachtsi ci siamo sentiti, io lo vedo bene alla Roma, molto molto bene. Ha tutto per imporsi anche in una piazza difficile e c'ha una allenatore bravo. Per quel che mi riguarda gli auguro tutto il bene possibile. È un ragazzo che ha dato tanto».

Ora c'è Bacinovic.
«Giocatore che tutti dicono bravissimo, io non lo conosco così bene. Tutti ne parlano benissimo, soprattutto il direttore che l'ha avuto a Palermo, garantisce lui. Insomma, giocava in serie A. Come caratteristiche ci siamo, lo mettiamo davanti alla difesa».

Rivas e Carrozza come sono?
«Li vedo bene come esterni, hanno queste caratteristiche».

Grossi?
«Può giocare in diverse situazioni, anche dentro. Ma tutti e tre questi giocatori sono polivalenti. Possono venire dentro, e dipenderà dalle situazioni che si creeranno. Davanti bisogna fare qualcosa. Come detto prima, c'è Bjelanovic, ma in attacco dovremo fare un'operazione importante».

Che obiettivi ha questo Verona?
«Di fare bene, l'idea almeno è quella, poi può succedere di tutto e rimanere delusi. Dobbiamo lavorare tanto e giocare partita dopo partita come abbiamo fatto in questi due anni senza guardare troppo avanti. È il nostro motto e ci ha portato abbastanza bene, continuiamo così. Ora la prima che abbiamo è il 27 luglio con la Fiorentina. Vediamo. Partiamo da lì».

Un giocatore sul quale punta quest'anno?
«Mi aspetto qualcosa un po' da tutti, ma in particolar modo da Juanito. Può fare ancora di più. Lo scorso anno verso la fine forse non ha fatto come nel resto della stagione. Ma ci può stare. Mi aspetto molto da lui, per noi è un giocatore importante».

Pure i tifosi si aspettano tanto.
«Ci hanno sempre sostenuto, nei momenti belli e in quelli difficili. Grandi».
Marzio Perbellini

FONTE: LArena.it


Mandorlini: "Non serve altro che l'entusiasmo"
Postata il 17/07/2012 alle ore 19:47
"Lo spirito di squadra è fondamentale. Avremo i riflettori puntati su di noi e per questo dovremo essere ancora più bravi"
SANDRA' - Lasciate alle spalle le vacanze, inizia finalmente la preparazione per la stagione 2012/13. Tempo di tornare a tirar fuori gli scarpini, dunque, e soprattutto di cominciare subito con grinta e tanta voglia di far bene. Prima di guidare i suoi alla seconda seduta di allenamento, Andrea Mandorlini ha incontrato gli organi di informazione: "Il gruppo sta cambiando, in linea di massima eravamo d'accordo che le cose andassero così", esordisce il tecnico scaligero. "Devo comunque ringraziare chi è andato via e ha dato un grande contributo nello scorso campionato".
Molti i movimenti di mercato portati a termine dalla nuova dirigenza, ma la rosa è ancora work-in-progress. "Dietro qualcosa dobbiamo fare, in mezzo la situazione va completata, mentre davanti siamo un po' fermi. Abbiamo due-tre obiettivi, qualcosa dovremo fare soprattutto in attacco. Gomez Taleb centrale può essere una alternativa".
"Allenare il Verona significa essere alla guida di una grande squadra - prosegue il mister - le pressioni è giusto che ci siano. Noi non abbiamo bisogno d'altro che dell'entusiasmo dei ragazzi e della gente. Pensiamo a fare il nostro dovere, lo spirito di squadra è fondamentale. Avremo i riflettori puntati su di noi e per questo dovremo essere ancora più bravi. Serve equilibrio, stiamo coi piedi per terra, poi il campo rivelerà le vere qualità".
Ufficio Stampa

FONTE: HellasVerona.it


Mandorlini: «Ho già in testa il mio Hellas»
MERCATO E DINTORNI. Tempo di prime riflessioni per il tecnico ravennate, tra passato, presente e futuro. E la voglia di ricominciare subito è tanta. «Setti? Giovane, dotato di grande entusiasmo e tanta voglia di fare Un pensiero a Martinelli: spero che la sua condizione migliori in fretta. Ebagua, Paulinho e Sforzini, tutti bravi giocatori. Ma costano molto»

28/06/2012
Un occhio al telefono, uno agli Europei, i figli Davide e Matteo nei paraggi. Sole e mare, la Riviera Romagnola d'altronde è casa sua. «Sono un lupo solitario io», scherza Andrea Mandorlini, pronto a ripartire, a sfidare tutti, a rilanciare la sfida alla serie B. Le batterie? Cariche, come se il campionato cominciasse domani. Tranquillo il mister, voce rilassata e il nuovo Verona già in testa.
Mandorlini, quante volte al giorno sente Sogliano?
«Non così spesso, non ce n'è bisogno. Parliamo quando serve. Lui sa come operare, per una volta che abbiamo un direttore sportivo con le idee chiare lasciamolo lavorare».
Prime impressioni su Maurizio Setti?
«Parlando con lui si capisce che ha voglia di fare. È giovane, ha entusiasmo. Proprio come Martinelli, mi auguro possa uscire in fretta da questo tunnel e che presto le sue condizioni di salute migliorino. Lo spirito che sa darci lui è stato molto importante. E lo sarà ancora».
'Non parte nessuno dei big', ha detto Setti. Si sente più sicuro adesso?
«Io so solo che il mercato è difficile, oltre alle entrate devi pensare anche alle uscite. Alcune saranno dure da digerire, perché tutti meriterebbero di restare. Le regole però non le facciamo noi, esclusa la lista giovani possiamo tesserare solo venti giocatori. Ci vorrà pazienza. Magari la squadra non sarà completa quando partiremo per il ritiro, ma bisogna adeguarsi».
È così complicato trovare un altro Tachtsidis?
«Taxi ha caratteristiche particolari, è stato un giocatore importante. Vi dico la verità: io le speranze non le ho ancora perse. Ci credo ancora, anche se non sarà semplice. Ne ho parlato anche con lui. Non si sa mai, vediamo».
Ha sentito anche Sforzini?
«Sì, ma non di recente. Conosco bene Nando, al Cluj l'ho avuto per poco tempo ma ci siamo capiti immediatamente. È anche merito suo se ho firmato per il Verona, è stato lui a parlarmi dell'Hellas. Erano solo belle parole, c'è voluto poco per capire che Nando aveva ragione.
Meglio lui di Paulinho ed Ebagua?
«Sono tutti e tre bravi. Sforzini ha certe qualità, Paulinho ed Ebagua ne hanno altre ugualmente interessanti. Mi piace Paulinho, ma è anche vero che costano tutti molto. Circolano prezzi davvero esagerati in questo periodo».
Anche Brivio non è così a buon mercato
«Lo so, la richiesta del Lecce è notevole. Mi è sempre piaciuto Brivio, fin da quando giocava nell'Under 19 con mio figlio Matteo. Dura però arrivarci».
Avrebbe tenuto Lepiller?
«L'ho detto a Sogliano, certe sue qualità emergerebbero ancor di più ora che può svolgere la preparazione così come tutti gli altri. Il discorso vale anche per D'Alessandro, un altro a cui serve continuità. La lista chiusa però ti obbliga a scelte ben precise e nette».
Lo Spezia sta comprando di tutto, è la favorita ora come ora?
«Non ho ancora pensato a scalette e griglie di partenza. Non ci penso mai, soprattutto ora. Troppo presto».
Squinzi lascia il calcio, ha sentito? Troppi torti arbitrali contro il Sassuolo
«Squinzi parla di errori, ma anche lui ne ha commessi tanti in questi anni. Penso soprattutto alla scelta di alcuni suoi collaboratori».
Mister, chi vince fra Italia e Germania?
«Ci vorrebbe un indovino, le partite fra noi e loro sono sempre entrate nella storia. Sarà così anche stavolta. Spesso si sono decise a favore nostro, nelle situazioni difficili l'Italia ha sempre saputo esaltarsi. La Germania però è forte, forse più dell'Italia, ha tanti giovani bravi e il solito grande carattere».
Lei ha allenato Montolivo all'Atalanta. Tridente con Pazzini e Lazzari. Non male
«Montolivo è un ragazzo molto sensibile, mi è dispiaciuto molto per il rigore sbagliato con l'Inghilterra dopo aver giocato fra l'altro una buonissima partita. Se dovesse ricapitare l'occasione però sono sicuro che Riccardo non si tirerà indietro. La personalità non gli manca».
Indicazioni tattiche dall'Europeo?
«Non molte. Vado controcorrente, non sono stati grandi Europei. Molto tatticismo e pochissima voglia di rischiare. C'è chi ha anche avuto il coraggio di criticare Cristiano Ronaldo, dicendo che nei grandi eventi si nascondeva. In due partite ha messo tutto in chiaro. È il migliore al mondo, dopo Messi».
E il suo giudizio sulla prossima serie B?
«Dicono sia più semplice, ma io ci credo relativamente. Ogni anno di questi tempi si fanno mille discorsi. Il Torino però ci ha messo un po' per tornare in serie A e la Samp c'è arrivata solo dopo aver rincorso per tutto l'anno. Io dico che i campionati sono sempre difficili, soprattutto la serie B».
Alessandro De Pietro

FONTE: LArena.it


LE INTERVISTE
Hellas Verona, Mandorlini: "Grande stagione. Sul mio futuro e Hallfredsson dico che..."
15.06.2012 13:26 di Dennis Magrì
Intervenuto ai microfoni di 'calciomercato.com, Andrea Mandorlini, tecnico dell'Hellas Verona, ha parlato della stagione appena conclusa e del suo futuro: "E' stata un'ottima stagione, sopra le aspettative. Sul calo fisico nel finale di stagione penso sia normale ma noi comunque siamo stati sul pezzo fino alla fine. Non ho rimpianti, ripeto siamo andati oltre le aspettative. Sinceramente mi dispiace molto che nella gara di ritorno dei playoff contro il Varese ci siano stati un paio di episodi nettissimi che potevano cambiare il corso della storia. Mi ha impressionato qualcuno? Non mi piace parlare dei singoli, ma tutti hanno fatto una stagione strepitosa. Se proprio devo fare dei nomi dico che Jorginho e Tachtsidis hanno fatto un salto di qualità importante, esprimendosi quasi sempre a ottimi livelli. Futuro? Rimango ancora qui a Verona, nella speranza di ripetere una stagione positiva, magari coronata dalla promozione in serie A".

Sul mercato, poi, il tecnico degli scaligeri aggiunge: "Credo che il direttore sportivo stia lavorando nella giusta direzione, abbiamo degli obiettivi e delle idee ma ancora è prematuro per parlarne. Il mercato da qui a fine agosto è ancora molto lungo. Hallfredsson? Io voglio che i giocatori forti rimangano. Ma le leggi del mercato non permettono di fare questi calcoli, se resterà sarò contento di allenarlo nuovamente".

FONTE: TuttoB.com


«Grande Martinelli, grandi i giocatori, grandissimi i tifosi»
Mandorlini fa il bilancio della stagione gialloblù «Questo gruppo è incredibile, non ci voleva Massa Ma sono carico e arrabbiato, vorrei ripartire subito»

06/06/2012
Il cielo è grigio sopra Sandrà. Una pioggia torrenziale accompagna l´ultimo allenamento del Verona. Sembra novembre, siamo in giugno. Il lunghissimo campionato di B è andato in archivio, con tante soddisfazioni e qualche delusione dopo l´eliminazione ai play off contro il Varese. Ma adesso arrivano le vacanze, i guerrieri hanno deposto le armi. Con la consapevolezza di aver dato il massimo per difendere i colori gialloblù, con la rabbia di chi sa di aver subito un torto. In mezzo al campo Andrea Mandorlini, il condottiero che li ha guidati in tutti i campi d´Italia. Sempre per vincere. E quando hanno perso l´hanno fatto a testa alta. «Non ho ancora smaltito la delusione e l´amarezza - ammette - ma non vedo l´ora di tornare in campo per prendermi la rivincita».

L´Hellas è già ripartito?
«Sono deluso e amareggiato, avrei voglia di spaccare tutto ma so che dobbiamo voltare pagina e ricominciare. Sono pronto a farlo con questa squadra, con questa gente perchè la città mi è entrata nel cuore».

Mandorlini e Verona, un legame incredibile...
«Si respira la grande passione per il l´Hellas, si capisce quanto è forte il legame della città per la squadra. Sono stato subito bene, mi sono sentito a casa. Ho deciso che mi tatuerò una piccola scala, prima o poi le cose della vita finiscono ma così il simbolo dell´Hellas resterà sempre sulla mia pelle».

Un anno vissuto intensamente...
«Un anno e mezzo, a dire il vero. Sono arrivato a novembre del 2010, venivo dalla grande delusione in Romania, volevo rimettermi alla prova anche in Italia. Ho scelto d´istinto, sapevo che Verona poteva essere la piazza giusta ma non immaginavo questa coinvolgimento. Totale».

Subito la promozione in B, poi il sogno della serie A...
«È stato bello, ragazzi. Dopo la sconfitta con il Varese mi è venuto lo slogan che potrebbe riassumere la stagione dell´Hellas e il mio stato d´animo: grande Martinelli, grandi i giocatori, grandissimi i tifosi. No Massa, però...».

Grande Martinelli...
«Ma dove lo troviamo un presidente così? La prima proposta per venire a Verona mi era stata fatta da Spartaco Landini e Alberto Parentela che in quel momento voleva entrare nell´Hellas ma io ho sempre parlato con Martinelli, solo con lui. Fin dal primo momento ho capito che potevo fidarmi di lui e il presidente si è sempre fidato di me. Un rapporto bellissimo, fatto di rispetto, di umanità, di forza. Uomo d´altri tempi, con un temperamento incredibile. Un punto di riferimento per la sua famiglia, per la squadra, per la società. L´ho visto domenica sera. È carico, mi ha trasmesso tanta energia positiva».

Grandi i giocatori...
«Mettiamoci subito d´accordo, questo è un gruppo fantastico. Potrebbe sembrare una cosa ovvia ma non lo è. E non l´ho scoperto in campo ma fuori. In campo hanno sempre dato il massimo anche se hanno sbagliato qualche partita, sono andati ben altre le proprie qualità tecniche. Fuori campo ho scoperto le qualità umane di questi ragazzi, hanno messo le basi per un progetto importante. Non solo i giocatori. Non bisogna dimenticare quello che hanno fatto i miei collaboratori, i medici, i fisioterapisti, i massaggiatori, i magazzinieri. Gente che ha dato tutto per l´Hellas».

Grandissimi i tifosi...
«Hanno fatto titoloni su giornali e tv nazionali per i tifosi della squadra inglese che hanno applaudito la squadra dopo la retrocessione. Cosa dovrebbero dire ai nostri tifosi che ci hanno incitato per novanta minuti e che ci hanno applaudito anche alla fine della partita, dopo l´eliminazione dai play off. Sentivo il coro «Mandorlini alè, alè...», vedevo le sciarpe sventolare e sentivo un magone dentro che saliva, un groppo in gola...».

Massa ha rovinato tutto.
«Ho scoperto in questi giorni che "massa" in dialetto veronese vuol dire troppo. Ecco potrei correggerre lo slogan così: grande presidente, grandi giocatori, grandissimi i tifosi... no Massa, però! Non so se mi passerà nei prossimi giorni ma sono ancora troppo incazzato. Quell´arbitro è andato contro gli eventi. Noi a Varese abbiamo perso e abbiamo perso male. Siamo stati zitti, siamo tornati a casa, abbiamo preparato la partita del ritorno. Abbiamo messo sotto il Varese per più di un´ora, hanno fatto due tiri in porta nel primo tempo per due errori nostri. C´erano due rigori e l´arbitro non li ha fischiati, questa è la verità. Grida vendetta soprattutto il secondo. Rigore per noi e Varese in dieci, perchè Troest andava espulso. Come sarebbe finita la partita?».

Il futuro di Mandorlini?
«Ho un contratto che mi lega all´Hellas fino al 2014, non ho nessuna intenzione di andarmene. Io ci sono e sono pronto a ripartire con la stessa grinta, lo stesso coraggio, la stessa determinazione. Anzi, di più...».

E la squadra?
«Nessuna rivoluzione. Qualcuno partirà ma lo zoccolo duro ha voglia di restare, di ripartire. Basta inserire giocatori di qualità in un blocco solido e la squadra sarà ancora più competitiva».
Luca Mantovani

«Bravo Varese, ma la gara l'ha decisa Massa»
LO SFOGO. Impossibile arginare la collera dell'allenatore del Verona: «Avevamo infilato la finestra di riserva per salire in A, non sono stati gli avversari a chiudercela»
Mandorlini furioso: «Il primo era rigore al 99 per cento, il secondo al duecento per cento. Abbiamo giocato una grande partita e non meritavamo di uscire così»

03/06/2012
Parole taglienti come lame, accuse mitragliate a getto continuo: non basteranno flaconi di digestivo ad Andrea Mandorlini per inghiottire il rospo. Stavolta la sensazione del torto è veramente pesante, l'abbaglio macroscopico. L'allenatore del Verona, occhi lucidi - un po' per la rabbia, un po' per la commozione dopo il vibrante commiato del Bentegodi - non ha bisogno di assist particolari per scaricare tutto il suo livore: «Cosa vi devo dire? Non c'è niente da dire», attacca in sala stampa. «Per l'ennesima volta un errore arbitrale ci ha impedito di andare avanti. Il Verona ha fatto una partita incredibile, partendo fortissimo proprio come avevamo pensato di fare. Ha rimontato... Però...». Però? «Penso ai due rigori non concessi: il primo c'era al 99 per cento, il secondo al duecento per cento. Il signor Massa andrà in Serie A, anche perché è un arbitro di grande qualità, ma se la personalità pensa di dimostrarla negando due rigori così, davanti a tanta gente, vedremo come si comporterà quando dirigerà l'Inter o il Milan. Penso soprattutto al secondo episodio: rigore nettissimo, clamoroso, rivisto cento volte, non so come abbia fatto a non fischiarlo. Purtroppo la partita si è chiusa lì».

Mandorlini abbassa per un momento il tono di voce, rientra sulla gara, fa sforzi colossali per riportare l'analisi sul piano tecnico: «Complimenti al Varese, una squadra tosta, lo sapevamo. Ma il mio Verona non meritava di uscire così, su un episodio come quello. Non ho mai parlato di torti ma stavolta ne abbiamo subito uno pesante, molto pesante. Giornata negativa, non tanto delle due squadre ma del signor Massa», continua lo sfogo. «Molto, molto negativa...». E poi: «Avevamo sbagliato noi l'approccio a Varese, Massa è stato determinante al Bentegodi», aggiunge l'allenatore scaligero. «Come me lo spiego? Non so, voi avete più conoscenze di me. Massa l'avete avuto già due anni fa col Portogruaro. Qualcosa ho sentito di quel pomeriggio ma non mi permetto di valutare. Non parlo di cose che non conosco. Ripeto: magari lui pensa di avere personalità e di doverla dimostrare evitando di fischiare davanti a tanta gente».

Maran, pochi minuti prima, aveva accennato a un probabile fuorigioco di partenza di Ferrari. La replica di Mandorlini è seccata: «Probabilmente Maran ha visto male», rileva. «La partenza di Ferrari era regolare, lui era finito davanti al portiere e Troest l'ha tirato giù. Stop». Del resto «se non dai rigore così quando lo dai? Quando ti sparano? Alla fine», confessa Mandorlini, «mi sono avvicinato a Massa e gli ho parlato. Con molta serenità. Gli ho chiesto cosa bisogna fare per avere un rigore». E ancora: «Avrà anche gli osservatori, avranno visto anche loro. O no? Però ormai non conta più nulla. Noi siamo a casa e loro in finale».

Parcheggiate le polemiche il pensiero torna alla bella prova offerta dalla squadra: «La partita era stata preparata bene. Complimenti ai miei. Sono quasi commosso per i ragazzi che l'hanno interpretata benissimo», ricorda l'allenatore. «Il nostro primo tempo è stato fantastico, abbiamo concesso due palle a loro, è vero, ma su nostri errori. Ed eravamo davanti col punteggio. Ma gli episodi pesanti contano». L'altro rimpianto «è che abbiamo beccato tre gol su palle ferme. Loro sono bravi su quello. Dopo di che il calcio è fatto di mille variabili, di mille situazioni. Il Varese è stato bravo, ha fatto la sua partita. Però il Verona ha fatto meglio. Poi è arrivato quell'episodio lì... E su quella variabile in area non è stato bravo né il Verona né il Varese. Ha deciso un'altra persona. Ci può stare, fa parte del gioco ma credo che sia stata una svista clamorosa. Non la meritavamo».

Anche lo sguardo alla grande stagione trascorsa è inquinato dal finale: «Siamo saliti dalla Lega Pro, abbamo fatto il nostro campionato, siamo rimasti in lotta per i primi due posti fino a due domeniche dalla fine e poi siamo comunque riusciti ad approfittare dell'altra finestra che ci poteva spalancare la Serie A. Non ce l'ha chiusa il Varese, ce l'ha chiusa l'arbitro. Guardare avanti? Ci sono cambiamenti societari in vista, di sicuro io ho un contratto qua però scusate: in questo momento non riesco a pensare troppo a quello che succederà più avanti...».
Francesco Arioli

«Sta arrivando il nostro momento: l'ora della rivincita»
PLAY OFF. L'Hellas potrebbe ritrovare il Sassuolo: «E noi ci rifaremo». L'allenatore del Verona analizza la stagione passata «Cancellerei Nocera e Crotone ma anche episodi e scelte arbitrali che ci hanno tolto punti importanti»

25/05/2012
Andrea Mandorlini quasi si commuove: «Sarebbe bello restare qui a Verona ancora tanto tempo. Il mio pensiero va oltre i contratti, i soldi, la categoria. Qui sto bene. Qui si fa calcio, qui mi amano. E poi tra quattro o cinque anni potrei pure fare qualcos'altro per il Verona». Cuore gialloblù. Il tecnico intervistato al "Cafè Barbarani" da Gianluca Tavellin per l'ultima puntata del format di TeleArena "Hellas, il sogno continua” si confessa e si lascia andare.
«Il sogno continua, deve continuare. Credetemi, la squadra arriva bene ai playoff, siamo reduci da un grande campionato. E possiamo arrivare in fondo con la testa giusta e con i pensieri giusti».

UN CUORE GRANDE. «Mi sembra ieri che è cominciato il campionato», dice, «e siamo qui a parlare di playoff. Il tempo è volato via veloce. Il Verona è cresciuto come gioco, come gruppo, come squadra. Tutti hanno messo un grande cuore. Non pensavamo a quello che stavamo facendo. Ma abbiamo sempre creduto in noi stessi. E poi sono arrivate le due sconfitte con Toro e Vicenza. Ci hanno fatto male. Ma lì la nostra stagione è girata. La testa è cambiata. E il Verona ha voltato pagina. Prima giocavamo bene senza raccogliere. Dopo avete visto tutti quello che è successo».

IL MIO CALCIO. «Oltre al campionato non dimentichiamoci la Coppa Italia. Abbiamo vinto a Parma. E a Roma con la Lazio il Verona ha fatto una gran bella figura. Ora finisce un campionato e ne inizia uno tutto nuovo. Più corto, ancora più importante. Il mio credo? Tutti responsabilizzati, tutti importanti. Tutti convinti di poter partecipare a qualcosa di grande. Abbiamo sempre cercato di arrivare in porta con la manovra. Magari il dispendio energetico è molto alto. Ma a me piace così».

CACCIA AL BOMBER. Il Verona ha trovato tanti stoccatori. Forse è mancato un grande bomber. Anche se Gomez ha trovato la via del gol con continuità. «Il grande bomber? No, va bene così. I gol li abbiamo fatti. Creando anche molte occasioni. A volte, però, la palla non entrava. Prendete il secondo tempo di Bergamo. Penso che in 45' mai nessuno abbia creato così tanto sotto porta. Nemmeno il Pescara. Che di gol ne ha segnati molti di più. Io mi tengo i miei. Mi tengo Pichlmann. Che entra e segna. E risolve le partite. Determinante nei sedici metri. Magari poteva fare anche meglio. Ma adesso siamo qui in corsa per la A. Con questo gruppo, con questi ragazzi. La partita di Torino è stata emblematica. Eravamo quasi all'ultima spiaggia, ed è uscito il Verona. Cancellerei Nocera e Crotone. Ma anche episodi e scelte arbitrali forse non ci hanno permesso di avere quei 2 o 3 punti in più. Con i punti di oggi il Verona sarebbe già in A tenendo conto di quella che era la classifica dello scorso torneo di B. E comunque, l'Hellas non ha mai praticato un calcio sparagnino. Sempre a testa alta, sempre a provare a giocare. Quello che sto vivendo qui mi ricorda tanto i momenti belli vissuti allo Spezia».

ZEMAN E MARTINELLI. Candido Mandorlini. Anche quando si tratta di parlare di Zeman. Oggi l'allenatore più celebrato d'Italia. «Ottima la sua fase offensiva, da parte mia c'è grande stima. Ma se poi vinci un campionato ogni 15 anni, allora preferisco essere Mandorlini. Siamo entrambi personaggi scomodi. Io forse più di lui. Zeman ha pagato caro la denuncia sul mondo del doping. È sprofondato, è andato all'estero, è ripartito dalla C. E adesso si prende la gloria. Il calcio è fatto di epoche. E di mode. Oggi vanno per la maggiore tecnici che non hanno fatto ancora niente come Mangia, Sannino, Pea». Il Verona potrebbe incontrare ancora il Sassuolo e Mandorlini è determinato: «Sta arrivando il momento delle rivincite e spero arrivi in fretta». Ultima riflessione sul futuro e Setti: «Martinelli sa bene quello che fa. Fidiamoci di lui. Vuole il bene del Verona, cercava compagni di viaggio. Il presidente sa quello che è giusto fare».
Simone Antolini

«L'Hellas è tornato? Non se n'era mai andato»
L'AFFONDO. Rimane il rimpianto di aver sciupato una grande occasione, e due punti, nella gara dominata contro l'Albinoleffe: «Capita di non vincere anche se crei tanto»
Mandorlini elogia la squadra e replica alle accuse «Noi stanchi? Ma quando mai, lo sostiene chi mette in giro queste voci, noi non l'abbiamo mai detto»

20/05/2012
Squadra stanca? Eccola qua, tre gol al Varese e partita dominata con i vecchi mastini gialloblù tornati a ringhiare. Il Verona senza benzina? Riguardati la corsa coast to coast di Maietta appena rientrato dall'infortunio e riparliamone. Mandorlini gongola, il suo Hellas gli ha regalato una grande soddisfazione, alla faccia di tutti quelli che paventavano gambe molli e tacchetti piantati nell'erba. Grande carattere, grande forza e contro un'avversaria in grande spolvero e molto solida. Il Verona è tornato, peccato allora per quei punti persi a Bergamo con l'Albinoleffe. Fanno rabbia. Mandorlini lo sa. E cosa fa? Fa vedere ai suoi ragazzi la partita delle occasioni sciupate ai suoi ragazzi alla vigilia del match coi biancorossi. Per caricarli come molle. E il risultato si è visto in campo.

«Il Verona non è mai andato via», dice perentorio Mandorlini, «stanchi? Ma quando mai, lo dice chi mette in giro queste voci, lo dicono gli altri, noi non l'abbiamo mai detto. Poi sì, capita che non vinci anche se crei tantissimo come con l'Albinoleffe e lì non c'è niente da fare. L'abbiamo rivista quella partita e viene ancora più rabbia per quello che abbiamo creato, ma il calcio è anche questo. Non siamo partiti forti, abbiamo iniziato con un ritmo basso ma la partita era comunque ancora lunga, è andata così. Ma noi ci siamo e non avevo dubbi, e parlo anche a proposito di quanto detto ultimamente sulla mia squadra, anche perché io li vedo tutti i giorni e so quanto questi ragazzi hanno dato e possono dare. Oggi abbiamo fatto una buona partita contro una squadra molto forte, un osso davvero duro». Anche i giocatori, che ultimamente erano parsi opachi sono tornati sugli allori, come Hallfredsson, Tachtsidis, Jorginho o Gomez. «Ma quando mai sono spariti?», si domanda l'allenatore del Verona, «durante quest'anno ci sono mai stati segnali diversi? Sono sempre stati questi i signori in campo. Magari a volte capita che qualcuno deve andare in tribuna ma siamo tanti e tutti vogliono giocare e partecipare a questo sogno importante. Rimane la prestazione, siamo molto, molto contenti. Non ho mai avuto dubbi, indipendentemente da come andrà a finire, dalle partite che vinceremo o perderemo. Questa è una squadra fantastica, un gruppo che lavora».

Applausi non solo ai giocatori, anche a Mandorlini che, dopo aver chiamato i suoi ragazzi a centrocampo a fine partite per mettersi in cerchio e suggellare la vittoria, ha preso gli applausi della curva sud. «Un grande pubblico, ci sono sempre vicini, come a Bergamo nonostante non abbiamo vinto. Sono venuti anche venerdì dopo l'allenamento, meritano la serie A. Culliamo questo sogno insieme a loro, non so come andrà a finire ma devo dire che sono stati veramente grandi e bravi a tutti. Ora dobbiamo solo pensare a giocarci le partite». Un buon auspicio per la fine del campionato e i probabili play off. «Noi ci siamo e c'è stata una grande risposta del gruppo. Dal punto di vista nervoso siamo stati bravi, tutti hanno dato tutto al 100 per 100 e mi rincuora aver visto i ragazzi cercare con dedizione di fare quello che abbiamo provato in campo e questo per un allenatore è importante».
Marzio Perbellini

Mandorlini carica: «Tutti con l'Hellas, ora viene il bello»
SU LA TESTA. Grande entusiasmo dopo la vittoria con la Reggina. «Bravi in Calabria, adesso pensiamo solo al Livorno La sfida con i toscani arriva in un momento decisivo. Il nostro presidente è un esempio, un guerriero vero»

04/05/2012
Mamma mia, che carica. Non servivano nuove prove ma la vittoria dell'Hellas sul campo della Reggina ha confermato la forza di un gruppo che dà il meglio di sè proprio nelle difficoltà. L'ha fatto l'anno scorso quando prima ha agganciato i play off in rimonta e poi comnquistato la serie B contro le «gufate» di tutti gli addetti ai lavori. Non si smentisce in questa stagione. Sono andate in archivio 38 partite, ne mancano solo quattro alla fine e il Verona è ancora lì, in lotta per andare direttamente in A. «Se non vincevamo a Reggio, sarebbe diventato tutto più difficile», ripete ancora una volta Andrea Mandorlini. In effetti non era facile strappare tre punti a una squadra che doveva assolutamente vincere per sperare ancora nei play off, con una pressione incredibile visti i risultati del pomeriggio e le vittorie di Sassuolo, Pescara e Torino. Non si poteva sbagliare, i gialloblù non hanno sbagliato. Andrea Mandorlini passeggia per le vie del centro, brinda al Liston con i vini della Dama, stringe mani, incassa complimenti. E sorride. Una parentesi prima di rituffarsi nella mischia.

Si capisce che ha già voltato pagina ma ancora una volta vuole abbracciare i suoi ragazzi. Tutti. Dal primo all'ultimo. Da quelli che «tirano la carretta» da agosto a quelli che hanno giocato meno, a quelli che sono infortunati, a quelli che sono andati tante volte in panchina o in tribuna. «Questo è un gruppo fantastico, lasciatemelo dire ancora una volta - ammette il tecnico - hanno fatto cose incredibili. Ma è giusto così perchè quando li vedo lavorare capisco che vogliono arrivare in alto con questa maglia addosso. Magari i nostri avversari hanno nomi importanti, hanno giocatori con tanta esperienza, con grandi qualità tecniche. Ma questi qua hanno un cuore grande così... Un difetto? In alcune situazioni dovrebbero essere più ignoranti, passatemi il termine. Invece sono troppo educati, dei guerrieri educati».

Un gruppo forte che si è aggregato nel tempo, partita dopo partita. Un feeling incredibile non solo tra giocatori e mister, tutti sono fondamentali, un mosaico che regala emozioni. «Ma il vero guerriero è il nostro presidente - aggiunge Mandorlini - lui deve essere un esempio per tutti. Quando c'è da lottare, lui si fa sempre trovare pronto. Dopo la nostra vittoria a Reggio Calabria tutti abbiamo pensato a lui che aveva voluto starci vicino anche in una situazione così difficile». Adesso arrivano quattro partite da vivere tutte d'un fiato, la volata è già partita, l'Hellas è lì. Ma il tecnico gialloblù non vuole parlare di tabelle, non pensa alle concorrenti dirette sulla strada della promozione. «Una alla volta, una partita alla volta - spiega - adesso pensiamo solo al Livorno, sarà una sfida difficilissima, in un momento decisivo della stagione. Loro rischiano di retrocedere, non possono regalare nulla com'è successo pochi giorni da con l'Empoli. Noi dobbiamo assolutamente vincere, inseguire ancora un sogno bellissimo. Giocheremo al Bentegodi, i nostri tifosi faranno sentire ancora una volta il loro calore, la passione, l'amore a questa squadra. Un appello? Non servono appelli in questo momento, un solo consiglio: state vicini all'Hellas, diamoci una mano, adesso viene il bello».

Manca l'ultimo sforzo per rendere fantastica la stagione dei record. Basta riguardare i numeri del Verona per capire la forza di questa squadra. Una matricola in serie B che ha messo insieme 70 punti in 38 partite, ha segnato 54 gol - il terzo attacco dopo Pescara e Reggina - ha mandato a rete sedici giocatori diversi. Ha collezionato otto vittorie consecutive e dodici successi uno dietro l'altro al Bentegodi, record assoluti per il torneo cadetto. «Sono numeri importanti che ci hanno dato grande soddisfazione - conclude Mandorlini - ma è meglio non pensarci più, adesso contano solo i tre punti con il Livorno».
Luca Mantovani

«Sei punizioni dal limite. L'ultima non c'era»
L'INTERVISTA. Andrea Mandorlini è arrabbiato, deluso ed amareggiato per la giornata storta dei suoi ma anche per aver perso contro il figlio ed il vecchio amico Calori
L'allenatore è certo: «Sbagliato l'ultimo fischio». Ma poi accusa: «Loro hanno tirato troppo in porta Noi ci abbiamo messo del nostro»

07/04/2012
Marzio Perbellini BRESCIA È arrabbiato Mandorlini e si vede. Due punizioni e due gol bruciano. Maledette palle inattive. Ma sono state troppe. E il Verona ha un po' dormito, imbambolato: niente freddezza, né cinismo. Continua a ripeterlo, è deluso, amareggiato: fare bene a Brescia era importante; il Pescara aveva perso a Varese e c'era l'occasione di staccare. Ma niente, i suoi giocatori erano opachi, gli attaccanti poco incisivi. Hanno creato poche occasioni da gol e quando si sono ritrovati in superiorità numerica con belle ripartenze hanno sprecato malamente, fallendo magari il passaggio decisivo, quello che fa male. Quello che ti piega. «Dobbiamo fare mea culpa dice Mandorlini. «Abbiamo avuto 20-25 minuti nella ripresa in cui abbiamo cercato di vincere con tre o quattro situazioni importanti che avrebbero potuto cambiare l'esito della partita ma non ci siamo riusciti e quindi al di là dei meriti degli avversari credo che la colpa sia stata nostra».

Rimugina, mastica amaro, il mister non si rassegna, e poi ha perso contro suo figlio Matteo. E contro il suo amico ed ex compagno di squadra nell'Udinese Alessandro Calori. Anche questo un po' rode. Ma mai quanto vedere i suoi ragazzi attaccare senza convinzione. Lo ripete come un mantra: «In quelle due o tre occasioni, quando siamo ripartiti eravamo in superiorità numerica ma ce la siamo giocata male, troppi egoismi, troppi individualismi e non possiamo permettercelo». Non si scompone nemmeno sul fallo fischiato generosamente contro il Verona al 90' dal quale poi è arrivato l'eurogol vittoria dei biancazzurri. «Non c'era, ma non è importante», dice, «perché al di là degli episodi, ripeto, non siamo stati bravi a chiudere due, tre situazioni molto favorevoli che se avessimo sfruttato meglio ci avrebbero permesso di vincere la partita. E no so nemmeno se Rafael era leggermente fuori posizione: devo rivedere il gol». «Ma al di là di questo», aggiunge il tecnico gialloblù, «come nella palla inattiva nel primo tempo dalla quale è arrivata la prima rete, constato che hanno avuto sei, sette punizioni dal limite.

E le squadre quando hanno occasioni così cominciano a diventare pericolose. Il calcio è micidiale, fa pagare tutto e noi abbiamo pagato nel finale e dispiace perché questa partita la potevamo vincere. E non siamo qui a giudicare l'operato degli arbitri perché oggi gli avversari hanno calciato troppe volte e noi magari ci abbiamo messo del nostro anche se, devo dire, la punizione fischiata alla fine che ci ha condannato era inesistente. Ma è andata così, le giustificazioni non servono, pensiamo solo a quello che avremmo dovuto fare meglio noi». Arrabbiato sì, ma senza rabbia: è un Mandorlini pacato quello che parla. Negli occhi un misto di stanchezza e frustrazione. Per tutta la partita non ha fatto altro che scuotere la testa e dondolare le braccia con rassegnazione. In campo i gialloblù non macinavano. Sbagliavano troppi passaggi, troppe palle perse a centrocampo, nessuna incursione in attacco. Zero tiri.
L'Hellas si è scosso solo dopo il gol nel finale, come se si fosse svegliato da uno stato comatoso. Ha iniziato a correre e a recuperare palle con furore agonistico perché sapeva che la sconfitta sarebbe stata troppo dura da ingoiare, ingiusta. Ma oramai era troppo tardi. «L'ultimo passaggio», sentenzia Mandorlini, «lo abbiamo sempre giocato male: non siamo stati squadra e l'abbiamo pagata, dispiace solo quello. Se c'era una squadra che doveva vincere nell'ultima mezzora quella era il Verona. E peccato, ancora e tanto più grande vista la sconfitta del Pescara. Ma il calcio è fatto così: di situazioni. Loro hanno vinto su due palle inattive e noi avremmo potuto batterli con il gioco, ma non funziona così e s'è visto».

«Ma che grandi, grandissimi i miei ragazzi !»
EUFORIA. E sabato il derby con il Vicenza: «Sarà una partita diversa, molto difficile, anche se molto dipenderà dal fondo del campo: ci serve un terreno di gioco idoneo»
Mandorlini quasi commosso dopo l'eccezionale gara del suo Hellas che ha sfatato il tabù delle «grandi» «Non ci aspettavamo un trionfo così, bellissimo»

13/03/2012
Francesco Arioli TORINO
Il profumo della primavera risveglia i sensi al Verona. Batte il cuore gialloblù nel catino dell'Olimpico. Batte forte anche il cuore di Andrea Mandorlini. L'impresa dell'anno arriva quasi inattesa, almeno per chi osserva gli eventi dall'esterno, in una fase della stagione che non pareva particolarmente sfavillante. Se all'andata era stata la squadra granata a offrire sensazioni di indiscussa superiorità, a Torino il tema è completamente ribaltato. Oggi come oggi è l'Hellas a stazionare su un altro pianeta: «Ma io ho rivisto quella gara», spiega il tecnico. «Loro avevano dato il cento per cento, noi non avevamo fatto una grande partita ma non avremmo comunque meritato quel 3-1».

I tifosi scaligeri stanno sfollando, lo stadio ormai è vuoto. Mandorlini osserva e rilegge i 90': «Abbiamo fatto una gran partita. Sì, alla fine mi sono quasi commosso. Era una vittoria che si meritava la squadra», rivela. «Era una partita difficile, noi non volevamo perdere contatto con le prime però, si sa, un conto le cose è dirle e un altro è andarci in fondo. C'era un ambiente carico, a noi è riuscito quasi tutto. Grande prestazione: intensità, concentrazione, voglia di fare. Grandi, grandi, grandi i ragazzi...».

Il tecnico è un fiume in piena. Ha gli occhi accesi. Che si incattiviscono di una nota quando gli si ricorda del recente 0-2 in casa della Samp: «Ma a Genova stavamo bene: nel secondo tempo avevamo giocato solo noi pur essendo sotto 2-0 con due gol non proprio chiari. È seguita una settimana un po' nervosa. Però ci tengo a dire che noi eravamo stati squadra anche a Genova. E qui ci tenevamo a ribaltare un po' tutto: dedichiamo la vittoria alla gente che ci sta vicino. E comunque se queste sono le reazioni dei miei ben vengano le critiche».

E poi: «Non ci aspettavamo un trionfo così anche se sentivamo di poter fare una buona partita. È stato importante il primo gol, ha inciso la nostra superiorità sugli esterni. E chiudere il primo tempo sul 2-0 ha cambiato gli equilibri, anche mentali». E sconfitto un tabù: le grandi adesso fanno meno paura: «Ma era un tabù per l'esterno», dice lui. Quanto ai progetti futuri, stuzzicato sulla possibilità di agganciare il secondo posto, Mandorlini abbassa i toni: «Noi non pensiamo a quello. Viviamo ancora alla giornata».

Archiviata la festa il pensiero è rivolto al derby di sabato: «Quattro punti in più rispetto all'andata? Ma se vinciamo il derby diventano sette: sono tanti. Dobbiamo prima di tutto recuperare perché col Vicenza sarà una partita completamente diversa, molto difficile». E «tante cose dipendono anche dal fondo del campo: a noi serve un terreno che ti permetta di giocare, dobbiamo fare di tutto perché al Bentegodi le cose migliorino perché altrimenti, credetemi, per noi diventa molto più difficile».

FONTE: LArena.it


A TU PER TU
...con Mandorlini
"Spero che il Verona sia in giornata. Obiettivo serie A? Non mi interessa Gibellini, doveva fare meglio sul mercato. Inter, Moratti vicino a Ranieri"

12.03.2012 00.00 di Alessio Alaimo
Non pensa alla serie A, l'Hellas Verona di Andrea Mandorlini. Nonostante l'impegno di stasera, contro il Torino, abbia sapore di alta classifica. Il tecnico dei veneti parla di questo ed altro a TuttoMercatoWeb.

Mandorlini, pronti per il Torino?
"Andiamo a giocare contro una delle prime della classe, è una partita importante. Spero che la squadra sia in giornata".

I granata puntano alla serie A.
"L'obiettivo sembra quello, è la squadra più forte. Ha tutte le possibilità per arrivare fino in fondo".

E il Verona? Gibellini non ha nascosto di pensare alla promozione.
"Non so quello che dice Gibellini, non mi interessa. Viviamo alla giornata e non abbiamo degli obiettivi. Il nostro obiettivo è giocare le partite e basta. Il Direttore dice delle cose che pensa solo lui. Se ritiene che il Verona sia da serie A, si sarebbe dovuto muovere meglio durante il mercato".

Tra i suoi giocatori si sta mettendo in luce Hallfredsson.
"Sicuramente è un ottimo giocatore, ha già fatto la serie A e adesso è cresciuto tanto. Ma a gennaio non è stato vicino ad andare via".

E lei, si vede ancora a Verona?
"Ho un contratto di tre anni, mi piacerebbe fare qualcosa di importante qui e programmare ancora qualcosa di positivo".

Chi toglierebbe al Torino?
"Sicuramente Ogbonna, che è migliorato tanto al punto di conquistare la Nazionale nonostante oggi stia giocando in serie B".

La sua ex Inter sembra in ripresa. Ora c'è la Champions.
"La stagione non è partita bene, però ci sono ancora tante partite. Speriamo che possa far bene in Champions League".

Non ha mai pensato alla panchina nerazzurra?
"Per ora penso a quella mia (sorride, ndr). All'Inter sono stato tanti anni, stiamo parlando di cose importantissime. Ma voglio far bene al Verona. Ovviamente allenare l'Inter sarebbe un sogno, perché da bambino sognavo anche di giocarci. Non ci penso".

Intanto Moratti ha dato fiducia a Ranieri.
"Se il club sta vicino al proprio allenatore diventa determinante a tutti i livelli. Quindi direi che la mossa di Moratti è stata importante".

FONTE: TuttoMercatoWeb.com


El Mandorlo, sire di Verona sogna un grande Carnevale A giugno, con lesso e pearà
21/02/2012
La “Scala” che porta alla serie A è al “Bentegodi”. L'immagine se volete è la fotocopia di quella della curva con tante scale rigorosamente a tre pioli dell'anno scorso, ma in concreto sono i punti che il Verona ha ottenuto e cercherà di ottenere sul campo amico. Insomma quasi a rievocare i tempi eroici del “Vecchio Bentegodi”, i “blu-gialli” come venivano chiamati allora, per via del colore predominante sulle maglie, il blu appunto, possono ritagliarsi uno spazio importante nella storia dell'Hellas mantenendo l'incredibile media casalinga. Dal novembre scorso, vittoria sul Brescia, Rafael e compagni continuano a vincere. Ben nove i successi consecutivi ad un passo dal record della stagione 1930/31 nella quale furono dieci le vittorie di seguito.

La storia, il vissuto remoto e quello recente, spingono l'Hellas. Ricordate la serie casalinga di vittorie l'anno scorso del Verona in Lega Pro dopo il ko col Gubbio?. Ecco il “Sire” del Carnevale gialloblù:”El Mandorlo”, ha consegnato alla sue fedele corte l'editto per raggiungere il campionato eterno: la serie A. ”Gioca chi è più in forma”, con grande consenso di tutti a cominciare dal “Principe Reboano” Mareco, giunto a Verona per dare esperienza alla difesa ed ora scavalcato nelle preferenze del “Sire” da Capitan Ceccarelli. Insomma l'Hellas vuole stupire ancora e soprattutto in casa vuole costruire l'ennesimo miracolo calcistico.

Al “Bacanal” di via Torricelli non ci sono i soldi di Viareggio eppure, il Carnevale riesce ugualmente da 482anni. Ci vuole passione, speranza e fede. Quella che non manca a tutto il popolo gialloblù , pronto ad invadere le strade, meglio che l'aeroporto, un po' come capita al “Venardì Gnocolar” , per applaudire il “Papà del Gnoco” ed i suoi ragazzi. Mandorlini si è messo un po' a dieta, ma il lesso con la pearà resta sempre in caldo a San Zeno. Ecco mangiarlo a giugno con il caldo potrebbe essere un bel voto da fare per uno dei tecnici più scaramantici della storia dell'Hellas Verona. A proposito lo sapete che il “Mandorlo” nella sua casa di Verona non prende mai l'ascensore Per lui la “Scala” oggi vale molto di più.

A scuola di calcio dal professor Mandorlini
L'INIZIATIVA. Piacevole serata alla Gran Guardia, col tecnico dell'Hellas in cattedra, nel ciclo di "lezioni" organizzate dalla società gialloblù per allenatori e appassionati. Il tema della serata era il 4-3-3, «... ma prima di tutto c'è la passione, la voglia di trasmettere valori. E' quello che ogni tanto non mi fa dormire la notte...»

15/02/2012
Sempre lui, il più amato di tutti. Pronto a regalare ancora momenti preziosi. Questa volta però Andrea Mandorlini non è sul campo a guidare i suoi ragazzi ma sul palco della Gran Guardia, ospite del secondo corso di formazione organizzato dal settore giovanile del Verona. Di fianco Stefano Ghisleni, responsabile del vivaio dell'Hellas e Giancarlo Filippini, capo degli osservatori gialloblu. Ci sono anche l'assessore allo sport Federico Sboarina, Paolo Paternoster, presidente di Agsm che ha sponsorizzato l'evento, ed ovviamente sedute in platea tante persone venute per ascoltare l'allenatore del Verona. Parte piano il mister. Gli chiedono del 4-3-3, è il tema della serata.

Ma è solo un pretesto per aprire il cassetto dei ricordi. «Sinceramente ero un po' stufo del 4-4-2, la mia idea è sempre stata quella di avere tre attaccanti davanti pur con molte variazioni – attacca Mandorlini – stretti, larghi, con un trequartista, non importa, per me conta avere la possibilità di diversi riferimenti in avanti. Anche se sono stato un difensore amo il gioco offensivo, senza rinunciare all'equilibrio ma tenendo in mano la partita». Parla a braccio, poi gli chiedono concetti più specifici e il mister riempie mille cartelloni: nessuna lavagna luminosa, nessun computer, solo fogli, pennarelli e disegno a mano libera. «Il computer non lo uso mai, faccio tutto sulla carta, su mille foglietti sparsi qua e là. A volte mi sveglio la notte perché mi viene qualche nuova idea e la scrivo subito – racconta - non dovete mai perdere la voglia di trovare qualcosa di diverso, di inventarvi gli allenamenti e di proporre nuove idee».

Consigli, metodi, il tempo corre veloce, l'Hellas però è sempre al centro delle domande del pubblico. «In una squadra sono fondamentali le conoscenze, ma devono averle tutti i giocatori: è indispensabile per creare un gruppo forte, ci sono allenatori che scelgono modi più pittoreschi. A me piace il lavoro sul campo». Uno spettatore più intraprendente degli altri prende la parole e incalza il tecnico con mille domande, Mandorlini risponde volentieri, poi parte a briglia sciolta. «Oh, ma questo chi l'ha mandato, quelli del Gubbio?» applausi e risate, il mister sorride e va avanti a spiegare. Parla soprattutto di attacco, di movimenti avanzati, spiega nei dettagli cosa chiede ai suoi giocatori; accenna anche alle altre formazioni, porta l'esempio del Pescara di Zeman, maestro del gioco offensivo.

«Ma pensa te, questa sera, prima quello del Gubbio, adesso mi tocca anche parlare del Pescara» è una battuta dietro l'altra, con il microfono in mano potrebbe andare avanti per ore. «In Italia giochiamo male, nei settori giovanili si fa troppa tattica quando si dovrebbe puntare molto di più sulla tecnica. Bisogna tornare ad essere più allenatori e meno gestori. Oggi quello che fa sentire giocatori è quanto si guadagna, è assurdo – il bersaglio è un sistema che gli piace sempre di meno – una volta ti sentivi giocatore o allenatore per quello che facevi sul campo e basta».

Domanda dalla platea, il tema è il fallo tattico. «Non so se sono giusto per rispondere, direi che ero abbastanza falloso. Anche se non erano falli tattici i miei, andavo sull'uomo, è che proprio non capivo le finte» altre risate, Mandorlini si rivela anchorman efficace. La domanda sulla sua esperienza all'estero arriva quasi alla fine. «Mi ha fatto tornare più forte, dopo aver vinto campionato, coppa e supercoppa essere esonerato a pochi giorni dalla Champions League è stato un colpo durissimo, evidentemente però a tutto c'è un perché... poi sono arrivato a Verona e forse è così che doveva andare. Qui all'inizio il problema era mio, non certo della squadra, era il mio spirito. Continuavo ad essere troppo arrabbiato e non riuscivo a trasmettere quello che avevo in testa. Per chiudere non so bene cosa dire, se non che quello che conta è la passione. Riuscire a trasmettere conoscenze, valori, ma farlo sempre con una passione incredibile, infinita. Quella che ancora oggi a volte non mi fa dormire la notte».
Luca Mazzara

«Serie A? Ne riparleremo dopo Torino e Genova»
MANDORLINI IL TEMPOREGGIATORE. Il tecnico gialloblù predica calma nonostante la classifica
Difende a spada tratta Tachtsidis: «È incredibile che già dopo due passaggi ci sia già chi urla di cambiarlo È forte e giovane: se non è morto non lo cambio»

12/02/2012
Meglio stare calmi e ripararsi dagli spifferi dell'entusiasmo. La vittoria con l'Ascoli «è importante per i punti e per come è venuta», spiega Andrea Mandorlini. Ma è prematuro parlare di obiettivi futuri: «Meglio aspettare ancora un un po'». In compenso la missione salvezza è conclusa... «Spero di sì. È una classifica in cui corrono tutti. Anche in questo caso aspettiamo». Meglio parlare della partita. «Che non sarebbe stata facile lo sapevamo. Sono contento della calma che hanno dimostrato i ragazzi: hanno giocato con tranquillità creando un paio di occasioni nel primo tempo, quando la partita poteva già aprirsi. E poi abbiamo avuto sempre grande equilibrio. La vittoria credo sia indiscutibile. Come è indiscutibile il contributo di Hallfredsson».

La rosa numerosa sembra essere il segreto del Verona: è così? «È vero, siamo tanti. E questo ci permetterà di recuperare: ne abbiamo bisogno. Così come bisognerà mantenere gli equilibri tra chi gioca e chi non gioca. È ovvio che tutti vogliono scendere in campo e partecipare a quest'avventura. Anche oggi abbiamo cambiato quattro-cinque pedine e chi è entrato s'è fatto trovar pronto. Questo fa ben sperare». La possibilità di cambiare spesso diventerà una costante da qui alla fine? «Non lo so. Oggi è stato così: ci ho pensato fino alla fine, tanto che anche loro non sapevano come avremmo giocato». Resta il fatto che dopo il vantaggio l'Ascoli ha creato un paio di occasioni anche se è rimasto lontano dallo specchio della porta. «È vero: e potevano buttarla dentro magari di testa. Il fatto è che noi abbiamo cominciato a giocare in maniera egoista. Tutti volevano fare la giocata importante per chiudere la partita.

Poi abbiamo fatto qualche errore in disimpegno rischiando di ripetere quanto successo a Padova». Ci ha pensato Tachtsidis, al suo primo gol in gialloblù... «Sono davvero contento per lui. È incredibile quello che accade al ragazzo: dopo un paio di passaggi c'era già chi urlava di cambiarlo. Questa cosa mi fa inc..., mi fa venire il nervoso. Lui è un giocatore fantastico, giovane e credo che gli si debba concedere anche di sbagliare qualche volta. E comunque, per quanto mi riguarda se non è morto non lo cambio». Tra l'altro il greco è il 14esimo gialloblù che va a segno: quasi un record. «Mi pare che manchino all'appello Mareco ed Esposito. Speriamo di continuare così». Ad un certo punto della ripresa hai ridisegnato la squadra. «Sì, come a Parma ed a Cittadella. Eravamo in vantaggio ed ho messo la difesa con tre centrali aggiungendo Mareco a Ceccarelli e Maietta, con Cangi e Pugliese esterni. Anche pensando ai centimetri, visto che loro potevano metter dentro qualche pallone pericoloso. Non dimentichiamo che per recuperare avevano dentro quattro attaccanti. Così ho preferito consolidare la squadra. Tant'è che da quel momento in poi non abbiamo più rischiato nulla».

Tornando al primo tempo: perché tanta fatica? «Non è mai facile trovare spazi e verticalizzazioni contro una squadra che si chiude con tutti i dieci uomini dietro la linea della palla ed in cinquanta metri. Il rischio è di concedere campo a giocatori veloci come Papa Waigo che, invece, Maietta ha tenuto benissimo». A questo punto, a salvezza praticamente archiviata, si può cominciare a parlare di obiettivi? «Abbiamo la possibilità di puntare ad un traguardo importante: la gente dagli spaltilo cantava. Ma preferisco vivere alla giornata. Io continuo a dirlo ed a ripeterlo ai ragazzi». La classifica però è lì... «È vero: abbiamo una classifica buonissima. Ma è la stessa dell'andata. Ci sono ancora tante gare, tanti scontri diretti. È ancora presto per puntare ad un obiettivo». Quando si potrà farlo? «All'andata pareggiammo col Gubbio e con la Sampdoria e poi perdemmo col Torino. Adesso aspettiamo gli umbri in casa e poi dovremmo andare a Genova e Torino...».
Bruno Fabris

FONTE: LArena.it


mercoledì, febbraio 8th, 2012 | Posted by Orru
Verona, Mandorlini:”Da giocatore ho grandi ricordi di Ascoli”
Sabato prossimo andrà in scena Verona-Ascoli per la 27^giornata del campionato di Serie Bwin. Per il mister dei veronesi Andrea Mandorlini è una sfida densa di ricordi, visto che da calciatore ha vissuto per tre anni con la maglia bianconera. Al quotidiano ”L’Arena” affida le sue emozioni:”Sono stati tre anni splendidi – racconta – avevo fatto le giovanili nel Torino, un anno in B con l’Atalanta, poi il passaggio all’Ascoli in serie A. Una prova di maturità importante. Eravamo un bel mix, giocatori esperti e ragazzi più giovani. Sapevamo che c’era sempre da lottare per la salvezza, Rozzi e Mazzone erano due personaggi incredibili, sapevano trasmettere grande determinazione. Eravamo una squadra di temperamento, nelle partite casalinghe gettavamo le basi per arrivare alla salvezza. Basta pensare al campionato 82-83. Allora c’erano i due punti per la vittoria, in casa abbiamo messo insieme 24 dei 30 punti a disposizione, dodici vittorie su quindici partite. In trasferta abbiamo fatto solo tre pareggi (con Genoa, Samp e Pisa) e ci siamo salvati lo stesso. Sono rimasto in contatto con molti dei miei ex compagni, ho sentito Mazzone a Natale, ho visto in campo Menichini e Novellino che erano sulel panchine di Crotone e Livorno. Con Enrico Nicolini siamo amici, è stato uno dei miei vice quando ho allenato il Cluj, in Romania. Alla base di quel gruppo c’erano valori umani importanti. Non è facile salvarsi per tre anni a fila con l’Ascoli, quella squadra l’ha fatto e ho lasciato un bel ricordo da quelle parti. E poi la mia vendita all’Inter ha portato un bel po’ di soldini nelle casse della società bianconera”.
di Marco Orrù

FONTE: SerieBNews.com


Hellas, niente acquisti. Ora tutto sul Grosseto
VOGLIA DI RISCATTO. Gialloblù al «Bentegodi» tre giorni dopo lo scivolone di Modena: «Magari ne perderemo altre ma nei prossimi cinque mesi può succedere di tutto». Mandorlini chiude in anticipo il mercato invernale: «Siamo a posto così. Pensiamo a giocare. Il Sassuolo? Festeggi. Ma i conti si fanno a maggio»

31/01/2012
«Niente acquisti, siamo a posto così». Vai a Sandrà, in un soleggiato pomeriggio di fine gennaio, per scoprire le strategie del Verona anti-Grosseto (rivale dei gialloblù stasera al «Bentegodi»), e ti imbatti invece nell'annuncio non proprio atteso di mister Andrea Mandorlini, che chiude ufficialmente il mercato di riparazione gialloblù con oltre ventiquattr'ore di anticipo. La dichiarazione è solenne, difficile pensare a un depistaggio. Più semplice ritenere che, ritenuti irraggiungibili gli obiettivi effettivamente rincorsi (Ricchiuti?), il club abbia deciso innanzitutto di tenersi i pezzi buoni ed evitare corse allo shopping disordinato. A dare l'addio è stato intanto Felice Natalino, sgambettato dai regolamenti e dalla leggerezza del club in fase di tesseramento: il difensore scuola Inter è già a Crotone, dove gli è stato garantito il posto da titolare, diversamente da quanto sarebbe successo a Verona.

Mandorlini comunque non si piange addosso, punta la prua contro il Grosseto e, già che c'è, manda pure qualche messaggio non troppo cifrato in direzione Sassuolo: «Dopo sabato ho sentito un sacco di cose su di me e sul Verona. Sul fatto che la mia assenza in sala stampa dopo la gara fosse diplomatica, per esempio, e non dovuta all'influenza. Adesso posso dire questo: il Sassuolo ha vinto e fa bene a festeggiare ma ci sono ancora cinque mesi da qui alla fine del campionato e può succedere di tutto. I conti si fanno a maggio». La mimica facciale è decisamente espressiva. Quasi teatrale. Il sorriso scompare sotto l'atteggiamento vagamente accigliato: «A Modena la partita è andata, l'abbiamo persa. Magari non sarà l'ultima che perderemo. Ci sono ancora cinque mesi lunghi, pesanti. Può succedere di tutto», ripete.

«Ho letto di tutto e di più, sulla mia mancata intervista... È giusto accettare ma fino a un certo punto. Siamo consapevoli che è un campionato difficile ma anche che finora abbiamo fatto non bene ma benissimo. E che ci mancano 6, 7 punti per raggiungere l'obiettivo prefissato a inizio stagione dopo cinque anni di calvario. Poi vedremo. Arrivati lì valuteremo. Magari adesso non stiamo benissimo ma forse staremo meglio quando conterà. E prima o poi conterà». Quasi una minaccia. Certamente una dichiarazione all'insegna dell'ottimismo: «Mi danno fiducia le dichiarazioni dei miei giocatori», aggiunge il tecnico del Verona. «È giusto che qualcuno festeggi però i conti si fanno alla fine. E con questi ragazzi, grazie a Dio, questi conti alla fine sono sempre tornati». E poi: «A Modena c'è stato anche qualche segnale positivo» però «non eravamo carichi come il Sassuolo e gli episodi non sono mai girati a favore. Un po' come era successo a Pescara». Mandorlini in ogni modo ci crede. Crede nell'Hellas e in un futuro ancora proiettato nelle zone alte della B: «Vi pare che perdo una gara e smetto di crederci? Non smetterei neanche se dovessimo perdere col Grosseto», spiega.

«Probabilmente da qui alla fine ne perderemo altre ma ne posso anche vincere tante come del resto è già successo». Quanto al mercato «ho parlato col presidente», chiarisce Mandorlini. «È l'unica persona con cui parlo. Non cambierà niente. Non arriverà nessuno. Abbiamo deciso assieme di percorrere questa strada. Non ci sono tanti discorsi da fare. Concentriamoci sulla partita col Grosseto». Che è «una sfida difficile contro un'avversaria importante, partita in estate con obiettivi ben delineati» e che «ha attaccanti fortissimi, Sforzini, per dire, lo conosciamo tutti». L'allenatore del Verona ricorda che «il Grosseto ha avuto un andamento magari un po' altalenante però è lì. Ha grandi aspirazioni, vuole i play off e verrà a Verona per fare una grande gara. Partita difficile ma noi ce la giocheremo. Non saremo al cento per cento - è normale viste tutte le partite giocate - però ci siamo».

Tra le pieghe della conversazione c'è tempo per una picola digressione su Natalino («avevamo pensato di reintegrarlo, poi gli è arrivata questa opportunità per andare a giocare da titolare, ha scelto di andare e lo si può pure comprendere», commenta Mandorlini) e per una difesa accorata di Sasa Bjelanovic: «Ho letto tante cose su di lui», dice. «Ma Sasa ha fatto due gol, è stato determinante in almeno tre, quattro partite. È un giocatore importante. Lo è in campo, lo è fuori. È uno che fa spogliatoio, è giocatore di carisma, ha grande carattere. In questo senso lui esprime in pieno le caratteristiche di questa squadra». Forse non basterà per vederlo in campo dal 1' stasera, anche se il giocatore è «pienamente recuperato». Ma lo è anche Nick Dinamite Ferrari, favorito per la maglia. Quanto agli altri titolari, out i due squalificati (Mareco e Galli) e Hallfredsson (in dubbio anche per Padova), Mandorlini potrebbe concedere un po' di riposo a Jorginho e riproporre il 4-3-3 con D'Alessandro e Gomez incursori laterali, con Ceccarelli in difesa e Doninelli sulla mediana. Mirino sul Grosseto dunque: c'è da riprendere la corsa.
Francesco Arioli

«Ai supplementari sarebbe iniziata un'altra partita»
ANDREA MANDORLINI

11/01/2012
Ci si è messo il Profeta a rovinare la notte perfetta dell'Hellas all'ultimo giro di lancetta. Fin lì Andrea Mandorlini le aveva azzeccate tutte. Primo tempo di attesa. Ripresa all'arrembaggio. Due cambi perfetti. Berrettoni entra e dimezza. D'Alessandro fa il suo ingresso e si prende la scena depositando in porta la palla del pari.
Verona commovente. Impavido e senza limiti. Poi la beffa. Ma la notte resta pur sempre carica di magia.
Mandorlini, la rabbia alla fine…

Ero quasi sicuro di portare la partita ai supplementari. Poi quel gol. Bello, per carità. Ma quando alla Lazio concedi 5-6 tiri dal limite, uno per forza di cose finisce dentro. Purtroppo è successo all'ultimo istante.
Non fosse successo?
Eravamo carichi. Quando riprendi per i capelli una partita del genere poi vai di corsa fino alla fine. Ai supplementari sarebbe iniziata una nuova partita.
Avete messo paura alla Lazio.
I ragazzi hanno fatto una grande partita. Nel primo tempo siamo stati forse troppi titubanti. Per molti è stata la prima volta in questo stadio. E in più sei undicesimi della squadra si sono trovati in campo dopo essere rimasti fuori a lungo. Forse ho esagerato un po' nelle scelte iniziali. Ma era giusto fare così. E la risposta non è mancata. Abbiamo retto, abbiamo commesso qualche errore. Abbiamo concesso anche qualcosa. Un gol l'abbiamo regalato. Ma ci sta.
Eppure sotto di due sembrava finita. Ma il Verona rinasce. E dimostra ancora una volta di essere senza limiti. O no?
Siamo una squadra che crede, che non molla, che si esalta. E che prova sempre a fare quello che le riesce meglio.
Ha azzeccato pure i due cambi.
Berrettoni e D'Alessandro sono romani. Per loro la partita era importante. Sono stati bravi ad entrare con lo spirito giusto e a rimettere in discussione l'incontro.
Il Verona ha dato tutto quando tutto sembrava perduto.
Sì, meglio il secondo tempo. Ci siamo sciolti, siamo andati più volte sul fondo, abbiamo giocato il nostro calcio. Abbiamo avuto pure qualche pallone importante. Era fondamentale attaccare gli spazi e concedere poca iniziativa all'avversario. Credo che ci siamo riusciti visto che all'ultimo minuto la partita era in perfetta parità. Ricordiamoci chi avevamo di fronte. Ho visto pure una spinta su Abbate...
Reja ha detto: il Verona ha impressionato. Ci ha impegnato oltre misura
L'ha decisa una prodezza di Hernanes la partita. La Lazio voleva rilanciarsi e ha trovato la giocata del campione all'ultimo istante. Purtroppo ci eravamo illusi di poterla portare avanti ancora per un'altra mezzora.
Il sapore amaro della beffa deve però lasciare spazio alla consapevolezza di avere giocato una grande gara.
Abbiamo fatto la nostra partita. Non posso dire nulla ai ragazzi. La prestazione credo sia piaciuta. Ripeto: la beffa del gol all'ultimo minuto magari mette in ombra quanto fatto fino a quel momento. Ma la squadra ha disputato un'ottima partita.
Che cosa le è piaciuto di più del Verona quasi da sogno visto all'opera all'Olimpico?
La ripresa, la rimonta, la capacità di riprendere in mano la partita e di provare pure a fare qualcosa in più.
E il Verona di sempre. Quello di quest'anno.
Quello che se la gioca con tutti. E che vuole dare sempre tutto.

«Quando il gioco si fa duro allora entra Thomas»
MR VITTORIE. «Più cattivi e nel primo tempo saremmo stati perfetti»
Mandorlini butta in mischia Thomas perché il match «si stava facendo spigoloso e lui era perfetto» «Non penso alla A, né alla classifica e né ai record»

11/12/2011
Cambi perfetti? «Sì», dice Mandorlini, «a volte ci prendo». Sorride appena, cerca di tenere l'aplomb, indossa ancora e ostinatamente l'abito «salvezza»: si sente più a suo agio e non vuole sentire parlare di classifica, di numero di vittorie consecutive - 8 adesso - di record (e se vince a Varese sarà il record della serie B) e men che meno di serie A. Guai. «Quella me la guardo alla televisione», ribatte secco. Mandorlini ripete come un mantra: «Piedi per terra, pensiamo ai 13 punti per la salvezza e andiamo avanti con calma, partita dopo partita». Come dire: giornali e tv scrivano quello che vogliono, ma io i miei ragazzi li devo tenere inchiodati a terra, al presente: amaro è il ricordo con il Vicenza quando, dopo 7 vittorie consecutive, dice, tutti parlavano di lui e della sua squadra in serie A. E la A non arrivò. E quindi calma. Ma classifica, vittorie, record e profumo di A ci sono.

Non si sta bene sull'ottovolante Mandorlini?
«Sono contento, la partita era difficile, abbiamo avuto occasioni, preso due pali, fatto gioco, creato occasioni, arginato le ripartenze dell'Albinoleffe che può essere micidiale. E infine, segnato in un momento delicato perché nonostante il gioco il gol non arrivava, i tempi si allungavano e iniziavamo a essere nervosi, cresceva la tensione».
Quand' ecco che spunta Pichlmann...
«Lo avevo detto a Thomas che sarebbe potuto essere determinate: la partita stava diventando nervosa, spigolosa e lui con Sasa Bjelanovic potevano fare la differenza».

Il gol infatti lo hanno costruito in tandem: area affollata, la palla arriva sulla testa di Bjelanovic che allunga a Piki che insacca a 8 minuti dalla fine facendo esplodere il Bentegodi. Una liberazione. E per l'attaccante austriaco un altro gol pesantissimo sotto la curva sud che espolde e che vale tre punti. Per lui il terzo gol partita.
Perfetto.
«Cambi perfetti, sì», commenta Mandorlini. «Ma ricordiamo anche che il gol è arrivato sulla spinta di una squadra che ha costruito senza sosta per non parlare di Ferrari che ha corso, lottato senza tregua sfiancando i due centrali dell'Albinoleffe e contribuendo così a spianare la strada alla vittoria».

Se vince a Varese sarà il record della B.
«Se parliamo di risultati positivi va bene, ma adesso è la squadra che mi interessa. Mi è piaciuta tantissimo nel primo tempo, perfetti, tutto secondo i piani e come ci eravamo preparati. Tanto, tanto, tanto belli, poco incisivi però. Avremmo dovuto avere un pelo di cattiveria in più sotto porta, ma il mio Verona è quello del primo tempo».
E ora sta proprio in alto in classifica.
«Giochiamo le partite e in questo momento sta girando in modo positivo, siamo contenti. Non ci speriamo? Certo che speriamo, chi non ha speranza?»
Tra l'altro il Verona sta segnando parecchio...
Mandorlini non risponde... guarda in alto, guarda in basso, Cerca qualcosa sotto la giacca senza trovarla. E poi si «tocca» scaramanticamente.
Nel primo tempo si sono visti anche diversi tiri da fuori, anche se spesso fuori target
«Fuori target? Ma se dopo la traversa di Tachtsidis la palla è tornata fino a centrocampo...».
A gennaio che succede, parliamo di mercato?
Non parlo di mercato
Per Maietta si parla di prova tv per il contatto con Hetemaj.
Non ho visto
La serie A la vede?
Sì, stasera in televisione».
Marzio Perbellini

FONTE: LArena.it


martedì, dicembre 6th, 2011 | Posted by Matteop
Verona, ESCLUSIVO/ Andrea Mandorlini: “Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, ma continuiamo a vivere alla giornata”
Succede spesso che si vivano favole in quel di Verona. Anni fa ci eravamo innamorati di quella Chievo, visto che l’Hellas eravamo abituati a vederla impegnata ad alti livelli. Sono passati ormai dieci anni e le cose si sono capovolte, ma la favola continua a vivere stavolta con i colori dell’Hellas Verona.
Sette vittorie di fila, otto se si conta la Coppa Italia, lanciano la squadra di Mandorlini ai piani alti del campionato cadetto e c’è da scommettere che non sia finita qui.
E’ intervenuto in ESCLUSIVA per SerieBnews.com Andrea Mandorlini, che ha commentato con noi questo momento d’oro dei suoi.

Mister, come vivete questo straordinario momento?
“Siamo molto contenti, c’è poco altro da aggiungere. Sono orgoglioso dei miei ragazzi, soprattutto perchè oltre a vincere giochiamo bene. La partita di Livorno poi non era assolutamente facile”.
Come avete fatto a mantenere la concentrazione dopo la straordinaria vittoria del Tardini?
“Le vittorie ti danno sicuramente forza, però ogni partita è una storia a sè. Ci tenevamo a fare bene a Livorno, siamo felici di esserci riusciti”.
Ora come andate avanti?
“Viviamo alla giornata. Non pensiamo alle vittorie, ma a fare bene nella giornata che segue. Questo deve essere lo spirito, per provare a continuare su questa strada”.
Matteo Fantozzi

FONTE: SerieBNews.com


Mandorlini attacca Gibellini «Ma lui lavora per il Verona?»
SEPARATI IN CASA. Il mister soddisfatto per la vittoria del Verona. «Battuto il record? Penso solo alla squadra»
«Ha detto che non farà il mercato? Lasciate stare, non parlatemi di lui Siamo secondi, godiamoci questo momento, con i piedi per terra»

04/12/2011
Bruno Fabris
LIVORNO
«Gibellini dice che non farà mercato a gennaio? Non mi importa niente. Non parlatemi di lui. Lavora per il Verona? Io penso alla squadra». Andrea Mandorlini timbra il settimo sigillo consecutivo in campionato - e sono otto se si aggiunge la vittoria di Coppa Italia col Parma - ma sembra prendere le distanze con la società. O, per lo meno, con una parte di essa. Un brutto segnale. L'unico in casa Verona che da ieri sera si gode il secondo posto in classifica. «È vero: siamo secondi. Ma non guardo la classifica. Io penso giornata per giornata e sono contento per come la squadra ha giocato. Punto». Non lo dice, ma fa fatica a nascondere la soddisfazione di aver vinto all'Ardenza. Non solo perché non succedeva dal 1932, ma anche perché da Livorno lo divide una rivalità che risale a quando allenava lo Spezia. Non ha caso ha ricevuto insulti dall'arrivo del pullman alla partenza dallo stadio. Partita compresa. «Ribadisco che allora meritava di essere promosso lo Spezia, non il Livorno», la sentenza finale.

In fondo on il Verona quest'anno si sta riprendendo quello che gli venne tolto allora. Anche se Mandorlini ribadisce che «non mi devo riprendere nulla. Mi prendo quello che ha fatto la mia squadra: ha sofferto, ha vinto. Ovvio: la superiorità numerica cio ha favorito. Ma siamo stati bravi a non cadere nelle provocazioni del Livorno. In campo c'era una squadra molto nervosa, anche per il particolare momento che sta attraversando: ma certi interventi che si son visti fin dall'inizio... Bravi i miei a dimostrare maturità. Anche di questo sono contento».

Con quella di ieri Mandorlini ha eguagliato il record personale di vittorie consecutive: otto. «Sì. Per ora è un pareggio. Ma lasciamo stare i record. Oggi c'era da vincere su un campo ostico per me e per la squadra: non m'importa del record». Anche della classifica non importa nulla? «Ma figuriamoci... Mancano ancora così tante partite che è inutile guardarla oggi. Certo: le gioie che siamo raccogliendo non le dimentichiamo certo. Va bene così soprattutto per la gente che anche oggi ci ha seguito numerosa. Ma da qui a giugno devono passare tanti giorni, tante partite e tanta acqua sotto i ponti». Gli parli dei gol di Maietta e di Jorginho e gli brillano gli occhi. Anche se replica con un secco «sono giocatori del Verona: il problema è quando i gol li segnano i nostri avversari«.

A Livorno non è successo. «A Mimmo sì. Non ha mai fatto gol in carriera ed è già arrivato al secondo. Bene così». Anche perché l'impressione che dà il Verona è di una sicurezza estrema: vince senza dare il senso della fatica. «Magari. Fatichiamo: e tanto. Venivamo da una settimana dura, con l'impegno di Coppa. Ma avevo chiesto ai giocatori un favore personale, visto l'ambiente che mi aspettava. E loro hanno vinto faticando».
Il Verona si sta anche godendo una panchina lunga. Lunghissima se si pensa a giocatori come Berrettoni e Bjelanovic rimasti a casa. «Ho una rosa che prepara le partite bene e gioca chi deve, per stato di forma e per esigenze tattiche». Ma la rosa lunga può venir buona per il nuovo traguardo che il Verona può, forse deve darsi? «Non lo so. So che siamo secondi ma anche che dobbiamo recuperare le forze. Certo: il momento è positivo. Sfruttiamolo. Poi si vedrà».

«Macché record... penso alla sfida di Livorno»
LA STRISCIA POSITIVA. Arriva la sesta vittoria consecutiva per l'Hellas, l'allenatore aveva messo insieme sei successi di fila quand'era sulla panchina del Vicenza
Cresce l'entusiasmo nell'ambiente Mandorlini predica ancora umiltà «I ragazzi hanno fatto molto bene ma questo è un momento delicato»

27/11/2011
Macché record. Andrea Mandorlini non ci vuole nemmeno pensare. «Stiamo facendo bene, viviamo alla giornata - ammette l'allenatore del Verona - stiamo raccogliendo i frutti del nostro lavoro e questo mi fa piacere». Sei vittorie consecutive, s'è lasciato alle spalle le «striscie positive» firmate da Bagnoli e Piccioli, ora il mister dell'Hellas s'è lanciato alla caccia di Prandelli che nel '99 ha messo insieme otto successi di fila. Fa finta di nulla ma sotto, sotto, lui ci crede. Lui che ha collezionato ventiquattro risultati positivi consecutivi con l'Atalanta nella stagione della promozione dalla B alla A, lui che ha vinto sette volte con il Vicenza. «Ma quell'anno lì - ricorda - non siamo neppure andati in A».

Neppure l'Hellas vuol pensare alla serie A, almeno per il momento. Ma guardi e riguardi la classifica e vedi un Verona sempre più in alto, al quarto posto con il Padova, a un solo punto dal Sassuolo terzo. La vittoria sulla Reggina regala entusiasmo a tutto l'ambiente. «Abbiamo battuto una squadra forte - spiega Mandorlini - e abbiamo vinto meritatamente, soprattutto per quello che abbiamo fatto nel primo tempo. Abbiamo giocato veramente bene, abbiamo sempre tenuto in mano le redini del gioco senza rischiare nulla. Nel finale di gara abbiamo sofferto un po' ma ci sta, loro hanno gettato in campo tanti giocatori di qualità, soprattutto in attacco. Hanno cambiato qualcosa anche dal punto di vista tattico, si sono sbilanciato con quattro pune e hanno cercato il pareggio. Però siamo stati bravi a ripartire, potevamo chiudere prima la partita, questo si può considerare l'unica imperfezione della nostra partita».

Ancora una volta Thomas Pichlmann ha fatto centro È partito da titolare e non ha fatto rimpiangere Ferrari che ha scontato un turno di squalifica. Una buona prestazione e un gol pesante, da tre punti, com'era successo con il Brescia. «Ve l'avevo detto anche alla vigilia cheavrebbe giocato lui - sorride Mandorlini - e questa volta non vi ho fatto sorprese. Si è fatto trovare pronto ancora una volta. Ancora una volta i ragazzi sono stati bravi, hanno tirato fuori le ultime energie. L'organico è buono e nessuno si tira indietro ma in questo momento siamo un po' in sofferenza, le scelte sono limitate».
E martedì ci sarà la sfida con il Parma per la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia. «Purtroppo viene in un momento delicato - sottolinea Mandorlini - abbiamo faticato tantissimo per battere il Vicenza e il Sassuolo e vorrei giocarmi tutte le chance ma ci sono giocatori contati, molti di loro hanno sempre tirato al massimo, hanno bisogno di un po' di riposo».

Anche perchè sabato prossimo l'Hellas dovrà affrontare il Livorno, una trasferta delicata, una partita «speciale» anche per Mandorlini. «In effetti i tifosi livornesi non mi vogliono un gran bene - spiega l'allenatore gialloblù - ma questo fa parte del calcio, ormai ci sono abituato. Attenzione, però, la posizione di clasifica del Livorno può illudere qualcuno. Non è così. Sono una buona squadra, molto temibile, soprattutto in casa». Un altro passo avanti verso la salvezza, l'obiettivo primario del Verona al primo anno di B. Ma dopo sei successi consecutivi non è così facile nascondersi. «Potrei ripetere discorsi un po' scontati - conclude Mandorlini - e quindi preferisco lasciar perdere e voltare pagina, bisogna guardare avanti. Dobbiamo giocare sempre con questa fame, con questa grinta, con la voglia di portare a casa il risultato. La scelta di riproporre Jorginho? Aveva fatto bene a Empoli, è un ragazzo che ha qualità, ci può dare grande equilibrio a centrocampo, va bene così».
Luca Mantovani

Mandorlini non stacca mai i piedi da terra
PARLA IL MISTER. Il tecnico applaude la prova dei suoi, la grande personalità esibita anche ad Empoli, ma non vuole sentir parlare di classifica e di sogni proibiti
«Credetemi, adesso bisogna stare tranquilli. I giovani? Trapattoni diceva che sono come i ghiaccioli, bisogna succhiarli piano piano...»

20/11/2011
Luca Mantovani
EMPOLI
Difficile chiedere di più al Verona. La quinta vittoria consecutiva arriva con tre squilli di tromba, accompagnata da una prestazione da incorniciare. Soddisfatto mister Mandorlini. «Una buona gara - ammette l'allenatore del Verona - anche se abbiamo sofferto nella fase finale. Abbiamo commesso un paio di errori così s'è risvegliato l'Empoli».

Si aspettava un Empoli così rinunciatario per gran parte dell'incontro?
«Tutto sommato sì, l'Empoli ha fatto la solita partita, come avevo visto nei tre o quattro dvd che ho visionato. Una squadra attenta, compatta che però ha quattro o cinque individualità importanti, giocatori che possono fare la differenza dal primo all'ultimo minuto. Una bella giocata, l'errore di un avversario... Avete visto cos'è successo alla fine, abbiamo fatto un piccolo errore e ci hanno castigato».
C'è qualcosa ancora da limare?
«Bisogna sempre lavorare per fare meglio. Sono soddisfatto della prestazione ma alcuni passaggi a vuoto vanno rivisti, se la squadra si siede tutto diventa più difficile, dobbiamo continuare su questa strada, con la stessa umiltà, la stessa grinta».
Un Verona di grande personalità...
«Questo mi fa piacere perchè vuol dire che la squadra è consapevole dei propri mezzi. Lo ripeto, a parte qualche minuto di sbandamento nella fase finale abbiamo sempre fatto la partita, abbiamo gestito la palla senza paura, abbiamo creato occasioni da gol. E dopo il due a uno non abbiamo perso la testa, alla prima occasione siamo ripartiti e abbiamo fatto il terzo gol».
Bravissimo anche Jorginho...
«Bravi tutti, bravo Jorginho. Un ragazzo di vent'anni che può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, però mi piace in quel ruolo, ha grande senso tattico, conquista palla, detta i tempi, riparte. Con lui in mezzo al campo possiamo allargare un po' di più Hallfredsson che così trova più spazio, soprattutto in trasferta. E' stato così anche a Empoli».
L'Hellas ha chiuso la gara con quattro '91 in campo...
«Trapattoni ripeteva sempre che i giovani sono come i ghiaccioli, vanno succhiati piano piano... Sono contento della crescita di questi ragazzi ma non dobbiamo bruciarli, bisogna gestirli bene».
Tachtsidis davanti alla difesa e quattro a centrocampo. Una novità tattica?
«No, un modulo molto simile a quello che avevamo adottato a Bari, per esempio. In quel caso c'era Galli in campo. Con l'Empoli ho provato Jorginho, doveva appoggiare le punte in fase offensiva e arretrare sulla linea centrale nelle ripartenze avversarie. È andato tutto molto bene».
L'Hellas scala la classifica, cresce l'entusiasmo...
«Credetemi, adesso dobbiamo stare tutti con i piedi per terra. Dico che non guardo la classifica perchè è così, non voglio fare troppi programmi adesso. Sono felice perchè la squadra sta bene, perchè stiamo facendo bene. Sapevo che la gara con l'Empoli sarebbe stata difficile ma avevo fiducia in questo gruppo. Sono stato ripagato».

Mandorlini riporta tutti a terra «Adesso contano solo i punti»
LA PALLA AL MISTER. Sei punti nelle ultime due gare e la squadra rivede i «quartieri alti» ma il tecnico frena
«Qualche volta abbiamo giocato anche troppo bene e raccolto poco Il nostro campionato è in sospeso, è presto per parlare di obiettivi»

06/11/2011
Essenziale come sempre. Pratico come il suo Verona. Meglio non andare troppo per il sottile, soprattutto di questi tempi. Dai pugni al cielo dopo il Brescia alla voce dura prima di Bari. Senza troppi fronzoli o ricami inutili. Andrea Mandorlini va dritto al nocciolo della questione, senza dribbling o finte superflue. La sostanza prima di tutto, secondo il teorema dei vincenti.
«Contano i punti, contano solo i risultati. Questa è la verità. Se poi li ottieni facendo altre buone cose meglio, altrimenti fa niente. Qualche volta abbiamo giocato troppo bene e raccolto troppo poco. In un campionato lungo come la serie B non si possono giocare 40 partite tutte benissimo. Adesso lo abbiamo capito tutti, importante è cercare di ottenere il massimo sempre. Col Cittadella e il Brescia ci siamo riusciti, prima no. Il Verona però è sempre stato il Verona. Con le sue idee, le sue convinzioni ed una precisa fisionomia di gioco. Magari di periodi così ne avremo altri. Fondamentale però è restare tranquilli, come lo siamo stati noi prima del Cittadella».

VERSO IL SAN NICOLA. Il Bari gli consegnerà altre risposte, ultima tappa di un miniciclo di tre contese cominciato bene e proseguito ancora meglio. «Troviamo una squadra appena retrocessa, con valori importanti. Speriamo non si sveglino con noi. Magari non è partito benissimo il Bari, ma ha un obiettivo dichiarato e tutta l'intenzione di risalire in fretta. È una partita che va approcciata al meglio, soprattutto dal punto di vista mentale. Di sicuro la vittoria col Brescia ci ha dato molto. Ha fatto bene al morale. È servita a tutti, a chi gioca spesso e anche a chi gioca meno».

PROSSIMI PENSIERI. Non ha mai fatto una grinza Mandorlini, neanche quando il campo sparava sentenze non troppo gradevoli. Solo tre punti in cinque partite, una frenata pericolosa. «Pure allora le mie certezze non sono mai venute meno - racconta il tecnico gialloblù -. La serenità non ci è mai mancata, bisognava avere solo un po' di pazienza. Il nostro campionato è ancora in sospeso, di sicuro è presto per parlare di obiettivi finali. Almeno questo mi dice l'esperienza. Non so dove arriveremo, fino a che punto potremo spingerci. So solo che l'Hellas ha ancora molti margini di miglioramento, caratteriali e tecnici. Tutti possiamo e dobbiamo dare di più. Abbiamo fatto vedere cose più importanti di chi in classifica è molto più avanti di noi. Che ci manca ancora? Proprio nulla, dobbiamo solo continuare così».

PIKI A METÀ. Le soluzioni non gli mancano, compreso un Pichlmann ritrovato dopo la prodezza al Brescia. Mandorlini però ci va coi piedi di piombo. E puntualizza: «Thomas si è fatto trovare pronto, molte volte non lo era. Un po' ci ha messo del suo, un po' ci ho messo io del mio. Questo però non conta molto, non mi va di parlarne più di tanto. Il bene dell'Hellas viene prima di tutto. Punto e basta. Davanti possiamo contare su numerose opzioni, importante è averle e saperle sfruttare al momento opportuno. Peccato solo per le assenze di Berrettoni e Bjelanovic. Galli? È recuperato ma non ancora prontissimo, vedremo più avanti».

MISTER INSAZIABILE. Diciannove punti, i playoff lontani appena due. Il Verona regge il passo delle grandi o pseudotali, anche se Mandorlini quest'estate la firma non ce l'avrebbe messa. «Non firmo nulla a priori - conclude l'allenatore gialloblù - sapevo che l'Hellas poteva recitare un certo ruolo in serie B e così è stato fino ad ora. Alcuni passaggi a vuoto ci stanno, bisogna considerarlo un processo di maturazione, non dimentichiamo che siamo una matricola anche se la società ha tradizione, se la piazza ha passione. Stiamo facendo qualcosa di egregio, nessuno però deve e vuole accontentarsi. Tantomeno io».
Alessandro De Pietro

«La cosa più bella restano i suoi complimenti»
02/11/2011
Per la prima volta contro. Uno di fronte all'altro in un partita speciale per tutti e due. Animi diversi fuori dagli spogliatoi, quello di chi ha vinto la gara e quello di chi l'ha persa negli ultimi minuti: ma nel match del Bentegodi anche il piccolo Mandorlini può comunque festeggiare. Matteo per il suo debutto in serie B ha scelto proprio la partita contro la squadra di papà Andrea in un esordio sfortunato per il biondo centrocampista classe 1988, schierato dal tecnico bresciano nella gara del Bentegodi. Che ha applaudito forte l'abbraccio tra padre e figlio all'inizio del secondo tempo.

«Sono emozioni davvero belle, lui è sangue del mio sangue e non poteva essere una partita come le altre», esordisce il giovane Mandorlini. «In campo siamo avversari e ho pensato solo ad aiutare il Brescia, però mi hanno fatto piacere i suoi complimenti, erano quelli che aspettavo più di tutti». Di fronte in una gara che ha sorriso ai gialloblù grazie alla prodezza balistica di Thomas Pichlmann. «Papà lo faceva giocare poco negli ultimi tempi, magari poteva tenerlo fuori ancora un po'», scherza il centrocampista. «Sono contento che lui si trovi bene a Verona e che la città lo ami, anche se adesso il mio dispiacere è per la sconfitta della mia squadra. Se lui a volte esagera? Ha un carattere forte, quando ci sentiamo al telefono a volte devo tenerlo un po' calmo», sorride, «ma anche lui lo fa con me, siamo molto simili. Chi è più forte? Magari tecnicamente ho qualcosa in più, ma lui è stato un grande giocatore di serie A per tanti anni e quindi il paragone per adesso non si può proprio fare». L.MAZ.

«Prima Matteo e poi Pichlmann. È stato come fare sei punti»
EUFORIA E ORGOGLIO. Il pomeriggio indimenticabile dell'allenatore: «Gara combattuta, vittoria sofferta ma meritata». Andrea Mandorlini tra il debutto del figlio nel Brescia e il gol da brividi in zona Cesarini: «L'emozione finale è stata la più intensa. A quel punto l'altra l'avevo già metabolizzata...»

02/11/2011
Da una parte il giubilo dell'allenatore, che centra l'obiettivo di giornata nel modo più spettacolare e inatteso; dall'altra l'orgoglio del padre che assiste al debutto del figlio - giovane promessa del pallone - su un palcoscenico prestigioso come quello della Serie B: nell'overdose di emozioni Andrea Mandorlini ha la fortuna di potersi pure scegliere la più appagante, la più intensa. E diciamocelo pure: anche la più dolce, la più tenera.
Ricapitolando: prima c'è l'ingresso in campo di Matteo, difensore delle rondinelle, che all'anagrafe fa sempre Mandorlini; poi - in ordine naturalmente cronologico - il prodigio di Thomas Pichlmann che acceca il Brescia e scatena pure l'urlo del tecnico: «L'emozione più grande resta quella finale», rivela il tecnico gialloblù. «Anche perché l'esordio di Matteo a quel punto l'avevo già metabolizzato. E poi sentivo che avrebbe esordito, non ero del tutto impreparato. Certo per me è stata una soddisfazione doppia: direi che è stata una giornata da sei punti».
I musi lunghi delle ultime conferenze stampa al Bentegodi sembrano appartenere a un'altra era: Mandorlini stavolta fatica ad amministrare l'entusiasmo: «Anche stavolta, come sabato, ho visto grande sacrificio. Siamo stati premiati. Qualche volta deve girare bene pure per noi. Meritata? Sì. Direi che è stata una partita molto combattuta», ammette Mandorlini. «Loro hanno giocatori bravi in mezzo al campo e dovevamo stare attenti alle ripartenze. Però anche noi abbiamo avuto le nostre occasioni. Potevano vincere loro, l'abbiamo fatto noi».

Dopo di che «l'episodio è sempre importante: altre volte ci ha detto contro, stavolta è andata a favore».
Quanto al fallo da rigore (non concesso) a D'Alessandro, il tecnico frena: «Sinceramente non l'ho visto, non posso giudicare. Preferisco parlare del gran gol di Thomas. Lo meritava. Ha masticato amaro, è rimasto a lungo ai margini però si è fatto trovare pronto e quindi sono contento per lui. Se ho un attaccante in più? Io l'ho sempre avuto. È che lui è... un austriaco, magari è un po' testardo e a volte mi ci devo anche arrabbiare. Ma gliel'ho sempre detto che le cose possono cambiare dall'oggi al domani. Lui si è fatto trovare pronto, meglio per noi».
Onesto, arriva anche il riconoscimento dei meriti altrui.
Si parla dello scarso filtro gialloblù a centrocampo. Il tecnico ammette: «Qualche problema l'abbiamo avuto ma bisogna riconoscere le loro qualità. Il Brescia è alla quinta sconfitta ma io ho visto tante altre gare. Gli è andata un po' come a noi. Spesso i risultati non sono venuti però hanno sbagliato rigori, hanno avuto occasioni... È un momento che non gli dice bene. È successo anche a noi. Serve pazienza».

Meglio guardare in casa propria allora e alle due vittorie di fila, «belle, entusiasmanti».
Poi la battuta su Doninelli: «Bene, ha fatto bene», lo incoraggia Mandorlini. «Ma sabato me l'aveva detto: "mister, guardi che io porto bene". Avevo dubbi sullo schieramento di partenza: alla fine mi è toccato metterlo ancora...».
Niente giudizi invece su Mandorlini junior. Solo un sorriso pudico eppure straripante di affetto: «Io so che lui può fare il giocatore. Dal punto di vista tecnico e del carattere. Però la strada è lunga. L'ingresso in campo? La prima cosa che ho pensato è stata di andare subito ad abbracciarlo. Poi mi sono fermato, forse era troppo... Ho aspettato l'intervallo. Ma è stato emozionante certo. Bello, bellissimo...».
Francesco Arioli

Mandorlini «abbraccia» tutti i suoi giocatori
LA PALLA AL MISTER. Al fischio finale il tecnico del Verona è scattato in campo per esultare con la sua squadra. «L'abbiamo fatta diventare una bella giornata»
«Hanno compiuto un'impresa, una vera impresa La gara s'è messa male, abbiamo sofferto tantissimo ma abbiamo strappato una vittoria meritata»

30/10/2011
CITTADELLA
È scattato dalla panchina neanche avesse vent'anni. Ma appena l'arbitro ha fischiato la fine dell'incontro del Tombolato il primo pensiero di Andrea Mandorlini è stato quello di abbracciare tutti i suoi ragazzi. «Sono loro ad aver fatto l'impresa: perché di impresa si tratta», sottolinea il tecnico nelle interviste del dopo gara. E la faccia è quella di chi è riuscito ad evitare di sbattere contro un muro dopo un doppio testa coda: era dal 24 settembre ad Ascoli che il suo Verona non incamerava i tre punti, ed esserci riuscito dopo essere andato in svantaggio al 10' sia nel punteggio che nel numero di uomini in campo e segno di assoluta buona salute.

Quanto ha sofferto?
«Tanto, anche per come si era messa. Siamo rimasti in dieci ed abbiamo fatto quello che dovevamo. Soffrendo molto e riprendendoci un po' di quello che ci è stato tolto in altre partite. In passato abbiamo raccolto poco in match in cui abbiamo fatto molto di più di oggi: ma così è il calcio».
Una partita in cui vi è riuscito quasi tutto.
«Cittadella era un campo difficile è noi ne siamo usciti bene in dieci, rimontando, regalando pochissime occasioni agli avversari... Ci abbiamo messo del nostro per farla diventare una bella giornata».
Il Verona ha gestito la partita da squadra veterana della serie B. Eppure è una neo promossa...
«Non è così. Dopo l'espulsione qualche sbandamento lo abbiamo avuto. Nell'intervallo abbiamo sistemato delle cose e nella ripresa è andata meglio».
Una vittoria che ci voleva dopo tanto tempo di digiuno.
«Ne avevamo bisogno. Certo: poteva venire prima visto che abbiamo fatto altre bellissime gare. Ma va bene così: ci serviva e ne avevamo davvero bisogno, E siamo contenti perché non sempre il calcio è fatto di bel gioco ma anche di sofferenza di fronte ad una squadra che ci a attaccato con mille cross».
Alla fine contano i punti?
«È così. Come detto altre volte abbiamo giocato bene e raccolto poco».
Paradossalmente c'è il rammarico di non essere riusciti a chiudere la partita: ha temuto la beffa finale?
«L'ho temuta sì. Soprattutto quando Russo ha sbagliato quel tiro col portiere lontano. Nel calcio ci sta che ti puniscano all'ultimo secondo: loro si riversavano in area in tanti, continuavano a buttare dentro palloni».
Cos'hai pensato al momento del rigore più espulsione?
«In quegli attimi bisogna pensare poco e mettersi a posto il più presto possibile. E noi siamo stati bravi a pareggiare subito. Del resto siamo stati sempre ben messi in campo: anche in dieci. Avevamo preparato bene la partita e ci siamo adattati ad ogni situazione contingente che la gara ci ha proposto: anche l'inferiorità numerica e lo svantaggio. Veramente bravi».
Sul rigore qualcosa da dire?
«Nulla. Era rigore. Ultimamente ne concediamo spesso. Ma la reazione è stata da grande squadra. Ha dimostrato di voler andare sempre oltre. Meritando un risultato che, è bene sottolinearlo, ci siamo andati a prendere con le nostre forze e la nostra volontà».
La sostituzione dopo l'espulsione di Abbate: ha pensato a D'Alessandro senza prendere in considerazione l'ipotesi Gomez?
«Assolutamente no. Volevo tenere due attaccanti fissi lì davanti. Pensavo che avrebbero potuto creare delle difficoltà: e così è successo. Nel finale poi ho cambiato ancora: prima con i tre difensori centrali, poi loro hanno fatto entrare Di Carmine e quindi abbiamo cambiato ancora per subire il meno possibile».
Una parola per Nicola Ferrari: semplicemente fantastico...
«Non so se riuscirà a recuperare per martedì. Ha lasciato cuore e polmoni in campo. Una grande partita di sacrificio e di qualità. Forse ha sbagliato qualche ripartenza: ma cosa vuoi dirgli?»

«Scusate, non cambio idea. La classifica è bugiarda...»
ANDREA MANDORLINI
25/10/2011
Paura? Neanche un po'. Perchè mai, dice il Generale, dovremmo aver paura? L'Hellas che frena gli suscita rabbia, non pensieri capricciosi. Del resto, per uno ch'è arrivato qua e si parlava di play out e t'ha portato in serie B, cosa vuoi che sia mai un colpo sul freno? Ne ha viste troppe, ormai, per stupirsi ancora. Andrea Mandorlini è un vecchio lupo di mare, che fiuta il vento, scruta l'orizzonte e non lo vede così scuro come pure glielo stanno dipingendo. Sarà che lui ci crede, sarà che, come dice spesso, «questa squadra gli è entrata dentro». Sarà che la strada è lunga «e se ci fermiamo a piangerci addosso per due pareggi che dovevano essere vittorie, siamo a posto». Dice dovevano, non potevano, attenzione.
«Dico "dovevano", perchè è così, c'è poco da stare a discutere. Non andiamo oltre, ma di sicuro, nelle ultime partite, gli episodi che potevano girare le cose a nostro favore, le hanno girate contro. La realtà è questa, poi ognuno pensi quello che vuole».

E a parte questo?
«A parte questo è chiaro che quando non vinci, qualcosa perdi, a livello di convinzione, di fiducia in te stesso. Può essere questo, ad essere cambiato in queste ultime partite. Delle quali, tra l'altro, penso si sia sbagliata soltanto quella col Torino».

Il problema può essere psicologico, allora?
«No, non deve diventarlo. Non c'è nessun contraccolpo, perchè mai dovrebbe esserci? Non eravamo dei fenomeni prima, non siamo da buttar via adesso. Siamo la stessa squadra, con le sue caratteristiche, buone e meno buone, i suoi pregi e i suoi difetti. Ma ce la giochiamo con tutti, questo è sicuro».

Può essere che fosse, come dire, programmata una partenza sprint e che oggi i valori si siano livellati?
«Non esiste una squadra che parta con l'idea di andare fortissimo all'inizio, non era questa l'intenzione. Vero, abbiamo fatto bene già dalla Coppa, ma non credo proprio sia una questione atletica».

Che cosa manca, allora?
«Il Verona è questo, con le sue qualità, le sue caratteristiche. Siamo una squadra che deve lavorare tanto, per raccogliere.Magarui altri, finora, hanno lavorato meno e raccolto di più, ma chi vive di calcio sa che ci sono questi momenti. Magari, tra una settimana saremo qui a dire che abbiamo raccolto più di quanto seminato. Oggi non è così e non solo per colpa nostra».

La lingua batte...
«Sì, ma non cerco alibi, non m'interessa. Dico solo la verità. Uno guarda la classifica e dice: però, il Verona è lì a mezza strada, quando un mese fa era agganciato al carro dei play off. Non vuol dire niente, andiamo a vedere come ci siamo sganciati...».

Andiamo a vedere...
«A Gubbio, ci stava un rigore per noi, con la Nocerina pure. Datemeli e poi ne riparliamo. Invece di 13 punti, magari, saremmo a 17 e staremmo qui a parlare di un'altra storia e di un altro campionato».

Che cosa ha detto finora questa serie B?
«Più o meno quello che ci si poteva aspettare. C'è grande equilibrio, a parte il Toro, una classifica corta, dove bastano due partite giuste per ritrovarti in alto e un filotto negativo per essere a metà strada. Devi sempre essere sul pezzo, non mollare mai, crederci. Ma questa squadra ci crede, lo so».

Da dove questa sicurezza?
«Ricordiamoci quando sono arrivato, un anno fa. Non si vinceva mai, tanti pareggi, anche quando meritavamo di vincere. Poi ne siamo usciti, tutti assieme, lavorando, giorno per giorno, partita per partita. Succederà così anche stavolta. Chi l'avrebbe detto, un anno fa, che saremmo arrivati a raggiungere subito l'obiettivo?».

Se dovesse... acquistare qualche qualità, oggi?
«Mah, direi la concretezza, un po' più di cattiveria. L'ho detto, oggi lavoriamo tantissimo, non sempre quello che poi raccogliamo è proporsionato. Altrimenti, quattro-cinque punti in più li avremmo di sicuro».

E che cosa invece, dà certezza?
«Il fatto di essere sempre stati squadra, anche nei momenti meno facili. C'è un'identità, c'è un'idea, si vede da tante cose, da come stai in campo, da come ti muovi, da come te la giochi. Poi, può anche non arrivare il risultato, ma il Verona questa sensazione l'ha sempre data e per un allenatore è una risposta importante».

Ancora ci si chiede, quale può essere l'obiettivo del Verona?
«Siamo appena arrivati, in B, non dobbiamo avere fretta. Solo il tempo, il lavoro, la pazienza, ti aiutano a crescere e a farlo in modo equilibrato. I risultati non arrivano mai per caso, c'è sempre un segreto, una spiegazione. L'obiettivo? Per come sono io, sogno un campionato da protagonisti, poi vediamo fin dove possiamo arrivare».

Il Verona sta rispettando la tabella di marcia?
«Sì, per come ha giocato, per quello che potevo aspettarmi, sì. Non parlo di punti, di quello ho già detto e non sono nè presuntuoso, nè visionario. Qualcosa ci manca, ma io sono convinto che ce lo andremo a riprendere presto».
Raffaele Tomelleri

«Non so perché ma mi sa che diamo fastidio»
LO SFOGO. Nell'analisi del tecnico ci sono gli apprezzamenti per il Verona e per gli ospiti ma, soprattutto, l'ennesima bocciatura riservata all'arbitro
Mandorlini mastica ancora amaro: «Clamoroso il fallo su Juanito al 90' Paghiamo di nuovo colpe non solo nostre. Succedono cose strane...»

22/10/2011
«Ho l'impressione che diamo fastidio. Forse sono io che do fastidio. A chi? Francamente non so. Di certo abbiamo provato a vincere la partia ma anche stavolta non è capitato. E non soltanto per demeriti nostri. Succedono cose strane, troppe cose strane...»: Andrea Mandorlini non urla ma manda messaggi chiari.
Non usa perifrasi, non si aggrappa ai giri di parole.
Parla con grande lucidità per mettere un altro arbitro nel mirino: «Ho rivisto il fallo su Juanito nel finale», racconta. «Non fischiarlo è roba difficile da credere ma è così», ripete con lo sguardo fisso.

CONSUETUDINI. E una crescente punta di malessere: «Noi ci mettiamo nel nostro, qualche errore lo commettiamo ma ci sono altre cose. Tante cose strane... Diamo fastidio sì, io comincio a pensare che sia così ma non capisco perché: questa è una squadra che porta gente allo stadio, tifosi, un certo modo di giocare, entusiasmo. Ci sono cose che non sono chiare. E quando certe situazioni diventano una consuetudine inizia a dare davvero fastidio».
Gli si fa notare che la fase difensiva ha mostrato ancora una volta qualche bella crepa.
E che l'errore sul rigore fischiato a Farias è stato grave. Come è stato plateale il fallo: «Anche quello su Juanito era plateale. E sarebbe stato pure decisivo visto che il fallo l'ha preso oltre il novantesimo», replica il tecnico gialloblù. «Le proteste di Ferrari? Lasciamo stare. Quello era un cinquanta e cinquanta, ma quello su Juanito...».

BUONA GARA. Esaurita la parentesi arbitrale Mandorlini prova a rileggere l'andamento della partita: «Due punti persi? Uno guadagnato? È sempre difficile rispondere. Per me abbiamo fatto una buona gara, sono contento», rivela. «Esposito? Pugliese? Hanno fatto bene, sono contento anche della loro prova. Certo che resta un po' di rammarico per una vittoria che poteva venire e invece non è arrivata» ma «va detto che a un certo punto era diventato complicato anche riprendersi il pareggio. Diciamo che va bene così...».
Il calcione rifilato a Gomez a tempo quasi scaduto gli rimbalza nel cranio. È un'ossessione da dribblare: «Parliamo di calcio», riprende il tecnico. «Ho visto tante risposte positive dai miei. La squadra ha fatto tante cose buone soprattutto nell'ultima mezz'ora. Grande pressione, grandi situazioni di gioco anche se qualcosa dovevi concedere loro in contropiede. Sapevamo che sono bravi in questo. Però nel finale abbiamo creato, abbiamo avuto occasioni. La squadra voleva vincere a tutti i costi ma per l'ennesima volta qualcun altro non ce l'ha permesso».
Quanto al primo tempo «è andato così così», ammette l'allenatore scaligero. «Abbiamo avuto quattro, cinque situazioni per poter essere pericolosi, anticipato qualche movimento sui fuorigioco. Però non puoi vincere la partita dopo due minuti. Certe volte serve anche un po' di pazienza».

UN ALTRO PASSO. Nella ripresa i momenti più intensi: «La gara è cambiata un po' sul loro calcio di rigore. Lì abbiamo accelerato, abbiamo cambiato un po' il passo. Abbiamo avuto un po' di smarrimento subito dopo lo 0-1 ma l'ingresso di Emanuele Berrettoni ha cambiato la storia. Abbiamo cercato soluzioni diverse, abbiamo provato a chiudere meglio la serata. Nonè andata».
Merito, va sottolineato, anche di una rivale per certi versi sorprendente: «Loro sono stati bravi, è vero. Sono tre, quattro anni che giocano insieme, hanno queste combinazioni e qualche cosa abbiamo subito. Noi però abbiamo un altro gioco, un altro atteggiamento offensivo, un altro tipo di calcio. Ci sta tutto».
Intanto si è chiusa la quinta partita consecutiva senza i tre punti: «Nessun problema. Non è una cosa che ci pesa. Sì, è chiaro che si impara a vincere... vincendo ma non sempre riesce. L'importante è che proseguiamo su quella che è la nostra idea di calcio. Il campionato è ancora lungo».
Francesco Arioli

L'Hellas rinnova l'intesa: Mandorlini fino al 2014
QUESTIONE DI FEELING. Patron Martinelli mette nero su bianco nel segno della continuità. Prolungato di altre due stagioni il contratto in scadenza nel 2012. Il tecnico: «Potendo firmavo a vita. E nel mio programma c'è la Serie A»

12/10/2011
Avanti insieme per altri tre anni, a conferma di un feeling che probabilmente va ben oltre i risultati del campo: l'Hellas Verona e Andrea Mandorlini hanno rinnovato il contratto che legava il club all'allenatore fino al giugno 2014.
La comunicazione, arrivata ieri, di prima mattina, sul sito internet gialloblù, non ha fatto altro che sancire un'intesa già trasparente nei fatti. Un'intesa solida, nata col presidente Giovanni Martinelli prima che con la società di via Torricelli. Un'intesa che offre segnali forti, una polizza sul presente ma soprattutto sul futuro.

...

«Fosse per me avrei firmato a vita», sorride oggi il tecnico. «A parte gli scherzi, abbiamo due anni e mezzo davanti e speriamo di portare a termine il programma che ci siamo proposti. Quale? Beh, per me fare bene a Verona significa riportare il Verona in Serie A. Quello è il posto che gli spetta».
Più chiaro Mandorlini non poteva essere, anche quando ribadisce la totale sintonia con Martinelli: «Sono contento, arcicontento di aver firmato. Per la squadra, per il presidente, per la piazza», spiega ancora. «Sono orgoglioso, onorato, davvero felice».

Soddisfazione, entusiasmo, orgoglio. Quanta acqua è passata sotto i ponti dagli esordi pubblici dell'allenatore.
Riavvolgiamo il nastro allora. Via Torricelli, 9 novembre 2010. L'aria è pesante, il panorama oscuro. L'Hellas, reduce dalla batosta di Salerno - certificata nel gioco prima che nel punteggio - è giustamente preoccupata prima di tutto di mantenere la categoria. Altro che sogni di gloria: la gestione Giannini, anche sfortunata, ha lasciato sul cammino soprattutto detriti.
Lui, Mandorlini, la prende comunque di petto: «A Verona vorrei mettere radici», anticipa nel corso del primo confronto con la stampa. «Riuscirci vorrebbe dire centrare i nostri obiettivi. In passato non sono mai riuscito a legarmi a lungo con un club, ma c'è sempre una prima volta. Abbiamo bisogno di risultato, di continuità, di credibilità. La mia squadra dovrà accelerare, recuperare il terreno perduto, rimettersi in corsa per un ruolo importante nel campionato. Il compito che mi è stato assegnato non mi spaventa. Fossero state rose e fiori, adesso io non sarei qui. Verona è Verona». E poi: «Considero una bestemmia calcistica vedere l'Hellas relegato in Serie C. La promozione? Adesso conteranno solo i fatti».
E i fatti sono già storia. Storia gloriosa edificata su fondamenta non più fragili. E poi la lunga, emozionante, strepitosa cavalcata terminata in B.

Mandorlini non lascia, anzi raddoppia. Ha robusti crediti con la piazza, stima e affetto ricambiati. Ed è ambizioso, con giudizio ma ambizioso. Legittimamente ambizioso.
Davanti ci sono tre anni per infilare l'uscio giusto: la sfida al destino è lanciata.
Francesco Arioli

FONTE: LArena.it


Verona, ESCLUSIVO/ Andrea Mandorlini: “Non bisogna fare drammi, si può perdere col Torino!”
Il Verona è una delle sorprese di questo campionato, con il gioco ha dimostrato di poter far bene. Domenica però i veneti sono incappati in una pesante sconfitta casalinga contro il Torino. Le attenuanti ci sono, di fronte c’era quella che tutti considerano la migliore formazione della Serie B.
E’ intervenuto in ESCLUSIVA per SerieBnews.com Andrea Mandorlini, che ha commentato con noi il momento del suo Verona.
Mister, come commenta questa sconfitta?
“Il Torino ha capitalizzato al massimo ogni occasione che ha avuto. Non c’è altro da dire sono molto più forti di noi e non solo anche di altri. Noi poi non eravamo neanche in grande giornata”.
Non bisogna fare drammi però…
“Assolutamente, nessun dramma e dritti per la nostra strada”.
E sabato si torna in campo.
“Sabato abbiamo un derby molto importante, torniamo in campo e vogliamo regalare soddisfazioni alla nostra gente. Col Torino sono emersi i veri valori e la loro qualità ci è stata purtroppo superiore”.
Matteo Fantozzi

FONTE: SerieBNews.com


Venerdì 07 Ottobre 2011
Mandorlini, dalla Samp alla sfida di domenica col Toro
«Verona, prepariamo la festa alla capolista»

di Gianluca Vighini
VERONA - Ancora rabbia. Anche se attenuata da un’altra prestazione sopra le righe. Un altro arbitro che fa discutere. Dopo Irrati (a Grosseto), Baracani (a Gubbio) è toccato al terzo fischietto toscano di fila sbarrare la strada dell’Hellas. Velotto di Grosseto ha inventato un rigore (il sesto in otto gare per i blucerchiati) a favore della Sampdoria, decisione che il Verona accetta, ma non sommessamente.
Bravi lo stesso. «Ancora una volta - spiega Mandorlini - siamo stati penalizzati da un errore arbitrale. Ma io mi tengo stretta la prestazione. Abbiamo giocato benissimo e devo dire grazie a questi ragazzi che mi danno sempre la massima disponibilità. Chiunque vada in campo è sempre al servizio della squadra».
Aggiunge Maietta. «Non so come possa avere dato un rigore simile. Credo che non dormirò per un paio di notti a ripensarci. Non l’ho nemmeno toccato, Semioli è praticamente inciampato da solo. Se dobbiamo farci sentire? Ci penserà la società di certo non è bello vedere vanificati lavoro e sforzi in questa maniera».
Apprezzati dai tifosi. Mandorlini comunque ha ricevuto tanti applausi. «Lo sento e credo che la gente ci stia apprezzando per questo. Anche con la Samp un pubblico eccezionale ci ha letteralmente trascinato. Credo che i nostri tifosi abbiano lasciato lo stadio contenti anche se è finita in parità, perché noi abbiamo fatto di tutto per vincerla».
Le scelte. Mandorlini insiste nel parlare di squadra e non di singoli. «Non esiste il turn-over. Non è vero che io voglio preparare bene solo le sfide con le grandi. A Gubbio volevo vincere, quei due punti mi mancano e mi bruciano ancora».
Sfida alla capolista. E domenica al Bentegodi (alle 15) c’è lo scoglio Torino, la più dura delle gare di questa settimana terribile. «La prepararemo come sempre. Ci vuole testa e grinta per affrontare un avversario così. Ci faremo trovare pronti. Come sempre», chiude l’allenatore scaligero. Ieri intanto la squadra è tornata al lavoro a Sandrà. Solo esercizi di scarico. Da oggi si prepara seriamente la sfida con la capolista. (ass)

FONTE: Leggo.it


HELLAS VERONA
Hellas Verona, Mandorlini: "Il rigore per la Samp? Come quelli di Gubbio e Grosseto..."
06.10.2011 01:38 di Martina Forciniti
E' un Mandorlini sereno e soddisfatto quello che si presenta in sala stampa subito dopo l'incontro che ha visto gli scaligeri affrontare la Samp in una partita in cui l'Hellas avrebbe meritato qualcosa in più. "Siamo molto contenti. Abbiamo fatto una buonissima partita e avremmo meritato di vincere però siamo soddisfatti della crescita della squadra. Il nostro rammarico sta nel fatto che ci mancano dei punti che, purtroppo, non tornano più, punti meritati che ci sono stati tolti per episodi molto dubbi."

Sull'episodio del rigore concesso ai blucerchiati: "La gamba di Maietta non è mai stata a contatto con quella di Semioli, lui era già in volo. E' un rigore inventato, così come inventati erano quelli di Gubbio e Grosseto. Ma tralasciando tutto per quanto riguarda la gara di stasera sono davvero molto molto contento."

Riguardo alla prossima sfida di domenica contro la capolista Torino, Mandorlini ammette: "Sarà difficile, infatti sono molto preoccupato. E' una squadra molto diversa da noi, più preparata e pronta. Faremo qualcosa per cambiare un pò."

Sugli avversari: "La Samp ha fatto una buona gara, abbiamo fatto meglio noi ma non sempre chi fa meglio vince. Se c'è una cosa che non mi ha soddisfatto stasera è il risultato, per il resto grande gara da parte di tutti. La squadra ha risposto e di questo sono contento, ma di certo i ragazzi avrebbero meritato un pò di soddisfazione in più."

FONTE: TuttoB.com


Mandorlini e «quella cattiveria che non c'è»
PARLA L'ALLENATORE. Il tecnico analizza il match, confessa rimpianti per l'occasione sprecata e non manca di lanciare qualche frecciata per alcuni fischi discutibili
«Dovevamo chiuderla e noi non ci siamo riusciti. E' colpa nostra, in certi casi devi essere più cinico... L'arbitro? Non serve parlarne...»

02/10/2011
Bruno Fabris
GUBBIO
I punti sono sempre importanti, pochi o tanti.
Uno in trasferta contro una squadra in difficoltà come il Gubbio, l'allenatore del Verona Andrea Mandorlini se lo porta a casa senza fare troppo lo schizzinoso. Ma non si nasconde che «forse potevamo fare molto di più».
Sullo sfondo il triplo impegno settimanale che porterà l'Hellas a giocare mercoledì con la Sampdoria e domenica con il Torino che ha influenzato scelte tecniche, tattiche ed agonistiche.

Qualcuno ha fatto dei calcoli pensando ai tanti impegni di questa settimana?
«Io no. Ho il sospetto che qualche giocatore invece li abbia fatti. Eravamo padroni della partita e non siamo riusciti a chiuderla con una vittoria».
Un punto guadagnato o due punti persi?
«I punti contano sempre. Certo è che quando non chiudi partite come questa con il Gubbio il rammarico è tanto».
Soprattutto per come il pareggio è arrivato: un errore difensivo di Cangi davvero evitabile.
«Mah… l'errore forse l'ha commesso anche qualcun altro (il riferimento è all'arbitro, ndr) e non solamente in quell'occasione. Inutile lamentarsi ora: però se c'era una squadra che doveva vincere oggi era il Verona».
Si sta specializzando a sorprendere tutti con le formazioni, sempre diverse da quelle previste in sala stampa…
«Non c'è nessuna voglia di stupire. Anzi. Abbiamo davanti una settimana difficile, con altri due impegni ravvicinati e c'è bisogno dell'apporto di tutti. Mi è sembrato logico schierare una formazione utile per oggi ma anche in prospettiva futura».
Scelte azzeccate?
«Qualcuna sì, qualcuna meno. Ma mi interessa più la prova del collettivo. E, lo ripeto, avremmo meritato di vincere».
Deluso?
«Inutile recriminare. Dobbiamo prendercela con noi setssi che non siamo riusciti a chiudere il match».
Anche perché i cambi in corso d'opera non hanno dato i risultati sperati.
«È vero. Non hanno inciso molto. O, almeno, come speravo e come ci è capitato altre volte. Però fa parte del gioco e lo accettiamo».
Mercoledì c'è la Samp, domenica il Torino: due partite che diranno quale campionato può giocare il Verona?
«Sappiamo già che campionato fare. Siamo alla settima partita, alla decima se pensiamo alla Coppa Italia. A questo punto dobbiamo solo pensare a migliorare, match dopo match. E giocarcela su tutti i campi. Come è successo oggi a Gubbio».
Però resta l'amaro in bocca per quei due punti lasciati.
«Per i punti no. Per non essere stati più cattivi, invece, sì. Diciamo per non essere stati più consapevoli dei nostri mezzi».
Giudizio finale?
«Non abbiamo fatto benissimo, anche perché loro nell'ultimo quarto d'ora erano sulle gambe».
L'impressione è che il Verona soffra più le squadre inferiori, che magari la mettono sull'agonismo.
«Il Verona soffre se non gioca come sa. In quel caso soffre con tutti. E poi ci sono gli errori e il fatto che non sempre riusciamo a giocare tutta la gara con la stessa intensità».
Rammarico anche per qualche decisione arbitrale?
«Sì. Soprattutto per quella che è stata presa all'ultimo minuto. Maietta è stato scalciato da dietro in maniera netta. Ma non siamo abituati a discutere quanto decide l'arbitro. Quindi va bene così».

FONTE: LArena.it


Verona, ESCLUSIVO/ Andrea Mandorlini: “Possiamo ancora migliorare. Col Padova grande partita!”
L’Hellas Verona è tornato in Serie B dopo diversi anni di assenza, ora per i gialloblu l’occasione per recuperare il tempo perso. In campo gli uomin di Andrea Mandorlini hanno dimostrato di poter dire la loro.
E’ intervenuto in ESCLUSIVA per SerieBnews.com lo stesso Mandorlini, che ha commentato con noi questo inizio di campionato.

Mister, è soddisfatto dell’inizio della sua squadra?
“Sono abbastanza soddisfatto, certo potevamo fare qualcosa di più ma l’approccio è stato quello giusto. Ci accontentiamo per il momento e puntiamo a crescere ancora”.
Come gestite il fatto di ritornare in B dopo diversi anni di fronte a una piazza molto importante?
“L’entusiasmo dei ragazzi sarà fondamentale. Dobbiamo calarci in questa realtà e farlo in fretta. Alcuni giocatori non avevano mai giocato in questa categoria, ma stanno crescendo bene”.
Sono però arrivati dal mercato diversi ragazzi d’esperienza…
“Sì, abbiamo preso giocatori d’esperienza come Bjelanovic, Mareco e altri con diverse presenze in questa categoria. Ma puntavamo a rinnovare un gruppo che aveva fatto molto bene lo scorso anno”.
Con il Padova avete giocato un grande partita, sfruttando le vostre capacità sugli esterni per allargare la difesa avversaria e infilarvi negli spazi. Questo è il modo in cui volete affrontare le partite?
“Ogni gara è una storia a sé. Col Padova abbiamo giocato così, ma sappiamo anche interpretare le partite in modo diverso. Abbiamo molti cambi, siamo in tanti, e quindi ci sono possibilità di giocare in modi diversi e con svariati moduli”.
Matteo Fantozzi

FONTE: SerieBNews.com


«Ci mancano punti. Giocando così li rifaremo»
L'INTERVISTA AL TECNICO GIALLOBLÙ. Mandorlini si rammarica della vittoria «meritata ma sfumata». La squadra gli è piaciuta: «Ma noi puntiamo sempre al risultato». Il faccia a faccia con Cutolo? «Io qualcosa gli ho detto, lui qualcosa ha risposto. L'arbitro ha deciso di cacciare il pesce più grosso»
17/09/2011
Finisce con un doppio rammarico ed una piccola consolazione la serata-derby di Andrea Mandorlini. Il primo: «Se avessi giocato, Cutolo lo avrei visto meglio. Purtroppo non gioco più...». Il secondo: «Avremmo meritato davvero di più, per quanto fatto e per aver messo alle corde una squadra costruita per vincere il campionato». Il rovescio dolce della medaglia: «Se proprio dovevo pareggiare una partita, meglio farlo contro il Padova, dove ho lasciato molti amici. Certo: adesso ne ho di più a Verona...». Il primo commento, però, non può non essere per quanto successo dopo l'1-1 di Cutolo. «Che devo dire? Credo che ci sia modo e modo di esultare», sottolinea il tecnico. «Magari vai sotto la tua curva e non fai gesti verso i tifosi avversari. E vero: qualcosa gli ho detto a Cutolo; e lui qualcosa ha risposto. L'arbitro ha deciso di punire il pesce più grosso ed io sono uscito. Ma resta la grande partita che abbiamo fatto. Ed io sono contento anche così».

Gran primo tempo del Verona, poi il calo nella ripresa.
«Vero. Ma quando corri molto qualcosa paghi. Gli esterni avevano speso tanto e non riuscivamo più ad essere alti sulle fasce come volevamo».

Segnali preoccupanti?
«No. Quella di stasera era la settima partita, quindi era logico che qualche tossina fisica venisse fuori».

Questo il motivo di alcune scelte di formazione, con Ceccarelli e Ferrari in panchina?
«Certo. A Grosseto avevamo finito un po' sulle gambe ed ho deciso di modificare qualcosa. Questo non vuol dire che abbiamo cambiato l'idea di gioco o la voglia di fare. Anzi. La squadra, anche se con quattro giocatori nuovi, si è mossa bene e ha dato molto».

I cambi in corso d'opera non hanno modificato il modulo: sarà sempre questo?
«No, assolutamente. Tutto dipenderà dalle partite che andremo a giocare e dalle squadre che avremo di fronte. Contro il Padova avevamo scelto di giocare così e sapevamo che i due esterni avrebbero pagato di più: per questo li ho sostituiti. E Bjelanovic non aveva più di un'ora di autonomia. La partita poteva anche richiedere altre soluzioni in corsa, ma avevamo più o meno programmato questi tre cambi».

Bjelanovic era più immobile: una classica boa. Ferrari ha dato più profondità...
«È vero che Bjelanovic è più boa di Ferrari, ma stasera ha attaccato gli spazi anche lui. La verità è che avevamo deciso di forzare più sulle fasce e Bjelanovic ci permetteva di sfruttare meglio questo tipo di giocate. L'avevamo preparata così ed il rammarico è di aver creato molto ma ricavato poco».

Più felice per il gioco o più rammaricato per i due punti persi?
«Non ho dubbi: noi giochiamo per il risultato. E se non arriva, soprattutto quando come stasera giochiamo bene, il dispiacere c'è. Al Verona, finora, mancano dei punti. Quelli non arrivati col Pescara e col Grosseto, ad esempio. Ed ora dobbiamo andare a prenderceli altrove. La mentalità giusta è quella vista stasera contro una squadra che ha altri obiettivi rispetto ai nostri».
Bruno Fabris

Mandorlini: «La strada è quella giusta. Ma serve più cattiveria...»
ANDREA MANDORLINI
01/09/2011
La sua vittoria. La vittoria di tutti. Nel caldo Sud il Verona si è affidato ai pensieri di ghiaccio di Andrea Mandorlini. Il Verona ha rischiato, ha lottato, ha sofferto. Si è preso quello che voleva. Pagando, forse, troppo pesantemente nell'unica vera sbavatura della partita. Ma di questi tempi va così. Devi saper soffrire. Mandorlini ha passato una mano sopra i capelli. Una, due, tante volte. Ed ha catturato il pensiero giusto. Istintivo, quanto basta, per tenere vivo il suo Hellas. Per farlo respirare, per farlo accelerare. E colpire al momento giusto. L'uomo di ghiaccio, tra l'altro, ha visto andare in gol l'uomo arrivato dai ghiacci: Emil Hallfredsson. Bella soddisfazione davvero per un Hellas che mette in cassaforte i primi tre punti della stagione. Raccoglie, festeggia. Ma lo fa mantenendo i toni bassi. Del resto, siamo appena all'inizio di una storia lunga, per certi versi senza fine. Ci sarà da sbuffare. Molto spesso da stringere i denti. Ma il mercato, con i suoi ultimi botti, potrebbe portare sollievo ad una squadra che deve ancora conoscere le proprie potenzialità. Resta il ricordo felice di una notte di mezz'estate.

Mandorlini, i primi tre punti della stagione rilanciano il Verona?
"E' stata una vittoria importante, per nulla scontata, ottenuta su un campo difficile contro un avversario che proprio come noi aveva voglia di muovere la classifica. Ma da parte dei miei ragazzi ho visto tanta determinazione e voglia di arrivare a tutti i costi al risultato".
Le sbavature sono state poche, ma anche stavolta il Verona ha pagato caro il primo errore
"Se proprio dobbiamo trovare un neo a questa partita, potevamo essere più cinici al momento giusto. Abbiamo creato le possibilità per chiudere definitivamente l'incontro, ma non siamo riusciti a concretizzarlo. Così facendo, la partita è stata in bilico fino agli istanti finali. Ripeto: mi è piaciuto il carattere della squadra che ha saputo rispondere con maturità alle sollecitazioni che arrivavano dall'incontro".
In campo si è visto un Verona modificato sul piano tattico.
Cosa l'ha spinta a cambiare?
"In verità abbiamo cambiato poco. Ho cercato di sposare al meglio le caratteristiche dei giocatori che ho utilizzato con il modulo scelto per affrontare lo Juve Stabia. Mi è piaciuto Galli per come ha interpretato il ruolo, ma a tutti là davanti ho chiesto grande propensione alla mobilità ed al sacrificio".
Quali spunti le fornisce questa vittoria?
"Bisogna cercare sempre di migliorare le nostre prestazioni. Questo è un campionato severo che concede poche possibilità di errore. Ma sono convinto di disporre di una squadra di spessore, anche perché vincere su questo campo è stata una grande prova di maturità. Il nostro avversario, pur mancando di alcune pedine importanti, non ha mai smesso di impegnarci a fondo. Credo che questo sia un segnale del campionato che ci aspetta: lungo, logorante e difficile. Ma il Verona dovrà andare sempre dritto per la sua strada".
Appunti di viaggio?
"Potevamo sfruttare meglio le ripartenze ed essere più precisi nell'ultimo passaggio. E poi, come già detto, quando capita l'occasione buona diventa fondamentale non sbagliare sotto porta".
Forse se l'aspettava, ma ancora una volta le hanno chiesto di commentare le frasi scandite alla presentazione del Verona che hanno generato una polemica senza fine…
"Ed io ribadisco ancora una volta che quelle erano parole localizzate in un contesto di festa ed utilizzate con scopo puramente goliardico. Non c'era, nè poteva esserci, nessun'altra intenzione. Ma credo che su questo tema si abbia avuto modo di discutere già molto. Parliamo di calcio, che è meglio...».

FONTE: LArena.it


PRIMO PIANO
Hellas Verona, Mandorlini: "Vorrei fermare il tempo"
25.08.2011 20:02
"Se ci fosse la possibilità vorrei fermare il tempo. Ma so che non è possibile. Quello che sto vivendo qui è indescrivibile, non mi è mai capitato da nessuna parte. Sono tranquillo perchè vedo che l'entusiasmo è dilagante, questa gente merita grandi soddisfazioni dopo gli anni di purgatorio. Vogliamo regalare a Verona altre gioie". Così Andrea Mandorlini alla vigilia dell'esordio in campionato contro il Pescara.

Il tecnico ravennate parla di Zeman come un maestro della fase offensiva: "Tutti sanno quali sono le prerogative di Zeman. L'ho affrontato tanto tempo fa quando allenavo l'Atalanta e lui il Lecce. Un allenatore esperto, per molti un maestro. Dovremo curare molto bene l'aspetto difensivo, i campionati e le partite si vincono soprattutto quando si subisce poco".

FONTE: TGGialloblu.it


«Questa è la squadra che piace al presidente, a me, ai nostri tifosi...»
ANDREA MANDORLINI
21/08/2011
Ormai è diventato una «bestia nera» per le sue ex. Una settimana fa ha eliminato il Vicenza, ieri ha battuto anche il Sassuolo, due squadre che Andrea Mandorlini aveva allenato qualche anno fa. «Ma non inseguo rivincite personali - taglia corto il mister gialloblù - adesso penso solo alla vittoria del Verona, conta il risultato della squadra, tutto il resto non c'entra nulla».

Una partita incredibile...
«In effetti ci sono state tante emozioni, non è facile vedere tanti gol in una partita. Vuol dire che le due squadre si sono affrontate a viso aperto, hanno sempre cercato di vincere, senza risparmiarsi».
Una squadra che non ha mai mollato anche nei supplementari...
«Non è facile giocare 120 minuti con questo caldo, praticamente siamo ancora in preparazione, i carichi di lavoro si fanno sentire sui muscoli ma questi ragazzi ancora una volta hanno dimostrato un carattere incredibile».
Tre volte sotto, tre volte pari...
«Ormai non è una novità, questa squadra sta continuando sulla strada che ha già percorso nell'ultimo campionato. Mi parlano di orgoglio Hellas, questo è l'orgoglio che vorrei sempre vedere in campo, il carattere che piace alla gente, al presidente, ai tifosi».
E adesso?
«Bisogna accantonare la Coppa. Godiamoci questa vittoria fino a domani poi torniamo a lavorare. Riparleremo di Coppa a novembre, ora dobbiamo pensare al campionato. Venerdì si parte, sarà una stagione lunga e difficile, dobbiamo farci trovare pronti».
Ma c'è tanto entusiasmo nell'ambiente...
«Lo capisco. La promozione ha portato tanta sicurezza nella squadra e nei tifosi, queste partite di Coppa ci hanno fatto capire che possiamo starci anche noi, che possiamo raggiungere obiettivi importanti, se ci crediamo. Dobbiamo lottare sempre così, consapevoli della nostra forza ma rispettosi dei nostri avversari. Sempre con i piedi per terra».
D'Alessandro ha fatto subito bene?
«Un ragazzo che ha qualità, un investimento importante in prospettiva. È un ragazzo del '91, deve ancora crescere tanto ma si è inserito bene, ha capito che questa è un'occasione importante per lui».
Mancano ancora un paio di pedine per completare l'organico...
«Ne ho parlato con il presidente, i nostri obiettivi sono chiari ma non dobbiamo scoprire le carte e non possiamo alterare gli equilibri del nostro gruppo»

Mandorlini dà la carica: «Vincere, voglio questo»
LA GARA DI STASERA. Il tecnico gialloblù trova al secondo turno un'altra delle sue ex squadre: «Per noi questa manifestazione è importante, non vogliamo certo sottovalutarla». In caso di qualificazione, probabile sfida al Parma
20/08/2011
Dev'essere splendido avere il destino come alleato. Una goduria autentica, con quel passato che ritorna proprio al momento più propizio per prenderlo a schiaffi. Vicenza prima, Sassuolo adesso. Serviti su un piatto d'argento, casuali molle per caricare di adrenalina Andrea Mandorlini, uno che di scariche elettriche ama cibarsi. Ci sarà un motivo per cui il feeling con Verona ha raggiunto cime tanto elevate.

Neanche un regista abbonato agli Oscar avrebbe potuto disegnargli un copione così allettante. Anche se è solo Coppa Italia, accantonata da molti ma non da chi ha fame di calcio come la gente dell'Hellas e il suo grande Generale. E allora ben venga il Sassuolo, anche per uno come Mandorlini che ama poco guardarsi indietro. Stavolta però è diverso, stavolta il percorso della Coppa un mezzo sorriso deve averglielo strappato al di là della montagna di buone risposte che il mister ha infilato nel bagagliaio del pullman dell'Hellas domenica di ritorno dal Menti.

Non ha lasciato un gran ricordo Mandorlini a Vicenza. Ci sta, non sempre puoi accomodare tutto. Meglio una verità di tante mezze bugie. Questione di coerenza. A Sassuolo, tre anni fa, non è andata tanto meglio, con una squadra che per metà stagione ha incantato l'Italia e fatto sognare quegli incalliti romantici che ancora credono alle favole del calcio.

Nel suo Sassuolo c'erano Poli e Andreolli, Zampagna e Noselli. Intelaiatura col marchio di fabbrica, ma da arricchire secondo il suo condottiero. «A gennaio chiesi qualcosa, mi risposero invece che la rosa andava bene così. E col tempo i rapporti si sono rovinati. Siamo stati a lungo in testa, valeva la pena provare ad arrivare fino in fondo. Ma è stata comunque un'annata positiva», racconta ora Mandorlini col tono distaccato proprio di chi già da un pezzo ci ha messo una pietra sopra.

Il Sassuolo adesso è soprattutto una straordinaria occasione per valutare gambe e testa prima del campionato e di un'annata cominciata troppo bene per non continuare sulla stessa direttrice. Una partita da vivere tutta d'un fiato, più eventuali supplementari e rigori. «Voglio vincere», dice chiaro e tondo Mandorlini, sempre più soddisfatto in attesa della prima al Bentegodi col Pescara e di qualche valore aggiunto negli ultimi attimi di mercato. «Voglio vincere» punto e basta, giusto per non lasciare spazio ad altri pensieri. Vincere per imparare a vincere, per continuare a farlo.

«Contenti tutti di aver eliminato il Vicenza, ma attenzione perché il campionato sarà un'altra cosa», è stato l'avvertimento lanciato da Gepy Pugliese subito dopo l'amichevole di Legnago. Parole da veterano, di chi forse ha già capito di che pasta è fatto il nuovo Hellas ma che al tempo stesso non può far correre troppo la fantasia. Piuttosto Pugliese vorrebbe tanto correre senza pensieri, senza una pubalgia che insieme ad un vecchio strappo addominale l'ha costretto a far tappa a Cesenatico, vecchio rifugio per molti infortunati cronici. Anche dell'Hellas. Ventuno i convocati per la vicina Emilia, con Pichlmann fermo per un ginocchio non proprio a posto.

Mandorlini intanto non molla di un millimetro. «Per noi la Coppa è importante, ci teniamo e tenteremo con tutte le nostre a fare più strada possibile», racconta il Generale, determinato quanto basta da darti l'impressione netta che anche stavolta qualcosa di effervescente capiterà. Come a Vicenza. Lo chiedono a gran voce gli 8.654 abbonati che magari già oggi diventeranno diecimila. Lo domanda anche Mandorlini, che guarda caso col suo Sassuolo perse ogni speranza di playoff proprio dopo un pari col Parma, all'ultima di campionato. Agli spareggi ci andò il Grosseto. Forse non è un caso che al terzo turno il Verona, vincendo, affronterebbe una fra Parma e Grosseto. Non può essere una fatalità. Anche stavolta, d'accordo con Mandorlini, il destino deve averci messo lo zampino.
Alessandro De Pietro

«Non cercavo rivincite ma sono molto contento per giocatori e tifosi»
ANDREA MANDORLINI
15/08/2011
Saltella in mezzo al campo dopo la rete di Hallfredsson. Lì Andrea Mandorlini capisce che il suo Verona ha vinto il derby di Coppa con il Vicenza. Alla fine, però, non risponde ai cori della Curva gialloblù in trasferta al Menti e si rifugia negli spogliatoi. «Non volevo alimentare altre polemiche - dichiara il tecnico dell'Hellas - non mi sono lasciato bene con i tifosi biancorossi, non potevo infiammare la piazza. I nostri ragazzi ancora una volta sono stati splendidi, festeggerò con loro al Bentegodi».

Una soddisfazione doppia...
«Sono molto contento, abbiamo vinto il derby e passato il turno in Coppa Italia ma, credetemi, non cercavo rivincite personali. Ho capito con il tempo che non serve a nulla. Neò calcio la rivalità è normale, quella tra Verona e Vicenza è molto sentita, non serve a nulla alimentare altre tensioni. Però sono soddisfatto per questo successo, soprattutto per i ragazzi, per i nostri dirigenti, per i tifosi».
Una lezione di calcio?
«Abbiamo fatto una buona partita ma non sottovalutiamo la prova del Vicenza. I biancorossi sono partiti bene, nei primi minuti ci hanno aggredito, ci hanno tenuti sempre molto bassi, non potevamo ripartire. Ma noi abbiamo un grande equilibrio, l'abbiamo dimostrato anche nell'ultima stagione, quando abbiamo strappato risultati importanti in campi difficili».
Il gol ha cambiato tutto...
«La rete di Abbate è arrivata al momento giusto. Cinici e fortunati? Non direi, abbiamo sfruttato bene le occasioni che abbiamo avuto. Senza dimenticare che dopo il gol del vantaggio abbiamo tenuto il campo con grande autorità, siamo arrivati al raddoppio ma potevamo segnare ancora».
Al primo test di B, squadra promossa...
«L'Hellas aveva fatto bene anche con la Sampdoria, una vera e propria corazzata. In effetti, però, quella era un'amichevole, questa è una partita diversa, con un traguardo da tagliare, un obiettivo da raggiungere. Ero curioso di vedere come reagiva la squadra, ho avuto risposte importanti».
Che campionato sarà per il Verona?
«Non posso dirlo adesso, ci sono ancora due settimane davanti prima dell'esordio. Stiamo lavorando bene, vedremo. Sì, è vero, nelle stagioni passate altre squadre promosse dalla C sono andate in A ma in questo momento dobbiamo stare con i piedi per terra».
Le favorite per la promozione?
«Sampdoria e Padova, lo dicono un po' tutti. Sono squadre che hanno investito molto e hanno giocatori di grande qualità».

FONTE: LArena.it

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Sito stùfo? ...Ma proprio sgionfo? Bon! lora rilàsate n'attimo co' 'stì zugheti da bar dei bèi tempi: ghè PACMAN, ghè SPACE INVADERS, ghè SUPER MARIO BROS e tanti altri! Bòn divertimento ;o)

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